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02 - Gli aggregati monetari

Che cos'è l'offerta di moneta? Cosa si intende per "moneta"? Solo le banconote? E i conti correnti? E le obbligazioni a breve? Ci sono forme diverse di "moneta", convenzionalmente raggruppate nei cosiddetti "aggregati monetari".

Definire che cos’è la moneta non è affatto ovvio. Soprattutto quando si parla di “offerta di moneta“, intendendo la quantità di moneta a disposizione degli operatori di un certo sistema economico in un dato istante, occorre sempre precisare quali attività si comprendono e quali invece vengono escluse. Infatti, mentre è chiaro che le banconote e le monete rientrano nella definizione di “moneta”, già per quanto riguarda assegni e conti correnti, travellers’ cheque e altri strumenti finanziari le cose si complicano. Occorre quindi considerare che esistono diverse forme di moneta con caratteristiche differenti. In particolare, ciò che varia di intensità è la liquidità, intesa come capacità di un dato strumento finanziario di essere convertito in banconote rapidamente e senza costi.

Gli economisti sono quindi soliti raggruppare la moneta e i suoi simili nei cosiddetti “aggregati monetari“, cioè degli insiemi di attività patrimoniali caratterizzati da un grado via via decrescente di liquidità. Questi aggregati vengono normalmente indicati con le sigle M1, M2 ed M3. Ci si riferisce invece a M0 come alla cosiddetta base monetaria. Vediamo di capire meglio di cosa si tratta.

Con M0, la “base monetaria“, si intende la somma di tutte le banconote e le monete metalliche (cioè tutto il circolante) esistente nel sistema economico, compreso quel circolante che è tenuto dalle banche come forma di riserva. Pertanto si dice che M0 è composto dalla somma del circolante detenuto dal pubblico più le riserve detenute dalle banche commerciali. In formule, M0 = Circolante + Riserve.

Con M1 si intende invece la somma di tutto il circolante (monete e banconote) più i depositi a vista, cioè i depositi bancari pagabili su richiesta (es. conti correnti). M1 è l’aggregato più liquido (escluso ovviamente M0), cioè quello comprendente quelle forme di attività immediatamente “spendibili” (si pensi ad esempio alla possibilità di pagare con carta bancomat un acquisto al supermercato). I depositi a vista hanno tre principali caratteristiche: possono essere rapidamente convertiti in contante dalla banca emittente; possono essere trasferiti con assegni o bonifici; pagano un tasso di interesse prossimo a zero. Quindi, M1 = Circolante + Depositi a vista.

Nella definizione di M2, invece, rientrano anche delle attività che sono meno liquide dei conti correnti. M2, infatti, è composto da M1 (cioè circolante più depositi a vista) più i depositi a risparmio a breve termine (fino a 2 anni). Si comprende già che questo aggregato, più ampio di M1, è anche meno “liquido”. M2 = M1 + depositi a breve.

Infine, il terzo aggregato, M3 si caratterizza per l’aggiungere ad M2 tutta una serie di attività finanziarie ancora meno liquide, come ad esempio alcune operazioni di pronti contro termine, obbligazioni con scadenza originaria inferiore a 2 anni e i titoli del mercato monetario.

Normalmente la Banca Centrale, con gli interventi di politica monetaria modifica soprattutto M0 (base monetaria), provocando una successione di cambiamenti (cfr. il cosiddetto moltiplicatore dei depositi) anche negli altri aggregati monetari.

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