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06 - Exchange-rate Tarageting

Oltre all'"Inflation Targeting" e al "Monetary Targeting", esiste un terzo modello di azione della Banca Centrale, definito "Exchange-rate Trageting" e fondato su riferimenti al tasso di cambio.

La Banca Centrale, cioè l’autorità monetaria, ha come
obiettivo finale la stabilità dei prezzi nel sistema economico. Tale
obiettivo finale può essere perseguito tramite due tipologie di strategia:
diretta o indiretta
. Mentre la strategia di azione diretta viene normalmente
identificata come “inflation targeting”, quella indiretta può assumere
nomi differenti a seconda di quali obiettivi e strumenti intermedi si utilizzano
per perseguire l’obiettivo finale. Uno degli strumenti più comunemente
utilizzati è il controllo degli aggregati monetari e pertanto la
strategia di azione indiretta fondata sul controllo degli aggregati monetari
viene normalmente identificata come “monetary targeting”.
Un’altra strategia, sempre di tipo indiretto, è denominata “exchange-rate
targeting”
.

 

Questa strategia è di tipo indiretto in quanto mira a
mantenere la stabilità dei prezzi attraverso il controllo del tasso di cambio
(”exchange-rate”). In concreto, la Banca Centrale che adotta questo tipo di
comportamento dichiara ufficialmente una parità (un valore oppure un corridoio,
cioè un valore massimo ed uno minimo all’interno del quale fare oscillare il
tasso) che intende mantenere con un’altra valuta o con un paniere di valute
straniere. Ogni volta che il tasso di cambio si allontana dal valore annunciato
o esce dal corridoio, la Banca Centrale si impegna ad intervenire per riportarlo
entro i limiti.

 

Per comprendere le ragioni di questo tipo di comportamento
occorre considerare gli effetti che le variazioni del tasso di cambio hanno
sull’economia
. In primo luogo, una variazione del valore della propria
moneta ha un effetto diretto sull’inflazione in quanto modifica il costo
dei beni importati in termini di valuta nazionale. Infatti, se per esempio
un’automobile della Ford importata dagli USA costa 10.000 USD (dollari
statunitensi) ed il tasso di cambio USD/Euro è pari a 1,20 Euro per ogni
dollaro, un italiano pagherà la vettura 12.000 Euro (10.000 x 1,20). Se però
l’Euro si apprezza, cioè il tasso di cambio aumenta, passando per esempio a
1,30, la stessa vettura costerà agli europei 13.000 Euro (10.000 x 1,30), cioè
1.000 Euro in più. Il prezzo in Italia della stessa vettura è quindi aumentato
di circa l’8%.

 

Un secondo effetto (questa volta indiretto)
della variazione del tasso di cambio sull’economia nazionale riguarda la
domanda aggregata
. Infatti, variazioni del tasso di cambio portano a
variazioni delle esportazioni e delle importazioni, che sono
componenti della domanda aggregata. E’ quindi evidente che variazioni del cambio
portano a variazioni della domanda aggregata e, quindi, a probabili variazioni
della produzione e del livello dei prezzi.

 

I problemi principali di questo tipo di strategia basata sul
controllo del tasso di cambio sono due:

1. il venir meno dell’autonomia della politica
monetaria del paese, che è sostanzialmente “costretta” ad intervenire in
funzione di variazioni nei tassi di cambio;

2. la possibile trasmissione di shock in un paese
straniero anche a livello nazionale. Se il paese a cui è legata la nostra valuta
subisce un forte shock esogeno, è probabile che il suo tasso di cambio subisca
pesanti modifiche. In tal caso, perseguendo una strategia di “exchange rate
targeting” si corre il rischio di trasmettere la crisi anche all’interno del
nostro paese.

 

In definitiva, questo tipo di strategia finisce per non
essere più molto adottato, se non in alcuni paesi in via di sviluppo o di
recente industrializzazione, che legano la propria valuta a valute straniere
considerate particolarmente stabili e “forti” (quali il dollaro).

 

 

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