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Le imposte specifiche e "ad valorem"

Le imposte prevedono un presupposto, una base imponibile ed una aliquota. A seconda del rapporto tra questi tre elementi si distinguono le imposte "ad valorem" da quelle "specifiche".

Le imposte sono prelievi coattivi di denaro senza vincoli di destinazione.

L’Agenzia delle Entrate definisce
l’imposta come: “Parte di ricchezza privata che lo Stato, le regioni e gli enti
locali prelevano coattivamente per far fronte alle spese necessarie al loro
mantenimento e per soddisfare i bisogni pubblici. Dal punto di vista giuridico,
l’Imposta è un’obbligazione che nasce dalla legge e che ha come caratteri
essenziali la coattività e la mancanza di una controprestazione diretta dello
Stato”

L’imposta è fondata su un presupposto,
cioè quella particolare situazione di fatto alla quale la legge ricollega
l’obbligo di pagare l’imposta (es: percepire un certo reddito).

Si dice base imponibile la traduzione in
termini quantitativi del presupposto dell’imposta. Sulla base imponibile si
applica poi una aliquota, cioè la quantità
di base imponibile che deve essere pagata come imposta.

Una prima distinzione può essere fatta tra imposte
ad valorem
e imposte specifiche.

Nelle imposte ad valorem la base
imponibile è definita in termini monetari e l’aliquota è definita come
percentuale della base. Ad esempio, nell’IVA ordinaria, l’aliquota è definita
come il 20% del fatturato, cioè ogni 100 Euro di prodotti acquistati si pagano
20 Euro di imposta. La base imponibile è quindi espressa in termini di Euro e
l’aliquota è una percentuale (qui il 20%) della base imponibile.

Nelle imposte specifiche, invece, la base
imponibile è definita in termini fisici, mentre l’aliquota è espressa in termini
monetari. Ad esempio, una tassa sulla benzina di 0,2 Euro ogni litro, la base
imponibile (la benzina) è misurata in termini fisici (qui i litri), mentre
l’aliquota è espressa in termini monetari (Euro per ogni litro).

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