L’utilità marginale è la variazione dell’utilità totale derivante dal consumo di “dosi” ulteriori di un certo bene.
Partiamo da un esempio. Immaginiamo di aver fatto una lunga corsa e di essere particolarmente assetati. Troviamo una fontanella a cui possiamo bere dell’acqua fresca a piccoli sorsi. Il primo sorso sicuramente ci procurerà un piacere notevole, essendo molto assetati. Anche il secondo sorso ci darà ancora molto piacere. Al terzo sorso, il piacere che otteniamo è sempre elevato, ma sicuramente minore dei primi due sorsi. Il quarto sorso ci darà ancora piacere, ma sempre di meno. E via di seguito. Arriveremo addirittura ad un punto in cui ulteriori sorsi non ci danno più alcun piacere, ma addirittura, se continuassimo a bere, potrebbero procurarci un “fastidio”, cioè ridurre la nostra utilità totale.
Questa è la legge dell’utilità marginale decrescente. Essa afferma che il consumo di quantità successive di un certo bene genera incrementi di utilità progressivamente minori (decrescenti).
L’utilità marginale è quindi anche definibile come l’utilità dell’ultima dose di cui si dispone di un certo bene (per esempio, dell’ultimo bicchiere d’acqua bevuto).
Si noti che l’utilità marginale normalmente è positiva, ma è decrescente. Cioè la variazione dell’utilità totale che ci procura il consumo di “dosi” successive di un certo bene è positiva, ma via via minore.
L’utilità totale quindi aumenta sempre (fino ad un certo livello), ma con incrementi sempre minori. Oltre un certo livello anche l’utilità totale può iniziare addirittura a diminiuire (si pensi al centesimo bicchiere d’acqua che ci procura addirittura fastidio).
Il grafico dell’utilità totale è quello qui a lato. Si nota che l’utilità (rappresentata sull’asse y) aumenta costantemente all’aumentare del consumo di un certo bene (rappresentato sull’asse x), ma con incrementi progressivamente minori.

Francesco Venuti








