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Utilità totale e utilità marginale

L'utilità totale è il livello complessivo di utilità, mentre l'utilità marginale è la variazione dell'utilità totale derivante dal consumo di dosi successive di un bene o servizio.

Variazione infinitesima Le grandezze marginali rivestono una importanza decisamente elevata in economia politica. Il “ragionamento al margine“, infatti, caratterizza in modo evidente l’approccio economico.

Quando si sente parlare di “marginale” ci si deve sempre riferire a “piccolissime variazioni” (variazioni infinitesime). Lo studio “marginale”, infatti, serve per analizzare le dinamiche di certi fenomeni, ipotizzando piccole variazioni delle variabili e osservando quali effetti subiscono le altre grandezze.

Quando si parla di variazione marginale, normalmente, si considerano sempre due grandezze, legate tra loro da una relazione di causa-effetto.

Nel caso dell’utilità, si è soliti distinguere tra utilità totale e utilità marginale.

L’utilità totale è il grado di soddisfazione complessiva che deriva dal consumo di un certo bene.

Per utilità marginale, invece, si intende la variazione dell’utilità totale derivante dal consumo di una dose aggiuntiva di un certo bene. Per esempio, immaginiamo di essere particolarmente assetati. Troviamo una fontanella da cui possiamo bere a piccoli sorsi. L’utilità (cioè la soddisfazione) che ogni sorso ci procura è definita “utilità marginale”. Essa è quindi l’incremento di utilità totale che ogni sorso d’acqua ci procura.

In termini matematici, l’aggettivo marginale è ben rappresentato dal concetto di derivata. La derivata, infatti, è proprio un rapporto tra variazioni (rapporto incrementale) con incrementi infinitesimi.

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