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Lettera degli economisti

Lettera di un gruppo di economisti accademici e di enti di ricerca contro le politiche di tagli messe recentemente in atto.

Tagli alla spesaOltre 100 economisti del mondo accademico e scientifico hanno sottoscritto una lettera indirizzata a Governo, Parlamento e Istituzioni la cui tesi di fondo è esplicitata nell’incipit della lettera stessa:

La politica restrittiva aggrava la crisi, alimenta la speculazione e può condurre alla deflagrazione della zona euro. Serve una svolta di politica economica per scongiurare una caduta ulteriore dei redditi e dell’occupazione.

I promotori dell’iniziativa sono i prof. Bruno Bosco (Università di Milano Bicocca), Emiliano Brancaccio (Università del Sannio), Roberto Ciccone (Università Roma Tre), Riccardo Realfonzo (Università del Sannio), Antonella Stirati (Università Roma Tre), ma tutti gli economisti che desiderano aderire sono invitati a farlo scrivendo all’indirizzo mail info@letteradeglieconomisti.it specificando nome, cognome e università o ente di appartenenza.

E’ questa una forte presa di posizione e una dura critica alle recenti decisioni del Governo e del Parlamento, che si solleva dal mondo accademico, universitario, scientifico e degli enti di ricerca. Fin dalla prima riga della lettera, inoltre, si esplicita in modo chiaro il punto più contestato, cioè la tendenza a tagli alle spese per contenere i bilanci pubblici come obiettivo prioritario del Governo.
La lettera si apre infatti con queste parole:

La gravissima crisi economica globale, e la connessa crisi della zona euro, non si risolveranno attraverso tagli ai salari, alle pensioni, allo Stato sociale, all’istruzione, alla ricerca, alla cultura e ai servizi pubblici essenziali, né attraverso un aumento diretto o indiretto dei carichi fiscali sul lavoro e sulle fasce sociali più deboli.

Secondo i firmatari della lettera, se il Governo e il Parlamento perseguiranno in questa linea di tagli e di manovre, si corrono seri rischi di accentuare la crisi e, addirittura, di giungere a costringere alcuni Paesi ad uscire dall’Euro.

Si corre il serio pericolo che l’attuazione in Italia e in Europa delle cosiddette “politiche dei sacrifici” accentui ulteriormente il profilo della crisi, determinando una maggior velocità di crescita della disoccupazione, delle insolvenze e della mortalità delle imprese, e possa a un certo punto costringere alcuni Paesi membri a uscire dalla Unione monetaria europea.

Dopo una lunga analisi di elementi e di motivazioni a supporto di questa tesi, passando anche in rassegna, seppure sommariamente, le principali decisioni e manovre di politica economica nazionale ed internazionale, la lettera esplicita nuovamente il suo invito e la sua tesi contro le decisioni della politica italiana:

Noi riteniamo dunque che le linee di indirizzo finora poste in essere debbano essere abbandonate, prima che sia troppo tardi.

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Per leggere il testo integrale della lettera:
> Sito “Lettera degli economisti”
> Debito pubblico italiano mai così alto

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