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G20: un accordo a metà

Alcune delle dichiarazioni sull'economia internazionale emerse dal summit del G20 di Seoul.

G20 del 2010 a Seoul

Alcune dichiarazioni di intenti, come è logico aspettarsi da un summit mondiale quale è quello del G20 di Seoul, ma poche novità.

Il grande polverone della “guerra valutaria” è abbastanza svanito e della lettera del Segretario statunitense in cui proponeva un tetto del 4% agli squilibri commerciali dei paesi non si è fatto alcun cenno.

La dichiarazione finale prevede un generico accordo per cercare di “evitare competizioni svalutative“, cioè di mantenere “artificialmente” basse le proprie valute per incentivare le esportazioni e quindi la propria crescita interna.

Altri impegni “di principio” sono stati quelli relativi alla decisione di varare aiuti allo sviluppo per i paesi più indigenti e a prendere misure più severe contro la corruzione.

Una decisione “quantificata” in un obiettivo più preciso è stata quella di cercare, attraverso una “crescita internazionale bilanciata”, di creare 25 milioni di posti di lavoro entro il 2014, anche se non viene precisato quale sia la strada concreta da percorrere.

Infine, anche alcune decisioni sulla finanza internazionale, che è ancora imbrigliata in una crisi da cui stenta ad usicre, con la ratifica agli accordi detti di “Basilea 3” e una modesta stretta su alcuni prodotti finanziari ad alto rischio, quali i derivati.

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LINK COLLEGATI
> La proposta USA al G20
> Le esportazioni

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