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La "funzione di utilità"

La relazione che lega il consumo di uno o più beni al livello di soddisfazione (utilità) è detto "funzione di utilità".

Grafici ed economiaLo studio dell’utilità è storicamente alla base, nei modelli “classici”, dello studio del comportamento del consumatore.

L’utilità derivante dal consumo di uno o più beni o servizi è considerata l’obiettivo di ogni atto di consumo.

Nella formalizzazione matematica del modello delle scelte del consumatore, solitamente si ipotizza una certa funzione di utilità, cioè una relazione che lega le quantità di uno o più beni consumate con il livello di utilità totale, cioè con la “soddisfazione” che l’atto di consumo comporta.

Matematicamente, quindi, la “funzione di utilità” ha la forma del tipo:

U=u(a,b)

dove U è il livello dell’utilità totale, “u” rappresenta la funzione che ha per variabili “a” e “b”, cioè le quantità di bene A e di bene B che vengono consumate.

Molto spesso, per esigenze algebriche e di rappresentazione grafica, le funzione di utilità sono a sole due variabili, cioè dipendono dal consumo di soli due beni. Talvolta si considerano funzioni a tre variabili, ancora algebricamente abbastanza semplici e rappresentabili con grafici a tre dimensioni. Tuttavia, non è impossibile (e con l’uso degli elaboratori elettronici è sempre più diffuso) considerare funzioni di utilità a “n” variabili, cioè dipendenti dal consumo di “n” beni.

In tal caso si esprime:

U=u(a,b,c,…, n)

Numerose sono le “forme funzionali” che vengono date alla funzione u.

Una delle più note e diffuse è la funzione di utilità di tipo Cobb-Douglas.

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LINK COLLEGATI

> L’utilità in economia
> Utilità totale e marginale
> L’utilità ordinale e cardinale
> La legge dell’utilità marginale decrescente

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