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Ebook, “interfacce di lettura”, rivoluzione editoriale. Ne parliamo con Gino Roncaglia

È appena uscito in tutte le librerie La quarta rivoluzione, l’ultimo saggio di Gino Roncaglia, uno dei maggiori esperti in Italia di tecnologie informatiche applicate alle scienze umanistiche e[...]

Gino RoncagliaÈ appena uscito in tutte le librerie La quarta rivoluzione, l’ultimo saggio di Gino Roncaglia, uno dei maggiori esperti in Italia di tecnologie informatiche applicate alle scienze umanistiche e sicuramente una delle figure più competenti in materia di editoria digitale.
Il libro, edito da Laterza, e strutturato formalmente in sei lezioni, caratterizzate da un piglio divulgativo mai banale o riduttivo, sarà oggetto di una mia prossima recensione.

Qui, intanto, ho il piacere di pubblicare un’intervista rilasciatami dal Prof. Roncaglia nella quale si toccano alcune delle problematiche essenziali sull’odierno sviluppo degli ebook e delle nuove interfacce di lettura.

Prof. Roncaglia, dunque ci siamo? Abbiamo infine un “fenomeno e-book” anche in Italia? Almeno stando all’ultimo Salone del libro e agli annunci degli ultimi mesi, sembrerebbe di sì. Lei cosa ne pensa di tutto questo battage?

Sicuramente, molte cose si sono mosse: abbiamo dispositivi di lettura migliori, che per la prima volta sembrano in grado di conquistare un numero di utenti abbastanza rilevante; c’è uno standard largamente riconosciuto, aperto e cross-platform per la preparazione di e-book, il formato e-Pub, e anche dal punto di vista della distribuzione si affacciano diverse piattaforme. Ma attenzione agli errori di prospettiva. Abbiamo spesso la tendenza a sopravvalutare gli effetti immediati delle innovazioni, e a sottovalutare invece quelli di lungo periodo. Questo può facilmente portarci da un lato a ritenere che la rivoluzione e-book sia ormai cosa fatta (penso invece ci vorrà ancora parecchio tempo e parecchio lavoro per migliorare ulteriormente i dispositivi di lettura e definire nuovi scenari per la gestione dei diritti), dall’altro a pensare che libri elettronici e libri su carta possano convivere felicemente per un tempo indefinito. Non è così: se al momento i due supporti possono non solo convivere ma rafforzarsi a vicenda, sul lungo periodo i supporti di lettura più usati diventeranno credo quelli digitali anche per la forma-libro. Ma sul lungo periodo, appunto, non in un anno o due. Sul breve periodo, si tratta di un mercato ancora assai giovane, in cui probabilmente alcuni operatori rischiano anche di farsi male per eccesso di entusiasmo e per previsioni troppo ottimistiche, come è successo già nel periodo 1999-2001, quando pure c’era stato un primo – ma effimero – boom dell’e-book.

I grandi editori italiani hanno nicchiato per un po’ di anni. Ora tutti annunciano o presentano collane editoriali in digitale. Il problema era davvero la distribuzione on line o cosa?

Anche in questo caso, non sono poi troppo convinto che la corsa all’e-book annunciata si realizzerà in tempi brevissimi: si tratterà di un avvio tutto sommato cauto e sperimentale, al di là degli annunci roboanti. Nessuno vuole restare indietro, ma nessuno vuole rischiare i passi falsi del passato. Comunque, anche i grandi editori iniziano a entrare nell’acqua. E a mancare, in precedenza, era credo proprio l’acqua: un mercato di dispositivi di lettura (e di utenti disposti a provarli) abbastanza largo da rendere l’operazione interessante. Vedremo se il lancio dell’iPad modifica effettivamente questa situazione. Ma non dimentichiamo che l’iPad non è solo, e forse neanche principalmente, un dispositivo per leggere e-book. Ho l’impressione che sarà molto usato per quotidiani e riviste, ma non giurerei sul fatto che si tratti della piattaforma ideale per i libri elettronici. E la diffusione effettiva di altri dispositivi di lettura, come il Kindle, è da noi assai bassa.

Sempre a proposito di diffusione degli ebook: c’è ancora una certa confusione per ciò che riguarda i formati e i sistemi di protezione, anche se si vanno delineando lentamente delle linee guida. In tutto questo che fine farà il diritto d’autore?

Credo che le idee al riguardo siano ancora abbastanza confuse. Gli editori sono spaventati dalla pirateria, e hanno ragione. Pensano che per controbatterla siano necessari meccanismi di protezione del diritto d’autore assai forti, ma su questo hanno torto. Non servono meccanismi di protezione che cerchino di riproporre nel campo del digitale gli stessi modelli di protezione dei diritti usati per l’analogico: meccanismi del genere sono votati alla sconfitta. Serve un ripensamento del tema su basi nuove, serve considerare l’e-book – inteso come file che può essere copiato – solo come parte di un servizio più ampio e personalizzato: dev’essere l’utente a trovare conveniente acquistare la copia ‘regolare’: perché non costa troppo, perché è più semplice da usare, e per i servizi che le sono associati. Per questo credo molto più al cosiddetto social DRM che alla protezione ‘dura’ dei contenuti. Contro una protezione troppo rigida, la pirateria diventa – dal punto di vista dell’utente – una scelta di buon senso. Comunque, sul lungo periodo, credo emergeranno modelli di gestione dei diritti assai meno legati al singolo ‘oggetto digitale’, e assai diversi da quelli ai quali siamo abituati.

L’ebook comincia ad essere visto come qualcosa di sostanzialmente diverso rispetto al libro su carta. Ma molti degli ebook in circolazione sono brutti graficamente, hanno un’ipertestualità appena accennata o piuttosto dozzinale, quando non addirittura del tutto assente, e non sfruttano ancora a dovere certe potenzialità dello strumento. Qual è, secondo lei, l’ambito attualmente più propizio all’ebook? E quale sarà l’evoluzione ipotizzabile dell’interfaccia di lettura e del libro come espressione principe nella trasmissione del sapere?

Non credo che l’e-book debba essere necessariamente ipertestuale o multimediale: in ambito digitale continueremo al leggere anche testi tradizionali: un buon giallo, un romanzo… Poi, certo, si affacceranno anche forme di testualità nuova. E per quelle serviranno nuovi strumenti, e linguaggi di integrazione multimediale più potenti di quanto non sia attualmente l’ePub. Le interfacce di lettura dovranno essere capaci di gestire bene colori, animazioni, filmati, link ipertestuali e ipermediali, e i linguaggi utilizzati per creare e-book dovranno permettere di farlo in maniera aperta, semplice e su più piattaforme. Ma questo non significa che ogni e-book debba necessariamente sfruttare tutte, o anche solo alcune di queste caratteristiche. La forma-libro diventerà assai più ampia e differenziata che in passato, in alcuni casi si avvicinerà ai videogiochi, in altri al web, in altri ancora a un mix fra saggi e documentari… ma non mancheranno neanche testi e libri perfettamente tradizionali, fatti soprattutto o unicamente di testo scritto.

Ritengo che ci siano ormai tutti i presupposti, grazie soprattutto all’accessibilità di software e dispositivi hardware, per l’innescarsi di una vera e propria rivoluzione copernicana. Ritengo cioè che un qualsiasi autore possa ormai potenzialmente fare a meno di un editore. Chiunque - con un computer, il software giusto e una connessione ad Internet - potrebbe creare e pubblicare un suo ebook. Lei ritiene possibile, in ambito editoriale e letterario, qualcosa di simile a ciò che è stato (azzardo un paragone forse improprio) il punk per la musica giovanile alla fine degli anni Settanta?

E’ vero, chiunque può in linea di principio fare a meno di un editore. Ma non sono affatto sicuro che questo rivoluzionerà totalmente il mercato editoriale, e non credo affatto che gli editori spariranno o perderanno importanza. Già oggi, esiste un’infinità di servizi di print on demand (Lulu, ilmiolibro, ecc.) che stampano un’infinità di libri autoprodotti: libri che in moltissimi casi non legge nessuno, tranne l’autore e i suoi amici più stretti. Il ruolo dell’editore non è quello di stampare il libro (questo lo fanno le tipografie, e quelle sì col tempo si ridurranno assai…). Il ruolo dell’editore è selezionare, promuovere, validare i contenuti. L’editore cerca (o dovrebbe cercare) la qualità: anche se potesse farlo, il ruolo di un editore non sarebbe mai comunque quello di stampare qualsiasi cosa. E i lettori continueranno a cercare editori di riferimento che selezionino autori e testi con criteri vicini ai loro, editori di cui potersi fidare. L’editore ha una funzione di mediazione culturale, e questa funzione è tanto più preziosa quanto più numerosi e differenziati sono i contenuti fra i quali selezionare. Certo, ci sarà anche spazio per forme nuove e movimenti culturali ‘dal basso’: le ‘etichette’ nuove potranno proporsi con maggiore facilità. Ma avranno successo solo quando sapranno interpretare cambiamenti e gusti diffusi, in maniera in fondo non troppo dissimile da quanto accadeva in passato. Insomma: il fatto di poter pubblicare autonomamente e con grande facilità un e-book, senza affidarsi a un editore, non garantisce affatto che qualcuno poi lo leggerà!