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Le edizioni digitali Quintadicopertina: intervista a Fabrizio Venerandi

Tra le nuove realtà dell’editoria digitale italiana, spiccano per qualità e chiarezza di idee le edizioni Quintadicopertina di Fabrizio Venerandi. Gli ebook presenti nel loro catalogo sono infatti un[...]

Il logo delle edizioni native digitali QuintadicopertinaTra le nuove realtà dell’editoria digitale italiana, spiccano per qualità e chiarezza di idee le edizioni Quintadicopertina di Fabrizio Venerandi.
Gli ebook presenti nel loro catalogo sono infatti un brillante esempio di come si possa sperimentare coi diversi formati digitali arrivando a creare esperienze di letture fondate su un’ipertestualità vera e mai banale.

I libri elettronici di Quintadicopertina sono pensati espressamente per i nuovi dispositivi di lettura – eReader, Smartphone, iPhone, iPad – e consentono la comunicazione dei contenuti attraverso modalità nuove e non lineari, stimolando il lettore in percorsi di fruizione del libro che giungono ad un alto grado di interattività.
Non qualcosa di più, quindi, rispetto alla lettura di un libro “analogico”, bensì qualcosa di profondamente diverso.
D’altronde che senso avrebbe limitarsi a travasare in digitale libri pensati in modo tradizionale senza sfruttare le potenzialità dei nuovi formati?

Abbiamo scambiato due chiacchiere con il gentilissimo Venerandi, fresco reduce dal Salone del libro 2010, affrontando alcuni dei nodi attuali del fare editoria digitale.
Nei prossimi giorni avremo poi modo di recensire nel dettaglio le prime pubblicazioni della sua creatura editoriale.

Come nasce Quintadicopertina e su quali presupposti culturali e tecnologici si fonda la linea editoriale della vostra casa editrice?

L’idea di Quintadicopertina è maturata anni fa, quando abbiamo visto per la prima volta un e-reader ad inchiostro elettronico. Abbiamo cominciato ad usarlo, a creare dei testi per uso personale e ci siamo resi conto che lo schermo con inchiostro elettronico era un punto di non ritorno per la fruizione di contenuti testuali digitali. La possibilità di avere uno schermo che non manda luce e che crea pagine statiche, dà alla persona che legge una esperienza di lettura che ha molte più affinità con quella di un libro tradizionale che con quella dello schermo di un computer. La cosa ci ha intrigato, abbiamo continuato le nostre sperimentazioni, iniziando a confrontare le nostre considerazioni con quelle di chi da anni seguiva e studiava la concezione che sta dietro al libro digitale.
Ad un certo punto ci siamo resi conto che leggere un libro digitale con un e-reader poteva essere un’esperienza di lettura nuova, diversa sia da quella lineare del libro tradizionale, sia da quella veloce ma distratta della rete. Da un lato si possono proporre letture sofisticate e ad ampio respiro, dall’altro l’accesso a queste letture può avvenire tramite strumenti che fino ad oggi sono stati propri del web, come l’ipertesto.
La nostra linea è stata effettivamente sia tecnologica che culturale. Siamo partiti dal presupposto che non avrebbe avuto senso riproporre in digitale un “porting” del libro di carta, ma che dovevamo pensare già in digitale: romanzi che interagiscono con il lettore, testi che si aggiornano con il tempo, materiali informativi cui si accede in maniera personale e dinamica.

Siete reduci dal Salone del libro di Torino. Impressioni a caldo?

Molte. Sicuramente si è sbloccata una situazione, l’ebook è stato finalmente sdoganato. Se fino all’anno scorso l’ebook era una scommessa, oggi è una realtà con cui tutti oggi vogliono avere a che fare. In meno di un anno tutte le maggiori case editrici italiane avranno un consistente catalogo di libri digitali. Resta l’incognita della distribuzione. Al momento si stanno creando in Italia le stesse meccaniche del mercato statunitense, ovvero la creazione di grossi ’store’ che si propongono come tramite tra editore e lettore. Ma davvero gli editori hanno bisogno di un tramite per raggiungere i propri lettori che navigano nella rete? Gli store che stiamo visitando riprendono poi in gran parte le stesse dinamiche della distribuzione tradizionale, con la vendita del libro come pacchetto ‘unico’, statico e perenne, perdendo di vista le opportunità peculiari che offre il digitale.

Sempre a proposito del fatto che quasi tutti i maggiori editori italiani hanno presentato o annunciato proprie collane digitali con centinaia di titoli: voi cosa ne pensate? Non temete che ci possa essere una deleteria inflazione di proposte dopo uno scetticismo durato anni?

Credo che almeno inizialmente ci sia bisogno di un catalogo nutrito per rispondere alla prima domanda dell’acquirente di un e-reader oggi, ovvero “ma cosa ci posso mettere sopra?”. Questo è un passaggio essenziale perché avvenga una diffusione di lettori digitali di una certa consistenza. Sarà lo stesso lettore a rendersi conto che questi ebook sono in realtà delle copie di libri pensati per la carta: le migliaia di ebook di cui tanto si parla sono in gran percentuale vecchi titoli a catalogo digitalizzati all’occasione. Non hanno alcun grado di interazione con chi legge e non è sempre detto che il passaggio da carta a digitale sia funzionale.
In realtà non vediamo l’ora che qualcun altro cominci a scrivere appositamente per ebook, per poter finalmente confrontarci sui contenuti e sulla qualità e non solo sullo strumento.

In effetti, molti degli ebook presenti sul mercato sono oggettivamente brutti. Impaginazione approssimativa, grafica dozzinale, ipertestualità scarsa e multimedialità affrontata solo di rado. Perché, secondo voi, si parla poco di qualità quando si parla di ebook? Cosa fare? Come far sì che l’ebook non resti un mero clone digitale del libro su carta?

Ci sono diverse motivazioni. La prima è che si tratta effettivamente di un prodotto nuovo che richiede un certo tempo di analisi e di assorbimento. Non tanto da parte del lettore, quanto dallo scrittore e dall’editore.
Di fronte agli annunci delle altre case editrici di centinaia di titoli in pubblicazione, noi siamo partiti con tre titoli. Perché uno dei punti che ci caratterizza è quello di lavorare al libro digitale con la stessa cura con cui un editore serio tradizionale lavora con un libro di carta. Onestamente guarderei con sospetto ad un editore che lanciasse cento novità in pochi mesi. I nostri testi sono stati pensati da zero cercando di capire quali fossero le caratteristiche che possono rendere oggi un testo digitale qualitativamente soddisfacente, che sono differenti da quelle che rendono un testo di carta bello da leggere.
Il risultato è stato qualcosa di unico nel panorama degli ebook: i nostri ebook sono i primi ebook che possono essere letti soltanto in digitale. Non avrebbe senso stamparli su carta perché non si potrebbero leggere. Verrà H.P. e avrà i tuoi occhi è un testo di oltre trecento pagine in cui il romanzo esplode in decine e decine di ‘possibilità di romanzo’. Lo scrittore Koch percorre tutte le divagazioni di un incubo perché solo rincorrendole tutte riesce a confessare un segreto a chi sta leggendo. Chi ha ucciso David Crane? sviluppa una storia in oltre mille pagine e centinaia di possibilità, integrando anche labirinti narrativi in cui viaggiare con una bussola virtuale. Il nostro primo titolo poi, Locusta Temporis di Enrico Colombini, è una narrazione-gioco per ragazzi e adulti di oltre settemila pagine e più di undicimila link, per dare a chi legge un interazione continua e divertente.
E’ chiaro che il lavoro di progettazione e di scrittura che sta dietro a storie di questo tipo richiede molte risorse. Il lavoro sul testo è completamente differente, e questa è una cosa su cui non riusciamo a confrontarci con gli editor tradizionali. Ancor più nel momento in cui si decide di uscire in tre formati per piattaforme che vanno dall’iPhone al Kindle.
Il virtuale dà una grande libertà inventiva che è però molto difficile da controllare e che richiede progettazione, testing e studio. Ma c’è anche una grande passione e un forte entusiasmo nel fare qualcosa che oggi non esiste. Se volessimo potremo digitalizzare senza nemmeno leggerli centinaia di testi da vendere in una trentina di copie l’uno agli amici dell’autore e magari ricavarci di più: ma siamo convinti che la linea editoriale seria sarà quella premiata dal lettore. Vogliamo legare il nostro nome non alla quantità di titoli, ma alla pertinenza con il mezzo, e alla qualità del nostro lavoro.
Nel prossimo futuro vorremmo riuscire a portare il dibattito sugli ebook a un dibattito sui testi e sul contenuto delle opere.

Domanda di rito finale: quali sono i vostri programmi per il futuro? Potete darci qualche anticipazione?

Abbiamo altre polistorie in lavorazione, molto diverse da quelle già pubblicate. Non voglio anticipare troppo, ma uno dei testi lo definiamo “il nostro piccolo adelphi” e sarà qualcosa di letterariamente sofisticato e davvero intrigante nella sua concezione di ipertestualità. Per questo testo sperimenteremo anche alcune soluzioni di impaginazione più raffinata, almeno per la versione per pdf e per Adobe Digital Edition. Stiamo poi lavorando agli atti del Barcamp Genova 2010, appena concluso, che sarà il nostro primo testo della collana di polinformazione, dove le diverse relazioni e discussioni saranno navigabili attraverso riferimenti e tag tra i diversi abstract, permettendo al lettore di accedere al libro con una esperienza di lettura dinamica e con diversi gradi di profondità. Il juke-books, che arriverà subito dopo gli atti del Barcamp, lavora invece sull’idea di potersi creare un libro usando i pulsanti di un grosso jukebox virtuale di racconti, permettendo al lettore di creare sul momento ebook personalizzati e differenti da quelli che si potranno creare altri lettori. La collana dei poliviaggi infine è pensata per avere dei libri di viaggi personalizzati e in cui si può viaggiare per cercare le informazioni che si cercano. Questa collana esordirà con una prima città europea, cui seguiranno altri luoghi.
Sono programmi molto fitti, ma abbiamo collaboratori appassionati come noi che ci seguono con fiducia e curiosità.
Io sono fiducioso che il lettore di testi digitali veda il tipo di lavoro che sta dietro a questa nostra proposta e che ci sostenga. Penso che anche la nostra scelta di non utilizzare nessun tipo di DRM e di tenere prezzi al di sotto dei 4 euro sia significativa di un tipo diverso e diretto di rapporto che ci piacerebbe avere con chi ci legge.