
Il nome cocomero deriva dal latino cucumis, che significa cetriolo.
Altri nomi di questo frutto sono:
anguria, dal greco angouria, prevalentemente nell’Italia settentrionale;
melone d’acqua, in molte regioni dell’Italia meridionale;
zi pàrracu (zio parroco) in Calabria, per il suo aspetto rosso e allegro, paragonabile al viso simpatico e rubicondo di un parroco di campagna.
L’anguria è il frutto più ricco di acqua (95,3%) ed è privo di grassi; contiene in media il 3,7% di zuccheri e pochissime fibre (0,2%).
Sono apprezzabili i contenuti di vitamina A (37 mcg); vitamina C (8mg) e potassio: 100g di polpa forniscono circa 15 kcal. Il sapore è dolce, delicato ed inconfondibile, grazie alla presenza di sostanze aromatiche.
Oltre ad essere consumato al naturale, come merenda o spuntino, il cocomero può essere utilizzato per preparare succhi, frullati, macedonie, marmellate, confetture, gelati, dolci. Celebri il “gelo d’anguria” siciliano e “l’anguria al rum e zucchero”.
In cosmesi, si utilizza la polpa per preparare maschere rinfrescanti ed idratanti; il succo è usato come ingrediente di lozioni ammorbidenti la pelle.

Anna Russo









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