
Più vita agli anni,
più anni alla vita!
La pratica del digiuno si pone come alternativa naturale alla farmacoterapia e prevenzione generale della malattia.
Si tratta di una terapia consigliata per tutti i tipi di problemi: nella cura del cancro di Breuss, il digiuno rappresenta il primo insindacabile punto.
Negli scritti di Ippocrate, Galeno di Pergamo, Paracelso e Christoph Wilhelm Hufeland nel XVIII secolo e fino ai giorni nostri, il digiuno è confermato come metodo efficace di guarigione in gravi malattie.
Nel Medioevo il digiuno veniva definito un mezzo curativo nobile.
Il medico arabo Avicenna lo prescriveva per ogni malattia come Ippocrate.
Il termine digiuno terapeutico è stato coniato da Otto Buchinger.
Uno dei pionieri del digiuno, il Dr. Franz Xaver Mayr, ha parlato nel suo libro: Bellezza e digestione di una cosmetica dall’interno.
Durante la pratica del digiuno l’organismo diventa autofago: si nutre di se stesso, utilizzando per le necessità metaboliche le sue riserve e i suoi stessi tessuti.
La condizione di autofagia si ritrova in natura in varie circostanze, durante:
lo sviluppo embrionale dell’uovo;
la metamorfosi;
l’estro;
il letargo;
traumi, ferite, malattie;
condizioni di disagio e paura;
la migrazione;
il sonno.
La condizione di autofagia potenzia la capacità del corpo di ridistribuire e polarizzare l’energia in modo finalistico: riproduzione, intensa attività muscolare, trasformazione, rigenerazione, riparazione organica.
L’azione profonda e totale, sul piano organico e su quello mentale e psichico, rende il digiuno la condizione ideale per qualunque trasformazione evolutiva: per la ricerca del nuovo e del cambiamento, per il superamento di dipendenze, per sperimentare una via di salute, di equilibrio, di guarigione.

Anna Russo








