Natale in casa Cupiello

Natale in casa Cupiello è una pietra miliare della cultura artistica napoletana.

La realtà dei fatti ha piegato come un giunco
il provato fisico dell’uomo
che per anni aveva vissuto
nell’ingenuo candore della sua ignoranza.
Eduardo De Filippo

Eduardo de Filippo, da acuto osservatore della realtà e da grande drammaturgo, ha colto il sentimento che il Natale suscita nel cuore della gente mite creando una delle sue commedie più apprezzate: Natale in casa Cupiello.

Il segreto del suo enorme successo sta nella sapiente miscela agrodolce, che unisce il sentimento del comico col tragico, capacità peculiare della cultura partenopea.

Rappresentata per la prima volta, come atto unico, al teatro Kursaal di Napoli, nel 1931, Natale in casa Cupiello subì, nel tempo, diversi rimaneggiamenti.

È la mattina del 23 dicembre: sono le nove ed il primo profumo che si sente in casa Cupiello è l’aroma del caffè.

Concetta Cupiello sveglia con una tazza di caffè suo marito Luca, un animo semplice, poetico, il quale ne beve un sorso e lo sputa, commentando che sua moglie sa fare tante cose, fa una frittata “c’ ‘a cipolla”, che come la fa lei non la sa fare nessuno… ma il caffè “non è cosa per lei”.

Concetta sveglia poi Tommasino, detto Nennillo, il figlio dal temperamento nervoso e infantile che ha la mania di rubare, portandogli a zuppa ‘e latte a letto.

Luca Cupiello, come ogni Natale, prepara il presepe, fra il disinteresse della moglie Concetta ed il cinismo del figlio Tommasino.

Il pranzo del 23 deve essere frugale perché ci si prepara alla ricca cena della vigilia: Nicolino, il genero di Luca, ricco marito tradito della figlia Ninuccia, insiste nel voler comprare una grassa gallina per un brodo sostanzioso.
La questione sul tipo di brodo fa nascere un dibattito tra l’umile Luca, che vuole un brodo vegetale e Nicolino, che preferisce il brodo di gallina.

Per il menu per la Vigilia Nicolino compra quattro aragoste.
Raffaele, il portiere, procura i capitoni, protagonisti e vincitori di una furibonda lotta con Concetta che, nel tentativo di prenderli per cucinarli, si rompe la testa contro la cucina.
Le sguscianti anguille saltando fuori dalla finestra cadono nella loggia sottostante.

All’inizio del secondo atto campeggia una credenza di specialità natalizie: la rituale croccante, gli struffoli, la pasta reale e il rosolio. Di fianco al tavolo, imbandito per le grandi occasioni, c’è Donna Concetta, che spunta le cime ai rigogliosi broccoli di Natale.

Nel terzo atto si compie il dramma: Lucariello si trova di fronte al tradimento della figlia Ninuccia, che tutti gli avevano nascosto, manifestato dallo scontro tra i due pretendenti (il marito e Vittorio Elia).

Lucariello è colpito da un ictus e costretto a letto mezzo paralizzato; di tanto in tanto si sveglia e chiede del genero.

Preoccupati ed incuriosiiti, i vicini di casa (la signora Carmela, Olga e gli altri) cercano di farlo riprendere, sorseggiando innumerevoli tazze di caffè preparate dal portiere.

Il ricordo di un fatto buffo, legato ad un piatto di pasta e fagioli, la sua pietanza preferita, divorato una notte all’insaputa della moglie dopo che il dottore di famiglia gli aveva vietato di mangiare, lo fa rianimare facendolo sorridere per un attimo.

Nel delirio finale, Luca scambia Vittorio per Nicolino e fa riconciliare involontariamente Ninuccia con l’amante.

Si diffonde nell’aria il tipico suono delle ciaramelle mentre il povero Cupiello è moribondo. Scambia un’ultima battuta col figlio, domandandogli, accoratamente: “Te piace ‘o presepio?” e questi, con gli occhi lucidi, risponde finalmente: “Sì”.

Soddisfatto, Luca cade in una sorta di trance. I suoi occhi si volgono altrove, sembrando persi nelle luminarie, fra le stradine di trucioli, le grotte di sughero e le casette di carta, immerse nel morbido muschio del suo amato presepe.

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