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Il pranzo di Babette

Il pranzo di Babette, di Karen Blixen, è un romanzo ambientato in una cittadina della Norvegia nella seconda metà del secolo scorso, un raffinato racconto conosciuto soprattutto per il film omonimo che ne è stato tratto, un'immersione affascinante in un mondo suggestivo.

 

 

 

 

In Norvegia c’è un fiordo
- un braccio di mare lungo e stretto chiuso tra alte montagne -
che si chiama Berlevaag Fjord.
Ai piedi di quelle montagne il paese di Berlevaag sembra un paese in miniatura,
composto da cascine di legno tinte di grigio, di giallo, di rosa e di tanti altri colori.
Sessantacinque anni fa, in una delle casine gialle, vivevano due anziane signore.
A quell’epoca altre signore portavano il busto
e le due sorelle avrebbero potuto portarlo con altrettanta grazia,
perché erano alte e flessuose.
Ma non avevano mai posseduto un oggetto di moda,
e per tutta la vita si erano vestite dimessamente,
di grigio o di nero.
Erano state battezzate col nome di Martina e Filippa,
in onore di Lutero e del suo amico Filippo Melantone.
Karen Blixen

Il pranzo di Babette di Karen Blixen, editore Einaudi, è un romanzo ambientato in una cittadina della Norvegia, un raffinato racconto conosciuto soprattutto per il film omonimo che ne è stato tratto, un’immersione affascinante in un mondo suggestivo, intriso di  struggente eppur serena malinconia.

Narra la storia di due anziane sorelle, figlie di un pastore luterano che invita tutti alla rinuncia ai piaceri di questo mondo, fonte di illusione e di effimero inganno.

In questa atmosfera sobria e temperata irrompe all’improvviso Babette, chef in incognito del Café Anglais di Parigi, in esilio volontario, comunarda in fuga dalla Francia rivoluzionaria, che viene assunta come cuoca e donna di servizio dalle due sorelle.

Babette riesce ad inserirsi prontamente nella piccola comunità: la sua figura forestiera emana una sorta di fascinazione magica in un clima freddo ed austero.

Karen Blixen, definita da Ernest Hemingway, che la stimava sentitamente,  “la signora venuta dal freddo” non volle mai essere definita una scrittrice: scrivere fu un fatto che le capitò nella vita, per guadagnarsi da vivere; le piaceva essere una conteuse, una narratrice interessata alle storie e al modo di raccontarle.

L’arte blixeniana consiste nella raffinata capacità di guardare al mondo come un palcoscenico su cui si intrecciano molteplici vite, veloci destini, eventi che si inseguono rapidi.

Rimasta, per un susseguirsi di rovesci del destino, senza nient’altro che la sua arte, la scrittura,  Karen Blixen, come Babette, si sente in possesso di qualcosa di cui mai niente e nessuno è in grado di privarla.

La cuoca francese del romanzo dimostra, infatti, che i beni materiali sono del tutto secondari, poiché è l’arte bianca a dare significato alla sua esistenza: quando, un giorno, ella vince una grossa somma di denaro alla lotteria, decide di offrire un succulento pranzo a base di vini e pietanze francesi, per festeggiare il centenario della nascita del decano, il giorno 15 dicembre.

Le due sorelle, seppur lusingate, vedono il banchetto come una minaccia alla loro vita tranquilla, ma il prelibato pranzo cambia la vita della puritana comunità.

I dodici invitati arrivano con il generale Loewenhielm, innamorato segretamente di Martina dalla gioventù, il quale intuisce immediatamente che quello sarebbe stato un pranzo speciale.

Accomunati dalla bontà del cibo e dall’amore attento con cui i piatti sono preparati, ben presto i commensali diventano gioviali e, mentre riaffiorano i ricordi, arrivano le splendide cailles en sarcophage: il generale racconta di un ristorante a Parigi, dove cucinava uno chef donna poi scomparsa, che riusciva con la sua cucina sublime a trasformare un banchetto in una avventura amorosa.
Durante il brindisi, il generale  esclama che, a quel pranzo, rettitudine e felicità si erano baciate

Il cibo come affetto, cura, piacere, gioia di vivere, comunicazione: queste sono le valenze degli elaborati piatti serviti al sontuoso e memorabile banchetto. 

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