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Babette's Gaestebud

Ispirato al racconto omonimo di Karen Blixen, Il Pranzo di Babette è un autentico capolavoro, insignito del prestigioso Premio Oscar, nel 1988, per il miglior film straniero.

 

 

 

 

 

Consentitemi di dare
il meglio di me.
Un artista
non è mai povero.
Babette

Il Pranzo di Babette di Gabriel Axel, Danimarca, 1987, Premio Oscar per il miglior film straniero nel 1988, è tratto dall’omonimo racconto di Karen Blixen.

Il genere è allegorico: con garbata ironia vengono trattati temi impegnativi, quali i capricci del destino, il peso enorme delle proprie scelte di vita, il rapporto personale con Dio, la relazione della religione con la vita e il bilancio fra appetito del corpo e dello spirito.

Il racconto rimanda alla memoria malinconica, ma serena: gli arabeschi dei destini dei personaggi si intrecciano per un istante e poi sembrano allontanarsi definitivamente.

Il culmine del film è costituito dalle sequenze del celeberrimo pranzo, di una raffinatezza unica, in cui il ritmo dell’ordine delle portate si armonizza con il progressivo abbandonarsi al piacere del mangiare e del bere con gusto.

Babette, chef del Café Anglais di Parigi, giunge in Scandinavia dopo i giorni dei moti rivoluzionari della Comune di Parigi (1871), perché ricercata dalla polizia.

Si rifugia in uno sperduto paesino, dove trova lavoro come donna delle pulizie e cuoca presso due anziane sorelle nubili, Martina e Filippa, figlie di un austero pastore protestante.

La vita delle due sorelle trascorre monotona tra severe riunioni di preghiera fra pochi seguaci anziani, i quali proseguono l’usanza del defunto padre, e semplici lavori domestici.

Le due donne da giovani erano molto graziose: un giovane ufficiale degli ussari, che in seguito fece una strepitosa carriera militare e sposò una dama della regina Sofia, capitato per caso da quelle parti, fu colpito dalla bellezza e dall’innocenza di Martina; non osò mai manifestare i propri sentimenti alla ragazza, ma quella fanciulla soave gli rimase per sempre impressa nella mente.

Un cantante lirico francese, trafitto dall’avvenenza di Filippa, chiese al genitore di poterle impartire lezioni di canto. Il padre acconsentì, ma l’allieva era turbata dalle attenzioni dell’uomo, che intendeva sposarla e portarla a Parigi per farla diventare una grande artista dell’opera.
Filippa ebbe paura e non volle più rivederlo e questi ritornò a Parigi deluso ed affranto.

Durante una sera fredda di pioggia, dopo moltissimi anni, bussa alla porta una giovane donna, Babette Harsant, francese, con una lettera per loro, scritta dal vecchio spasimante di Filippa, che raccomanda alla bontà delle due signorine questa donna che ha perso marito e figlio nella rivoluzione parigina.

Babette diventa indispensabile per le sue ospiti, le quali, grazie alla sua completa dedizione, possono tranquillamente dedicarsi alle opere di carità verso i più bisognosi.

Passano 14 anni: i discepoli del defunto decano si riuniscono sempre, ma, fra loro, crescono tensioni, litigi, malintesi, ripicche e gelosie; in occasione del centenario della nascita del decano, il 15 dicembre, le due pie donne verrebbero celebrare una festa per ricordare il caro estinto.

Giunge inaspettata una lettera da Parigi per Babette che le comunica che ha vinto un premio alla lotteria di diecimila franchi: la donna decide di offrire un pranzo memorabile alle sue benefattrici e ai loro discepoli.

Martina e Filippa, sgomente,  temono che ciò possa stravolgere il loro semplice stile di vita, ma Babette prosegue nei suoi preparativi: con estrema maestria si destreggia tra i fornelli aiutata da un giovane del luogo.

Il pranzo è pronto: i dodici commensali non pronunciano alcuna parola per esaltare ed elogiare le pietanze, sebbene le loro espressioni siano pienamente soddisfatte.

L’unica persona che apprezza ogni singola portata e le bevande eccellenti  è il generale Lowen, per caso della compagnia, il giovane ufficiale di un tempo innamorato di Martina, doppiamente allegro: perché ha ritrovato il suo amore mai dimenticato e per quel pranzo che gli ricorda il prestigioso locale parigino Cafè Anglais. Babette confesserà poi che era proprio lei l’abilissimo chef di quel famoso ristorante.

Il pranzo di Babette realizza un vero e proprio miracolo sugli invitati, trasforma una riunione inizialmente silenziosa ed austera in una festa gioiosa di riconciliazione, in cui i partecipanti finalmente ritrovano il sorriso, l’amicizia, la capacità di stabilire un dialogo tra loro dimenticando le incomprensioni del passato.

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