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Museo del Pomodoro

La sede del Museo del Pomodoro, presso la Corte di Giarola, in provincia di Parma, è un antico centro di trasformazione agro-alimentare.

È indispensabile che tutti gli esseri
e tutti i popoli saggi della terra
capiscano che pane e pomodoro
è un paesaggio fondamentale dell’alimentazione umana.
(…) Non fate la guerra, ma pane e pomodoro.
(…) Ovunque e sempre.
Pane. Pomodoro. Olio. Sale.
Manuel Vàzquez

La sede del Museo del Pomodoro, presso la Corte di Giarola, vasto complesso curtense che si erge nella campagna a ridosso dell’alveo del fiume Taro in provincia di Parma, è un antico centro di trasformazione agro-alimentare, sede di un’imponente fabbrica di conserve.

Giarola (da Glarola = ghiaietta del Taro, in epoca romana o altomedievale) sorge sulla riva destra del Taro, all’incirca a metà strada tra Fornovo e Pontetaro.

La località, interamente pianeggiante, in età storica, dalla metà dell’Undicesimo secolo, divenne proprietà del monastero femminile di San Paolo e sede di un piccolo nucleo monastico.

Sorsero in seguito, intorno al convento, una chiesa, stalle e vaccherie, numerose abitazioni, un mulino e un caseificio: una corte rurale, autosufficiente e protetta da mura di cinta talmente massicce che in alcuni documenti viene anche chiamata castro, castello.

Il mulino era mosso dalle acque del canale Naviglio Taro.
Il canale Naviglio Taro scorreva attraverso Collecchiello e Vicofertile e portava l’acqua a Parma a Porta San Francesco, oggi Bixio, giungendo fino alla peschiera del Parco Ducale.
Muoveva parecchi mulini e opifici in campagna e in città, fino alla fabbrica ducale dei vetri e delle maioliche, passata ai Bormioli alla metà dell’Ottocento.

Questa zona rivierasca, un tempo paludosa e fitta di boschi, al volgere del primo millennio era ben bonificata e resa produttiva.

Le coltivazioni erano a grani, foraggi, viti e riso.

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