
Per gli amalfitani che andranno il Paradiso
sarà un giorno come tutti gli altri.
Renato Fucini
La cultura enogastronomica della Costiera amalfitana è ormai diventata una delle punte di diamante di questo lembo d’Italia a ridosso del mare, che da Amalfi a
Castellabate snoda i suoi paesi come tante perle di una collana.
Amalfi, nel 1997, è stata dichiarata dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità: la bellezza del paesaggio, la varietà delle espressioni artistiche e il calore della gente ne fanno un’ambita meta per il turismo da ogni parte del mondo.
Il prodotto più famoso di Amalfi è sicuramente il limone, e in particolare il limone Sfusato: molto grande e dalla buccia profumatissima è il segreto dell’intenso sapore del Limoncello e dei dolci preparati nelle pasticcerie amalfitane.
Notevoli sono i vini della Costa D’Amalfi e gli scialatielli, pasta lunga fatta a mano condita solitamente con frutti di mare.
A Ravello è d’obbligo assaggiare i fichi sproccolati, seccati al sole e poi farciti con semi di finocchio).
A Scala si producono ottimi formaggi, tra cui il Provolone di Monaco, invecchiato un anno per dargli il caratteristico gusto deciso.
Cetara, altra cittadina patrimonio dell’Unesco, è rinomata tra i buongustai per il tonno e la colatura di alici, brevettata in loco e usata come condimento per i piatti natalizi.
Vietri sul Mare è rinomata per le sue ceramiche e il pesce saraca, lavorato secondo
antica tradizione e celebrato in una sagra estiva.
Salerno è terra della Mozzarella di bufala campana Dop: per la degustazione delle migliori mozzarelle locali è d’obbligo spingersi verso l’interno, a Battipaglia, da dove si può raggiungere Eboli, sede di un museo che ospita una ricca documentazione archeologica.
Tipiche di questa località a ridosso dei monti picentini sono la mela Annurca o la pera Spadona, alcuni tra i frutti coltivati sulle alture.
Nella Piana del Sele è frequente imbattersi in allevamenti di bufali, caratterizzati da enormi piscine dove gli animali amano immergersi: oltre alle caratteristiche bufale da latte, negli ultimi anni si sta facendo strada anche l’allevamento dei maschi, dalla carne dei quali si ricavano ottimi salumi.
Scendendo nuovamente verso il mare si incontra Paestum, città antichissima fondata dai greci, che eressero tre templi tuttora ben conservati. Eredità di agricoltori del Napoletano sono i tipici carciofi, detti Tondi di Paestum per la forma tondeggiante dei capolini.
Il Cilento annovera quattro vini Doc, dalle caratteristiche diverse in quanto derivanti da terreni di coltivazione e vitigni differenti: tra tutti spicca l’Aglianico con le sue varianti.

Anna Russo









