Valorizzare la carne bufalina

L’Anasb in prima linea per la piena valorizzazione della carne bufalina.

L’incremento della popolazione bufalina,

inizialmente votata esclusivamente

alla produzione di latte per i caseifici,

ha prodotto un fenomeno nuovo:

oggi sempre più giovani bufali maschi

vengono allevati per produrre carne.

Raffaele Garofalo

Dichiara Raffaele Garofalo, presidente dell’Anasb, l’Associazione nazionale allevatori specie bufalina, con sede a Caserta: “Le affermazioni rese dalla veterinaria Dorothea Friz al quotidiano Corriere del Mezzogiorno il primo marzo scorso, circa l’entità del fenomeno dell’abbattimento indiscriminato dei bufalotti neonati (quantificata in duecentomila capi uccisi ogni anno) è del tutto destituita di fondamento”.

“Inoltre, la polemica che ne è seguita è del tutto fuorviante rispetto alla reale e concreta possibilità di valorizzare la carne di bufalo, e tutta al consumo umano, e per altro già in atto”, aggiunge Garofalo.

L’Anasb replica con i fatti: sempre più allevatori oggi trovano convenienza nel portare allo svezzamento i bufalotti, per poi avviarli alla regolare macellazione.

“Pochi giorni fa ho firmato una convenzione con l’Ente regionale per lo sviluppo agricolo della regione Campania: con un finanziamento di 75mila euro la regione Campania sosterrà una serie di azioni per spiegare ai consumatori quanto la carne bufalina sia ottima da un punto di vista organolettico e salutare sul piano nutrizionale, contenendo meno colesterolo e più proteine delle altre carni, come ampiamente documentato da numerosi studi condotti dall’Università Federico II di Napoli”, annuncia Garofalo.

Il tentativo di valorizzare la carne bufalina viene da lontano: anche su richiesta delle realtà allevatoriali, la Regione Campania promosse sul Quadro Comunitario di Sostegno 1995-1999 una Sovvenzione Globale in Zootecnia, attraverso la quale furono finanziate tre imprese formate da allevatori bufalini.

Lo scopo di queste tre aziende pilota, una localizzata in provincia di Salerno e le altre due nel casertano, era proprio quello di incentivare la regolare macellazione dei bufali pervenendo alla valorizzazione della carne bufalina.

È già stato approntato un disciplinare di alimentazione, curato dal professor Luigi Zicarelli docente alla facoltà di Agraria dell’Ateneo Federiciano per produrre tale carne rendendola appetibile sul mercato.

L’Anasb e l’Associazione regionale allevatori della Campania (Arac) hanno inoltre costituito il Comitato promotore, che sta istruendo la pratica per il riconoscimento della Indicazione Geografica Protetta alla Carne di Bufalo Campana.

Secondo Garofalo si può fare ancora di più: “La Regione e le province possono tentare di promuovere la Carne di Bufalo nella ristorazione locale, attraverso opportune campagne”.

Quanto allo scatolame destinato agli animali domestici, ipotizzato come strumento di valorizzazione della carne di bufalo, Garofalo afferma: “La carne di bufalo in scatola ci va già, si tratta di animali di fine carriera, ma è pur sempre carne destinata al consumo umano: ritira gli animali il macello Real Beef della Cremonini di Avellino”.

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