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Intervista a Raffaele Garofalo

Raffaele Garofalo, presidente ANASB - Associazione Nazionale Allevatori Specie Bufalina, risponde ad alcune attuali domande.

Raffaele Garofalo, presidente ANASB - Associazione Nazionale Allevatori Specie Bufalina, risponde ad alcune attuali domande.

Presidente, come mai in tempi recenti l’allevamento bufalino finalizzato alla produzione di carne è stato di ridotte dimensioni?

Nel passato una parte dei vitelli veniva allevata in quanto costituiva, comunque, un’entrata per l’azienda che disponeva di vasti latifondi. L’allevamento di tipo estensivo contribuiva ad immettere sul mercato soggetti di 4 quintali (peso vivo) di qualità scadente, che risentivano della disponibilità stagionale dei foraggi e raggiungevano il peso di macellazione a circa 3 anni.

La resa al macello era inferiore al 50% e la carne risultava particolarmente dura e caratterizzata dall’odore di muschio derivante dall’abitudine degli animali a trovare refrigerio in pozzanghere, i cosiddetti caramoni, che essi stessi scavavano nel terreno.

Con le mutate tecniche di gestione aziendale, con l’abbandono del pascolo e la messa a coltura dei terreni, l’allevamento di maschi per il macello non risultava conveniente in quanto il prodotto aziendale, insilato e fieno, da destinare ai maschi forniva un reddito decisamente superiore se veniva utilizzato per le bufale da latte.

La mancanza di un mercato della carne di bufalo giocava a sfavore anche di quegli allevatori, veramente pochi, che producevano un vitellone con caratteristiche ottimali.

La seconda ondata di BSE che ha colpito tutta l’Europa nel corso del 2000 e del 2001, la presa di coscienza da parte dei consumatori per l’assoluta prevalenza della sicurezza alimentare, la prevalenza dei nuovi paradigmi che regolano il consumo alimentare espressi da termini quali sano, naturale, tipico, ed infine le eccezionali caratteristiche organolettiche e nutrizionali della carne bufalina, hanno fatto sì che il settore bufalino individuasse un nuovo comparto di business, rappresentato dall’allevamento dei maschi da destinare alla macellazione?

In considerazione della maggiore necessità del consumatore di ottenere garanzie specifiche sugli standard qualitativi e sulla salubrità del prodotto e la diffidenza con cui gli stessi consumatori guardano alla carne bovina può rappresentare un’opportunità per il comparto della carne di bufalo la quale già in sé rassicura i consumatori circa la provenienza geografica.

Si ha, infatti, la garanzia di un prodotto sicuramente nazionale, allorquando i prodotti italiani vengono accreditati dal mercato di un visibile valore aggiunto.

Oltre alla vicenda BSE, che ha dato forza al mercato della carne bufalina, in Regione Campania, con la Sovvenzione Globale in Zootecnia sono nate alcune realtà imprenditoriali che associano allevatori bufalini ed hanno l’obiettivo di produrre la carne di bufalo in una ottica di filiera.

Ciò vuol dire che, accanto agli appositi centri di ingrasso, sono nati anche i centri specializzati alla lavorazione, trasformazione e confezionamento per poi chiudere il cerchio con la fase di commercializzazione.

Inoltre le associazioni di categoria, quelle sindacali, alcune Camere di Commercio, insieme ai trasformatori ed altri enti istituzionali, hanno dato vita ad un Comitato Promotore per l’ottenimento dell’IGP della Carne di Bufalo Campana. Oggi la richiesta per l’ottenimento di questo riconoscimento è al vaglio del MiPAF.

Le Università hanno fatto la loro parte nel comparto della carne bufalina: hanno prodotto una serie di ricerche scientifiche che dimostrano come la carne di bufalo possiede, rispetto alle altre carni, requisiti organolettici e nutrizionali che ne fanno una tra le migliori.

È vero. La ricerca di questi ultimi anni indica con chiarezza come la possibilità di sviluppare una significativa area di business per gli allevatori bufalini campani è legata alle caratteristiche intrinseche della carne di bufalo, che può essere definita: carne chiara, tenera, succosa, ipocalorica, ipocolesterolemica, ad alto contenuto di ferro organico.

In particolare il contenuto di colesterolo del grasso intramuscolare bufalino è nettamente inferiore a quanto contenuto nelle carni di diverse razze bovine. Inoltre, secondo lo schema proposto dalla FAO e dall’OMS, l’equilibrio aminoacidico della carne di bufalo è più rispondente alle esigenze dell’alimentazione umana e la rende preferibile nel caso di diete miste a prevalente contenuto di alimenti di origine vegetale.

L’idea di sviluppare la lavorazione e la commercializzazione della carne di bufalo, pertanto, è fondata sulla possibilità di sviluppare un mercato di nicchia legato alle eccezionali caratteristiche nutrizionali e organolettiche del prodotto, che deve essere destinato ad un target di intenditori, disponibili a pagare un prezzo adeguato alle qualità del prodotto.

Comunicato stampa ANASB del 29 aprile 2005

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