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Intervista esclusiva con Mino Taricco

Intervista esclusiva con Mino Taricco, neo Assessore Regionale all'Agricoltura del Piemonte.

Mino Taricco

La prima intervista esclusiva rilasciata dal neo Assessore Regionale all’Agricoltura del Piemonte Mino Taricco con A.S.A. - Associazione Stampa Agroalimentare.

All’intervista erano presenti, oltre al Coordinatore Nazionale del Territorio A.S.A. Roberto Rabachino, la referente ASA di Torino e Cuneo Piera Genta e la giornalista ASA torinese Margherita Costa.

Il “modello agroalimentare Piemonte” secondo Mino Taricco,

neo Assessore all’ Agricoltura della Regione Piemonte

di Roberto Rabachino

Coordinatore Nazionale del Territorio A.S.A.- Associazione Stampa Agroalimentare

Il Piemonte sta vivendo un momento particolare, la gente ha poca fiducia, c’è poco ottimismo. Il mondo agroalimentare può essere il volano per far ritornare il sorriso ai piemontesi?

Io penso che attualmente il Piemonte stia attraversando una fase delicata.

Tutta una serie di motori di sviluppo che avevano caratterizzato la nostra regione stanno avendo, diciamolo pure, dei momenti di crisi non indifferente. Una crisi che probabilmente sarà di crescita, di ristrutturazione, ma che in questo momento segna pesantemente l’economia complessiva del sistema. Quindi è evidente che di fronte ad un quadro di questo genere, cioè un calo dei posti di lavoro, non si riescono ad assumere grandi prospettive di ottimismo.

A tutto questo si aggiunge l’incertezza che aleggia nella società riguardo alle scelte che hanno coinvolto la sanità, l’assistenza e la previdenza. Dobbiamo rivedere scelte e metodologie che ci eravamo dati.

Il Piemonte, come tutto il resto d’Italia, ha vissuto un momento difficile, come testimonia la crisi del settore automobilistico torinese e quello del settore tessile biellese. In tali condizioni si diffonde un clima di grave incertezza, di crisi di prospettiva, anche perché nelle aree particolarmente colpite la gente non riesce a capire quale sia la direzione da prendere.

La stagione che ha vissuto il mondo agricolo è, nonostante tutti i suoi problemi, caratterizzata da grossi elementi di controtendenza.

Io sono un agricoltore. Amo molto il mio lavoro di agricoltore, la campagna per me è vita. La sento come ricchezza tangibile: non è economia virtuale. Vedere la gemma che sboccia, il fiore, il frutto maturo da cogliere, la potatura con cui vengono disegnate le forme della pianta per l’anno dopo, è un dato molto fisico, molto concreto.

In una società come la nostra, con molta virtualità, l’agricoltura è in assoluto una delle dimensioni più concrete e reali che esistano.

Penso che il recupero di tradizioni e cultura attraverso il cibo e il recupero degli antichi mestieri a cui oggi stiamo assistendo, abbia molto a che fare con questa vita che noi oggi viviamo come eterea e sfuggente. Ho partecipato ad una fiera di un piccolo paesino di montagna sugli antichi mestieri; il paesino contava circa 300 abitanti ma c’erano migliaia di persone.

C’è voglia di recuperare, di conoscere di nuovo, di andare a scoprire nuovamente alcune cose che facevano parte del nostro bagaglio di vita e che ora vanno perdendosi.

Penso che l’agricoltura sia un pezzo di mondo che possa dire e dare qualcosa di diverso. Non voglio dire che l‘agricoltura sia un settore che vada bene, senza problemi. L’agricoltura ha molti problemi. Però sono fiducioso che potrà essere, in sinergia con altri settori, un momento importante per lo sviluppo socio-economico del nostro Piemonte.

Scommettiamo sul vino, sui prodotti caseari, sui cereali o sulle carni?

Lei dice che è necessario fare squadra, ma sa perfettamente che oggi questi quattro importanti comparti dell’agroalimentare piemontese si stanno muovendo in maniera completamente indipendente e distaccata l’uno dall’altro.

È vero che c’è una necessità di maggior coordinamento delle azioni anche nei settori più trainanti quali il vino. Bisogna rivedere strategie sia commerciali sia nella modalità comunicativa e promozionale.

Anche nel settore del caseario abbiamo delle splendide perle che sono state lasciate all’organizzazione dei singoli. Abbiamo alcuni formaggi che sono dei prodotti eccezionali, come il Raschera o la Robiola di Roccaverano, ma che non sono stati oggetto di una strategia comunicativa complessiva.

L’Ente Pubblico deve utilizzare le capacità che ha, come promotore e coordinatore di una strategia nuova, senza rubare spazio ai soggetti che operano sul territorio.

Deve porsi a supporto. Deve essere motore e stimolo per questi soggetti, creando quindi una partnership forte. Alcuni altri settori, poi, hanno situazioni completamente diverse.

Sul discorso dei cereali dobbiamo avviare una riflessione profonda nel senso che dobbiamo discutere sugli assetti organizzativi di base, sull’innovazione dei processi di trasformazione. Se vorremo giocare la partita sul futuro dei cereali destinati all’alimentazione umana, dovremo trovare il modo per arrivare ad unire al prodotto alcuni servizi che oggi sono strategici nella catena alimentare. Oggi le persone comprano la pasta di una marca piuttosto che di un’altra, non per una questione di qualità ma anche perché è venduta con dei servizi inglobati che la rendono più fruibile di altre.

Sicuramente non sarà la Regione a dire cosa bisogna fare, ma la Regione dovrà mettersi in condizione di sostenere ed aiutare chi la strada dell’innovazione la vuole imboccare. Lo stesso discorso vale per gli altri prodotti.

Le Enoteche Regionali saranno il braccio operativo della promozione del vino? L’Assessore ha altre cose in mente?

Partendo dal discorso delle Enoteche Regionali, ritengo, per quello che ho avuto la possibilità di conoscere, che siano uno strumento splendido. Hanno interpretato in modo egregio la promozione del territorio attraverso i prodotti e la promozione del territorio stesso in una situazione nella quale molti altri, invece, facevano solo tanto fumo. Le Enoteche regionali hanno invece veramente svolto un lavoro concreto di rappresentanza del territorio.

Sulla questione invece dell’Enoteca del Piemonte, io sono convinto che ciò che è accaduto al suo interno, al di là degli aspetti che verificherà la Magistratura, ci sia sostanzialmente stata una carenza di progetto.

A mio giudizio era necessario decidere se l’enoteca del Piemonte era uno strumento per vendere il prodotto oppure doveva essere uno strumento di coordinamento e di supporto alle attività che istituzionalmente svolgono le Enoteche regionali.

L’Enoteca del Piemonte deve essere una struttura agile, con una sede poco più che “virtuale”, deve avere uno staff di persone valide sotto il profilo organizzativo con esperti che diventino lo strumento attraverso il quale l’insieme delle Enoteche va a partecipare o concorrere a momenti di comunicazione all’esterno.

Sono mancate probabilmente delle scelte.

Direi che tra tante complessità quella più grossa è che ci troviamo di fronte ad un problema dove non mancano soltanto risorse, ma manca la strategia.

L’Assessore cosa vuole fare?

L’Assessore in questo momento è in attesa perché secondo me c’è da fare un serio ragionamento tra i tanti strumenti che già ci sono e che stanno già operando e capire quale tipo di riassetto organizzativo è necessario darsi.

Noi abbiamo alcuni strumenti che possono essere efficacissimi in questo senso.

Lo strumento dell’Enoteca del Piemonte secondo me è uno strumento che deve esserci in quanto modalità di intervento. Quale poi debba essere la modalità organizzativa sarà oggetto di scelte che dovremo fare al più presto.

Vedo con interesse il lavoro svolto dall’ Istituto Marketing Agroalimentare. Anche qui c’ è da ragionare seriamente su cosa dovrà fare l’Istituto Marketing Agroalimentare.

Anche nell’Istituto Marketing Agroalimentare allora serve un progetto.

L’Istituto Marketing Agroalimentare alcune cose pregevoli le ha già fatte.

Anche se il problema sta a monte: capire dove vogliamo andare e cosa vogliamo fare noi. Questo è un problema di indirizzo politico e non un problema dell’Istituto Marketing Agroalimentare che deve essere uno strumento.

Come abbiamo convenuto negli incontri con le organizzazioni professionali e con gli Assessori delle Province piemontesi, noi dovremmo usare i mesi che da adesso ci porteranno in autunno per mettere a fuoco i problemi che abbiamo sul tappeto e capire quali sono i nodi da sciogliere, per poi arrivare alla seconda metà di ottobre ad una conferenza regionale sull’Agricoltura, qualunque sia il nome che avrà.

Quella sarà veramente l’occasione per mettere a fuoco l’orizzonte strategico dell’agricoltura di questa regione. In quella sede dovremo definire le decisioni strategiche per i prossimi tre o quattro anni per fare scelte che dovranno mettere l’agricoltura in condizione di essere organizzata e capace di reggere le sfide che la attendono.

Allora, Assessore, crede di farcela a far rifiorire questo Piemonte agricolo?

Nella mia esperienza c’è un impegno nella cooperazione, che viene definita da tutti i manuali come uno strumento anticiclico, che vuol dire che dà il meglio di sé quando le cose sono difficili. Ho la sensazione che la maggioranza degli uomini sappia dare il meglio di sé quando le situazioni sono complesse e la sfida è alta.

Per informazioni:

A.S.A. - coordinamento nazionale tra le Regioni

Associazione Stampa Agroalimentare

e-mail: coordinamento.nazionale@asa-press.com

web: www.asa-press.com

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