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Il passaporto delle buone maniere

Un essenziale manuale di bon ton a tavola.

Monsignor Giovanni Della Casa insegnò ai suoi contemporanei, con il celebre Galateo overo de costumi, come comportarsi a tavola.

Il passaporto delle buone maniere di Barbara Ronchi della Rocca, editore Sperling, ci spiega che l’etichetta è attualmente riservata alle tavole più formali e, fuori dai confini nazionali, si trasforma in un divertente esempio di relativismo delle buone maniere.

Le abitudini a tavola cambiano da confine a confine:

polacchi, ungheresi e rumeni legano il tovagliolo al collo, risucchiano il brodo e usano liberamente gli stuzzicadenti;
i giapponesi non usano il tovagliolo bensì un asciugamano umido a fine pasto solo per le mani;
i cinesi sputano a terra i bocconi poco graditi;
gli australiani considerano buon costume leccare le dita dopo avere assaporato gli arrosti;
gli americani , per essere cortesi, chiedono di continuo all’ospite se ha bisogno della toilette.
La buona educazione è, però, internazionale e prevede l’obbligo di apprezzare il cibo.

Diverso il modo di esprimere i complimenti:

tra gli esquimesi il miglior commento è un sonoro rutto a fine pasto;
in Spagna non si fanno complimenti per non offendere l’orgoglio di chi trova normale aver fatto del suo meglio per accoglierci degnamente;
la casalinga rumena gradisce molto le lodi, che ama ricambiare con il racconto minuzioso della ricetta e delle tradizioni del piatto in questione;
in Svezia saremo costretti a tenere un discorso di elogio sul cibo e la casa: a richiamare l’attenzione saranno gli altri commensali, picchiettando con la forchetta sulla bottiglia, abitudine popolare aborrita (sebbene diffusa) in Italia;
in Danimarca si ringrazia gridando quattro volte hurrà al momento del dessert;
in una casa italiana è buona abitudine decantare il piatto di turno;
in Olanda è possibile mangiare a sbafo oppure non toccare cibo senza che nessuno ce lo faccia notare.




COME APPARECCHIARE LA TAVOLA

1. La tovaglia deve essere stirata per eliminare le piegature.
2. Il tovagliolo si piega in quattro e non in forme strane perché ciò presuppone l’uso, per niente igienico, di mani altrui.
3. I piatti decorati devono essere sistemati in modo che la persona seduta possa vederli nella corretta posizione.
4. A sinistra del piatto si mettono, al massimo, due forchette (le altre saranno portate dopo): quella normale all’interno e quella da pesce all’esterno. A destra stanno, in ordine, il coltello normale e quello da pesce, entrambi con le lame rivolte verso il piatto e, a seguire, il cucchiaio.
Le posate da dessert e da frutta si mettono davanti al piatto: la forchettina con il manico rivolto verso sinistra e il cucchiaino verso destra. Tra i due, il coltellino, nello stesso senso del cucchiaino. I rebbi delle forchette e l’incavo dei cucchiai sono all’insù.
5. I bicchieri non devono essere più di quattro: quello per l’acqua sta in direzione della punta del coltello. A destra, sulla stessa linea, quello per il vino rosso, a seguire quello per il vino bianco e dietro il flute per lo spumante.
6. Non devono mancare, sulla tavola, sale e pepe. Mentre olio e aceto si portano solo se richiesti. Gli stuzzicadenti sono assolutamente vietati.

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