

Il vino rosso ad Indicazione Geografica Tipica Casavecchia, riconosciuto nel disciplinare Terre del Volturno, in pochi anni si è affermato sul panorama enologico nazionale quale prodotto di alta qualità.
Il vitigno autoctono casertano, dopo aver superato l’esame della Commissione vitivinicola nazionale, con decreto pubblicato il 17 luglio 2002 nel supplemento ordinario della Gazzetta Ufficiale, è stato iscritto al Catalogo nazionale delle varietà di viti del MiPAF.
L’approfondito studio, basato sull’analisi morfologica della vite e sull’indagine genetica del DNA, è stato coordinato dal prof. Maurizio Boselli, ordinario di viticultura presso l’Università di Firenze, in collaborazione con la Facoltà di Agraria di Portici (Università di Napoli Federico II) e con il Settore di Sperimentazione Agricola della Regione Campania (SeSIRCA).
L’eccellente nettare è prodotto nel quadrilatero comprendente i comuni di Castel di Sasso, Formicola, Liberi e Pontelatone, situati tra la media valle del fiume Volturno e le falde del monte Maggiore, a nord della provincia di Caserta, in piena e fertile Terra di Lavoro.
Plinio il Vecchio, nel capitolo XV del suo Naturalis Historia, già parlava di questa zona decantando l’alta qualità del Trebulanum, il vino dei soldati prodotto a Trebula Baliniensis, l’attuale Treglia di Pontelatone.
Non esistono conoscenze accertate sull’origine del Casavecchia: il nome singolare deriva da un’antica leggenda. Ai primi del Novecento un contadino, Prisco Scirocco di Pontelatone, all’interno del suo podere, presso un rudere con fondamenta di origini romane, ritrovò un vecchissimo ceppo (secondo alcuni studi risalente a ben tre secoli prima), di circa un metro di diametro, sopravvissuto alla peste oidica e all’invasione fillosserica dell’Ottocento.
La propagazione avvenne attraverso il taglio e l’impianto di talee e l’antico metodo della propaggine, descritto anticamente da Columella. Molti agricoltori della zona chiesero i rami ’e chella casa vecchia (di quella casa vecchia) per reimpiantare i propri vigneti.
Il vitigno Casavecchia è molto vigoroso, ma di scarsa produttività, con una resa di circa 60 ql per ettaro; il grappolo, dalla forma cilindrica con più ali, è piuttosto grande ed allungato, spesso molto spargolo.
L’allevamento va dalla spalliera fino all’alberello e l’uva viene raccolta nella prima decade di ottobre.
La vinificazione richiede fermentazione a temperatura controllata in acciaio; il vino matura dodici mesi in botti di rovere nuove di primo passaggio, successivamente la stagionatura continua in bottiglia.
Il vino, a gradazione alcolica 13,5%, ha un intenso colore rubino con unghia violacea e ottima predisposizione all’invecchiamento.
Il corpo è estremamente complesso con tramatura intensa al naso profumata di giuggiole, piccoli frutti rossi e note speziate; si apre con lentezza sul palato, facendo emergere sentori di sottobosco, ribes, mirtilli, mora, prugna, ciliegia, erba e spezie intrisi con fragranze di rosa canina e violetta.
All’esame gustativo risulta molto equilibrato con ottima rispondenza gusto-olfattiva, la persistenza è lunga e ammandorlata con ritorno di cioccolato, caffè e pepe nero.
Il compianto Luigi Veronelli scoprì il Casavecchia a Castel di Sasso e di esso affermò:”Dai vignaioli contadini di Castel del Sasso, un bel vino di autonomo nome: Casavecchia. Completo e armonico, di bel colore rosso, desideroso di razza, se la merita”.
Il Casavecchia, risplendente rubino del Sud, si avvia a passi decisi e sicuri verso un significativo e promettente futuro.
Anna Russo

Anna Russo








