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Latte e derivati: un valido aiuto per i "giorni difficili"

La sindrome o tensione premestruale è un disturbo passeggero che colpisce dall'8 al 20% delle donne in età fertile costituendo un fastidio sia nelle attività quotidiane sia nelle relazioni interpersonali.

La sindrome o tensione premestruale è un disturbo passeggero che colpisce dall’8 al 20% delle donne in età fertile costituendo un fastidio sia nelle attività quotidiane sia nelle relazioni interpersonali.

Una supplementazione dietetica di calcio e vitamina D può ridurne notevolmente i sintomi: 248 donne che hanno assunto 1200 mg di calcio al giorno hanno ottenuto una riduzione del 48% dei sintomi associati alla sindrome.

Uno studio condotto recentemente sul vasto database del Nurse’s Health Study 2 ha:

identificato 1052 donne cui era stata diagnosticata la sindrome,
cercato delle persone di controllo con caratteristiche equivalenti in fatto di età, figli, età alla prima mestruazione, età alla prima gravidanza.
Per entrambi i gruppi è stato valutato:

l’introito giornaliero di calcio, sia attraverso gli alimenti sia attraverso supplementi;
il livello di vitamina D, precedenti all’anno della rilevazione.
In effetti, il consumo di calcio evita che la sindrome si presenti, ma non quando si tratta di supplementi: importante è l’apporto dietetico.

Le donne con l’apporto più elevato di calcio hanno un rischio di sviluppare il disturbo del 20% inferiore a quello delle donne con l’apporto più basso.

Limitandosi al calcio contenuto negli alimenti, il vantaggio aumenta: un 30% di rischio in meno per le donne che ne assumono di più.

Lo stesso vale per la vitamina D: le più forti consumatrici di cibi ricchi di questo micronutriente hanno un rischio inferiore del 40%.

Le donne che consumavano almeno quattro razioni al giorno di latte avevano, rispetto a quelle che ne introducevano una soltanto alla settimana, una riduzione del rischio pari al 32%; con il latte parzialmente scremato o scremato la riduzione era pari al 46%.

Sembra pertanto confermato che il livello di calcio e vitamina D fluttua in corrispondenza con la produzione degli estrogeni endogeni durante l’ovulazione: assumere tali nutrienti ne smorza l’effetto.

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