
Un interessante articolo di Cristiano Consolini su culturalweb.it il primo quotidiano di cultura, da leggere integralmente in versione originale al link:
http://www.culturalweb.it/articles/detail.aspx?id=5b9f67f7-8b20-4760-9047-e53fccb4871a
L’origine della parola colore deriva da un termine latino che significa celare: il colore nasconde, ricoprendola, l’essenza di un oggetto.
Fin dagli albori della storia pigmenti (sostanze insolubili che danno il colore ad un supporto aderendovi) e coloranti (sostanze solubili che tingono penetrando nel supporto), sono stati usati dagli uomini per scopi ornamentali, rituali e artistici.
Il lavoro millenario di pittori e tintori si è basato sull’effetto coprente del colore.
Ciascuna sostanza colorante è come un filtro nei confronti della luce:
un pigmento che noi vediamo di un colore assorbe tutte le lunghezze d’onda dello spettro tranne quella corrispondente al colore percepito, che viene riflessa e va a colpire la nostra retina;
una mescolanza di due tinte sottrae dalla luce più lunghezze d’onda;
un pigmento nero le sottrae tutte;
uno bianco le riflette interamente.
I colori primari sono tre:
il rosso,
il giallo;
il blu.
Mescolati a due a due danno origine ai cosiddetti colori secondari:
arancio (rosso+ giallo),
verde (blu+ giallo),
viola (rosso+ blu),
dalle cui miscele è possibile ottenere tutte le principali varietà cromatiche; sovrapposti, producono una tinta quasi nera.
Importanti sono gli studi e le teorie sul colore nel campo dell’arte messi a punto nella scuola della Bauhaus (1919-1933) con Joseph Albers, Johannes Itten, Paul Klee, Wasilij Kandinsky e Hirschfeld-Mack (che sviluppò il disco dei colori).
Non esisterebbero i colori senza la luce proveniente dalla nostra stella, il Sole, sotto forma di onde elettromagnetiche che in ogni istante ci arrivano alla velocità di 300.000 km al secondo.
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Anna Russo








