"Salvare il pomodoro italiano"

Made in Italy: trasparenza in etichetta dell'origine, controlli e rispetto degli accordi di trasformazione.

Non sono ancora operative le norme
per rendere obbligatoria l’etichetta
“salva pomodoro italiano”
nonostante sia da tempo iniziata
una campagna di raccolta difficile
dove è più che mai necessario
garantire condizioni di trasparenza,
efficienza e responsabilità
nella filiera e nelle Istituzioni
per dare un futuro ad un settore
simbolo del Made in Italy.
Paolo Bedoni

Il presidente della Coldiretti Paolo Bedoni sottolinea che mentre la coltivazione nazionale è a rischio, dalla Cina sono arrivate nell’ultimo anno circa 150mila tonnellate di concentrato di pomodoro da spacciare, per la mancanza dell’indicazione di origine, come prodotto Made in Italy, a danno delle imprese agricole e dei consumatori.

L’obbligo dell’origine in etichetta negli alimenti è, secondo Bedoni, un’arma formidabile per:

garantire l’efficienza nei controlli, il rispetto dei contratti e il futuro del vero Made in Italy dal campo alla tavola;
salvare le imprese;
dare ai consumatori la possibilità di fare scelte consapevoli.
L’Italia è il secondo produttore mondiale dopo gli USA con un raccolto di pomodoro per l’industria di trasformazione che dovrebbe attestarsi essere attorno ai 5 milioni di tonnellate, in riduzione rispetto allo scorso anno e realizzato sia nel nord che nel sud del Paese.

Dopo anni di progressivo declino a favore di condimenti meno tradizionali, che ha determinato un forte calo nei consumi, la classica e semplice pummarola è tornata sulle tavole degli italiani facendo registrare nel 2004 un aumento del 6% nelle quantità acquistate dalle famiglie italiane, con punte del 10% per le passate e del 12% per il pomodoro a pezzettini, sulla base dei dati Ismea-ACNielsen.

Ogni famiglia italiana ha acquistato ben 31 kg di pomodori trasformati ed a essere preferiti sono stati nell’ordine:

i pelati (14 Kg),
le passate (11 Kg),
le polpe o pomodoro a pezzi (5 Kg)
i concentrati e gli altri derivati (1 Kg).

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Pubblicato il 3 settembre 2005 in: Consumi e tendenze alimentari

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