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L'anoressia-bulimia maschile

Intervista al dr. Massimo Felici.

Negli ultimi anni il fenomeno dell’anoressia-bulimia maschile ha assunto una rilevanza preoccupante. Quali sono, a suo parere, dr. Massimo Felici, le cause di tale fenomeno?

Possiamo dire che la crisi della funzione paterna, funzione rappresentante simbolicamente “la legge”, già da tempo indebolisce l’aspetto identificatorio maschile, ponendo i bambini, futuri adulti maschi in una posizione di adolescenza protratta e scarsa responsabilità sui temi dell’adultità, in sintesi possiamo definire ciò come indice di una crisi dell’identità soggettiva maschile.

Ne consegue che l’ideale del corpo, sostituto immaginario di una identità percepita emotivamente difficile da raggiungere, ha permeato maggiormente il mondo maschile; ciò starebbe ad indicare l’ulteriore implosione dell’aspetto identificatorio maschile con le conseguenze che possiamo osservare anche nell’aumento, pur ancora poco dichiarato esplicitamente, dell’anoressia e bulimia maschile.

Credo si debba aggiungere anche una forte interrogazione da parte degli uomini sul mondo femminile, un timore di affrontare l’altro sesso, ritenuto troppo enigmatico ed ansiogeno.

Figure genitoriali femminili troppo possessive comportano per l’uomo un tentativo di replicare il modello autoritario-possessivo con le proprie compagne oppure, per sfuggire a questa modalità di rapporto uomo-donna, incentrato sul “potere” , una labilizzazione dell’identità di genere.

Quali cambiamenti, a livello sociale e familiari ne hanno prodotto la recente manifestazione?

Già da tempo si parla di un forte aumento dell’uso di prodotti di bellezza per gli uomini e di particolare attenzione alla cura del corpo maschile: recentemente mi ha colpito scoprire che il primo Hammam milanese, bagno turco e luogo di massaggi cosmetici e curativi esclusivamente femminile, ha dovuto, per la pressione di una domanda maschile ritenuta non interessata a ciò, creare un percorso per gli uomini in giorni ed orari differenti.

L’ambito della moda, che esteriorizza aspetti psicologici già presenti nella società, ci evidenzia un mondo maschile efebico ed alla rincorsa di ideali fisici anoressici.

Così pure all’interno delle famiglie il tema del cibo prende il sopravvento su altri temi di confronto e discussione, e non vi è più differenza tra l’approccio rivolto ai maschi ed alle femmine, che possono manifestare “disturbi alimentari” nelle forme più svariate.

Osservare la televisione nelle fasce rivolte ai ragazzi vuol dire essere sottoposti ad un bombardamento di merendine e bevande light di ogni genere, che fanno coincidere maschi e femmine a soli corpi come tubi digerenti da saziare in continuazione da parte dei genitori.

Se ci sono, quali sono, i tratti in comune, e quali invece le differenze con il corrispettivo femminile di questo disturbo?

Un paziente in psicoterapia, intelligente e con grande spirito di osservazione ed analisi, mi raccontava con sottile ironia come nella palestra che frequenta regolarmente sente discorsi che vertono sul cibo, sul peso e sul corpo esattamente sovrapponibili tra i frequentatori uomini e donne, con scambio di consigli su prodotti diuretici o lassativi e barrette dietetiche anti-fame.

Egli coglieva la medesima attenzione e preoccupazione rivolta al corpo, il medesimo tentativo di controllare tutti gli atti della giornata e le relative emozioni, da parte degli assidui frequentatori.

Dai discorsi in palestra si poteva cogliere il potente richiamo all’AVERE, avere un corpo scolpito, (reclam di una nota palestra: Qui si allenano i nuovi dei..!) AVERE tutto sotto controllo, rispetto all’ESSERE, essere in quanto soggetto unico e con un forte sentimento di identità.

Così pure gli uomini utilizzano sempre più segni nel reale del corpo (trucco al volto, alle mani e depilazioni una volta erano appannaggio solo delle donne), attualmente depilazioni ed operazioni cosmetiche al volto sono in grande incremento per gli uomini, come pure tatuaggi e piercing in ogni parte del corpo.

Proprio il tema della crisi di identità di genere maschile (non a caso si osserva una forte correlazione tra disturbi anoressico-bulimici ed omosessualità), ritengo caratterizzi il versante maschile di tale sofferenza.

In tale senso potemmo dire che la spinta pulsionale omosessuale è una risposta alla difficoltà di incontro con l’altro sesso, nel tentativo del soggetto di mantenersi in un universo relazionale solo al maschile, percepito più tollerabile e meno ansiogeno.

Come si orienta la clinica psicoanalitica dell’ABA nel trattamento della versione maschile di questo disturbo sino ad oggi considerato prettamente femminile?

L’antropologia ci ricorda che la natura dell’uomo è la sua cultura, e la psicoanalisi ci insegna che essere uomo o donna non si esaurisce nel destino biologico-anatomico del soggetto ma nell’apparato culturale e simbolico che il soggetto stesso è in grado di introiettare ed elaborare nel suo relazionarsi al mondo, nell’incontro con gli altri esseri umani.

Il lavoro sulla soggettività è il lavoro centrale del percorso di cura all’ABA, potremmo dire che si tratta di un viaggio alla ricerca dell’espressività e creatività che il soggetto ha messo in scacco dentro di sé, quale conseguenza della sua esperienza di vita.

Coerentemente a ciò all’ABA non si trattano ed analizzano i temi del cibo, peso e corpo come aspetti disfunzionali da rettificare e “normalizzare” ma si interroga il soggetto sulla sua incapacità (che nel corso del lavoro terapeutico diviene capacità) di emozionarsi, vivere, soffrire e gioire, in una parola sola: amare.

Per informazioni:

Ufficio Stampa ABA:

Tel. 02.29000226

fax 02.29006988

Emanuela Angelini

emanuela.angelini@bulimianoressia.it

www.bulimianoressia.it

Commenti dei lettori

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  • Salvatore

    23 Jun 2010 - 15:55 - #1
    0 punti
    Up Down

    Articolo molto interessante.
    Solo alcune osservazioni: non capisco il passaggio così scontato tra identità di genere e orientamento sessuale che fa in riferimento alla correlazione tra disturbi alimentari ed omosessualità dato che si tratta di due cose completamente diverse. Inoltre da parte mia è difficile cogliere il collegamento tra tutto ciò ed una “crisi di identità di genere maschile”.
    La “ pulsione omosessuale” come soluzione per mantenersi in un universo maschile considerato meno ansiogeno credo che non sia sufficiente come spiegazione. E’ più plausibile pensare che il disturbo alimentare negli omosessuali sia dovuto per la gran parte ad una particolare pressione socio-culturale che appartiene alla minoranza omosessuale. Il tentativo di far fronte a queste pressioni da parte degli omosessuali non è necessariamente assimilabile ad un comportamento tipicamente femminile, si rischia la solita generalizzazione.

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