
Se presente,
il virus dell’influenza dei polli
viene inattivato dalla cottura.
Efsa
Bandire dalle tavole degli italiani o dalle mense scolastiche carne di pollame e uova, sarebbe una misura ingiustificata. Lo afferma, in una nota, il Ministero della Salute, intervenendo dopo la pubblicazione, sulla stampa, delle notizie sull’opportunità di consumare carni di pollame e uova cotte.
Il Ministero conferma che ad oggi ”non esiste evidenza scientifica che il consumo di carni e uova, ancorché provenienti da animali infetti, sia in grado di trasmettere la malattia all’uomo. Il contagio avviene, infatti, entrando in contatto con animali infetti, selvatici o d’allevamento e con le loro deiezioni, com’è confermato anche dall’Oms e dal Centro Europeo per la prevenzione e controllo delle malattie (Ecdc)”.
La stessa Agenzia europea per la sicurezza alimentare - chiarisce il Ministero - raccomanda la cottura di carni e uova come misura generale di prevenzione contro i pericoli microbiologici quali salmonelle e Campylobacter e il rispetto, da parte dei consumatori, delle buone norme igieniche nella manipolazione e preparazione degli alimenti.
Inoltre, il Ministero della Salute ricorda che ”l’attento sistema di sorveglianza, attuato dalle autorità nazionali, garantisce elevati standard igienico-sanitari, che tutelano al meglio la salute degli animali, degli operatori del settore e degli stessi consumatori. I rigorosi controlli, effettuati dalle istituzioni, sono oltre un milione e riguardano tutte le fasi del processo produttivo di pollame e uova: dall’alimentazione fornita agli animali all’allevamento, dalla lavorazione alla distribuzione nei punti vendita”.
Dal punto vista produttivo - ricorda il Ministero della Salute - il nostro Paese è totalmente autosufficiente, con un tasso di autoapprovvigionamento:
· del 106,2% per le carni di pollame;
· del 101% per le uova.
La situazione dell’Italia non è, quindi, assolutamente paragonabile a quella delle nazioni colpite dal virus, dove si assiste a vere e proprie forme di convivenza tra esseri umani e animali.
Va anche sottolineato che da settembre 2002 l’Italia, prima nazione al mondo, si è dotata delle Linee guida per la prevenzione dell’influenza aviaria, messe a punto dal Ministero della Salute.
Esse prevedono una serie di requisiti strutturali, gestionali e di biosicurezza e un’attenta sorveglianza dei volatili, sottoposti periodicamente a prelievi di sangue, che viene analizzato per individuare l’eventuale presenza di virus.
L’Italia, peraltro, non importa prodotti avicoli dalle zone colpite dall’influenza aviaria e sono state rafforzate tutte le misure di controllo per prevenire l’illecita introduzione di prodotti da aree a rischio.
Fonte Adnkronos Salute

Anna Russo








