

Convegno “Il Territorio e i Prodotti DOP/IGP: L’attuale Situazione e Prospettive Future”: per la prima volta, sabato 14 gennaio 2006, il Consorzio Tutela formula le proposte sulla tutela dell’ambiente.
Una certificazione EMAS (Eco-Management and Audit Scheme istituita con Regolamento CEE 761/2001), per il territorio di produzione.
Dopo il saluto e l’introduzione del presidente del Consorzio Tutela Mozzarella di Bufala Campana Dop Francesco Serra, ha preso la parola Mimmo Dell’Aquila, assessore provinciale all’Agricoltura di Caserta.
“Ogni anno il settore primario si dibatte tra mille emergenze: abbiamo aperto una serie di tavoli con le organizzazioni per verificare le opportunità sul Piano di Sviluppo Rurale 2007/2013 prossimo venturo.
L’iniziativa di oggi del Consorzio incide su un altro elemento importantissimo della nostra iniziativa politica: i prodotti di qualità. Abbiamo la necessità di mettere in campo tutte le energie per lavorare sia alla promozione dei prodotti sia alla realizzazione di iniziative di conoscenza del territorio. La Provincia sarà sempre disponibile a lavorare su questo tema, che ritiene essenziale”.
La promozione, secondo l’assessore Dell’Aquila, passa attraverso la possibilità di proporre ai mercati un “paniere delle tipicità” comprendente la Mozzarella di Bufala Campana Dop.
Francesco del Vecchio ha salutato l’uditorio per conto dell’Assessore regionale alle attività produttive Andrea Cozzolino, assente per motivi di salute.
Vincenzo Oliviero, direttore del Consorzio Tutela Mozzarella di Bufala Campana, ha relazionato sul tema: Il Marchio DOP: stato attuale e nuove prospettive.
Dalla relazione di Oliviero emerge che il comparto Mozzarella di Bufala Campana Dop, pur godendo di ottima salute sul piano economico, è sottoposto al rischio del ripetersi di eventuali emergenze come quella del 2003 dovuta alla diossina, riscontrata nel latte.
A fronte di 141 caseifici produttori di Mozzarella Dop, che trasformano il latte di 1900 allevamenti in 30mila tonnellate di mozzarella all’anno, nell’area Dop, grazie al lavoro di 20mila addetti, si produce mozzarella per un fatturato al caseificio di circa 280 milioni di Euro.
Il fatturato medio annuo al consumo è invece di 500 milioni di Euro. Il grosso della produzione (91%) è concentrata in 274 comuni della Campania, 170 dei quali sono posti a cavallo tra le province di Caserta, Napoli e Benevento (55% della produzione).
Eppure, proprio la forte concentrazione della produzione in questa area trasforma il comparto della Mozzarella in un gigante dai piedi di argilla: “Tra il marzo e l’aprile del 2003 - spiega Oliviero -anziché verificarsi il solito aumento fisiologico delle vendite si è registrata una contrazione delle vendite del 20%, dovuto alla pressione mediatica sull’emergenza diossina. In alcune aree del casertano - continua Oliviero - i caseifici hanno fatto registrare contrazioni delle vendite fino all’80%”.
Il tutto a fronte di un dato sconcertante: su tutto il latte sequestrato durante la fase dell’emergenza diossina, l’87% era bovino, il 3% ovino e solo il 10% di bufala.
E pensare che oggi molti caseifici sono certificati Iso 14001. Evidentemente non basta: “Sul nostro territorio durante l’emergenza del 2002/2003 l’Arpac individua le aree nelle quali, sulla matrice erba è stata riscontrata la presenza di inquinanti quali diossine e furani, frutto della combustione incontrollata di rifiuti: in questa occasione allevatori e produttori di Mozzarella Dop, vittime di questa situazione, sono stati ingiustamente considerati dall’opinione pubblica produttori di diossine”.
Quindi la sola certificazione ambientale delle aziende non basta: “È fondamentale creare ed implementare un sistema integrato di certificazione che interessi l’intera area di produzione DOP e IGP: tutti i comuni interessati, le province di appartenenza e non solo il singolo allevamento o caseificio, puntualizza Oliviero”.
“Pertanto - continua Oliviero - il Consorzio propone la certificazione del territorio attraverso la registrazione ambientale europea Emas (Eco-Management and Audit Scheme), istituita con Regolamento CEE 761/2001, che rappresenta lo strumento di politica ambientale ed industriale a carattere volontario volto a promuovere costanti miglioramenti dell’efficienza ambientale.
Questa certificazione è stata ottenuta per la prima volta in Europa dalla Provincia di Parma e ne beneficiano le Dop Parmigiano Reggiano e Prosciutto di Parma”.
Sempre secondo Oliviero: “La componente ambientale è essenziale: rischiamo di perdere la Dop se l’Unione Europea iniziasse a dubitare della salubrità del territorio, occorre reagire. All’Assessore Dell’Aquila dico: promuoviamo il territorio innanzitutto sul piano della qualità, altrimenti non è possibile promuovere i prodotti; costituiamo un tavolo con le Organizzazioni Agricole, Consorzio, Provincia e Comuni per ottenere la certificazione ambientale Emas”.
Ha preso quindi la parola il professor Antonio Malorni, dirigente di Ricerca CNR Avellino, che ha relazionato su: L’Emergenza diossine 2003: un’esperienza diretta.
“Parliamo di un’insieme complesso di 419 sostanze chimiche policlorurate di natura aromatica diverse (diossine e furani). Molte di queste sostanze sono presenti in natura e non sono tossiche. Su queste solo 17 lo sono.
La somma di più sostanze fa sì che si raggiunga un certo grado di tossicità. Durante l’emergenza, sono stati analizzati 64 campioni di latte di bufala e 90 di mozzarella di bufala campana. Solo 5 campioni di mozzarella risultarono sopra i 3 picogrammi di diossina per grammo di grasso, un valore comunque molto basso. Successivamente la contaminazione è risultata sotto la soglia dei 3 picogrammi.
La contaminazione risulta maggiore in alcuni campioni di latte, ma durante il processo produttivo (miscelazione del latte e caseificazione) la diossina tende a diminuire. In ogni caso, l’87% dei campioni di Mozzarella risultò totalmente incontaminata (minore di 1 picogrammo per grammo di grasso) ed il 13% risultò comunque con un livello di contaminazione inferiore ai 10 picogrammi per grammo di grasso, quindi un livello in tracce e non pericoloso, nonostante l’inquinamento dell’ambiente”.
Su tanto Malorni conclude dicendo: “Il controllo delle matrici ambientali è comunque essenziale, poiché, nel tempo, il diffondersi degli inquinanti può peggiorare la qualità degli alimenti”.
È stata poi la volta di Massimiliano Miselli, Dirigente del Servizio Ambiente della Provincia di Parma, con la relazione sul tema: Qualità ambientale e qualità delle produzioni: la diffusione delle certificazioni ambientali nel distretto agroalimentare della provincia di Parma.
Alifraco è partito da un’analisi del territorio parmense, che ha condotto all’implementazione dell’Emas. Il problema fondamentale era rappresentato dalla minaccia all’integrità delle falde acquifere, che sul piano qualitativo subiva l’emergenza dell’innalzamento dei nitrati, derivanti dall’uso diffuso di sostanze chimiche e di deiezioni animali come concimi in concomitanza di carenze qualitative del sistema fognario e depurativo.
Inoltre, sul piano quantitativo, il 50% del fabbisogno idrico della provincia di Parma deriva dalle necessità irrigue. Ne risultava minacciata la possibilità di continuare a produrre due Dop importanti: Prosciutto di Parma e Parmigiano Reggiano.
La provincia di Parma, il 14 novembre 2002, ha pertanto stipulato un Accordo di Programma con i 19 comuni del distretto agroalimentare (che rappresenta il 40% della superficie provinciale ed il 23% della popolazione), il Comitato Emas Italia e l’Arpa Emilia Romagna.
Tra fondi pubblici e privati sono stati attivati investimenti sul territorio della provincia di Parma per 360mila euro. Grazie ai quali si è avviata la certificazione ambientale del territorio, ovvero degli enti, attraverso una complessa catena di comando e controllo.
La provincia di Parma si è assunta l’onere di misurare la distanza dell’ente Comune rispetto ai requisiti del regolamento Emas (Gap-Analisys). I comuni si sono impegnati ad avviare la certificazione ambientale, individuando, secondo le proprie funzioni e possibilità, forme di incentivazione per le imprese del proprio territorio che aderiscono ad Emas.
Successivamente, il 26 aprile 2004, la provincia di Parma ha stipulato un accordo di programma con: Regione Emilia Romagna, Comitato Emas Italia, ARPA, Associazioni imprenditoriali, Consorzio Parmigiano Reggiano e Consorzio Prosciutto di Parma.
Oggetto dell’accordo, una serie di servizi gratuiti, offerti alle imprese e dei finanziamenti, finalizzati al conseguimento della certificazione Emas.
La Regione Emilia Romagna ha erogato finanziamento per 775mila euro per favorire la certificazione Emas di prosciuttifici e caseifici Dop. Mentre la provincia di Parma ha avviato una serie di servizi reali, gratuiti, finalizzati all’implementazione delle norme del regolamento Emas nelle aziende Dop coinvolte.
Ad oggi 10 comuni sono in via di certificazione. La provincia di Parma è certificata Iso 14001 ed Emas. L’Emas è andato al comune di Tizzano Val Parma, mentre Fidenza, Salsomaggiore, Borgo Val Taro e la comunità montana di Parma Est sono già certificate Iso 14001.
Nel frattempo 23 salumifici, 8 caseifici, un’azienda termale e altre 4 attività hanno conseguito la registrazione Emas. Il metodo adottato: quello del coinvolgimento attraverso 3 Forum di Agenda 21 e 40 conferenze di servizio solo nel 2004. (Per maggiori informazioni www.provincia.parma.it ).
Al professor Luigi Zicarelli, della Facoltà di Medicina Veterinaria dell’Università degli Studi Federico II di Napoli è toccato il tema: Allevamento Bufalino: problematiche e tipicità.
Tra il dopoguerra ed oggi il patrimonio bufalino italiana è cresciuto di 24 volte, a fronte di un notevole regresso dell’allevamento vaccino. In media in un allevamento bufalino sono presenti oltre 80 soggetti: una media maggiore di quella degli allevamenti bovini. Con 300mila capi, la bufala mediterranea italiana si appresta a diventare la seconda razza di bovini d’Italia, dopo la Frisona.
Si persegue la valorizzazione della mozzarella, ma ci sono poche sovvenzioni per chi alleva bufale. La MBC è uno dei pochi prodotti legato all’ambiente e contemporaneamente alla razza. In Italia solo la Fontina è legata alla vacca Valdostana.
Ridurre le scorie contenute nell’allevamento bufalino, per ottimizzare l’impatto ambientale, è possibile: “L’abbattimento del 40% delle sostenze inquinanti contenute nelle deiezioni bufaline, si otterrebbe facilmente producendo biogas, e, inoltre con la dieta appropriata che riduce le sostanze azotate”.
A Donato Ceglie, Sostituto procuratore della Repubblica Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, l’onere di chiudere gli interventi con la comunicazione: Dalle illegalità ambientali alla tutela del territorio.
“Questa materia (ambientale) in Italia è dominata da un dato criminogeno che non ha eguali nei Paesi a capitalismo avanzato. La provincia di Caserta è un’area critica. Tutela della Salute e Tutela degli Alimenti, sono ormai i temi dominati del dibattito politico.
I temi dell’acqua, della terra e della salute, sono ritenuti dai più accreditati analisti internazionali, quali temi dominati del XXI secolo.
L’Italia, secondo la Banca Mondiale è l’8^ potenza mondiale, ma scivola al 28^ posto se viene valutata la compatibilità ambientale della sua economia. La Comunità Europea da 20 anni a questa parte detta norme in materia ambientale, sulla base dei 4 principi: prevenzione, precauzione, correzione, “chi inquina paga”.
Il dato più critico è il baratro tra l’astratta previsione normativa e ciò che accade sul territorio.
“L’Italia produce 80 milioni di rifiuti, mentre il sistema impiantistico può al massimo servire il 60% della produzione nazionale. Il 40% segue vie illegali, lungo la direttrice Nord /Sud all’interno del Paese, ma anche rotte internazionale, ed altro.
L’articolo 53 bis del decreto Ronchi ha statuito il delitto di traffico illecito di rifiuti. Molte di queste attività, avvengono sotto gli occhi di tutti. E recentemente sono partite le prime inchieste, che si sono concentrate in Campania. Si lavora per almeno un anno per poter contestare allo stesso tempo il traffico illecito di rifiuti e l’associazione per delinquere.
I controlli preventivi del territorio devono essere la prima risposta”.
Ceglie cita alcune operazioni da lui coordinate. E sottolinea: “Sul piano processuale quando l’ufficio della Procura ha chiuso le indagini, informa le parti offese (associazioni, comuni, regione, province). Questi soggetto si sono fatti avanti e si sono costituiti parte civile, costituzioni ammesse dai Gip. Il che rafforza la pubblica accusa nei procedimenti, sin dalla fase preliminare innanzi al Gup”.
“Nel caso diossine sono stati abbattuti oltre 5000 capi di bestiame, un danno forte, eppure – sottolinea Ceglie - in quel periodo erano diminuiti gli incendi di rifiuti, a causa di una maggiore presenza sul territorio della polizia giudiziaria e delle segnalazioni dei cittadini. Il crimine ambientale esige, secondo Ceglie ”una risposta di sistema, che venga dalle istituzioni dai cittadini, superando un approccio emergenziale, le procure della repubblica non bastano.”
Ricca di spunti la Tavola Rotonda, seguita alle relazioni.
- Raffaele Garofalo, Presidente dell’Associazione Nazionale Allevatori Specie Bufalina: ”In questa partita dell’ambiente noi allevatori bufalini vogliamo fare la nostra parte; siamo i depositari del territorio. Dobbiamo avere la coscienza che la tutela del territorio è un fattore di competitività; inutile continuare ad investire nelle nostre aziende se il territorio è degradato”.
Negli ultimi 40 anni in Campania sono stati sottratti 100 mila ettari all’agricoltura, per favorire lo sviluppo industriale. Occorre invertire la tendenza, andando verso una nuova pianificazione.
Occhio: in Europa si alleva solo lo 0,2% delle bufale. Se i nostri prodotti dovessero perdere attrattiva, sono pronti i paesi asiatici, senza contare la presenza in Europa dell’Est di allevamenti bufalini che possono produrre a bassi costi, anche se all’Italia per ora tocca il 93% dei capi allevati. “Occorre quindi promuovere l’iniziativa del Consorzio, è necessario -dice Garofalo - certificare l’ambiente a norme Emas”.
- Paolo Russo, Presidente della Commissione Parlamentare d’inchiesta sul Ciclo dei Rifiuti: “Credo che la certificazione ambientale Emas, proposta dal consorzio, si imponga come necessità per dare la possibilità alla Mozzarella di Bufala Campana di competere in un mercato dove qualità e sicurezza alimentare sono elementi decisivi”.
“La nostra è un’area di forte criticità ambientale, occorre mettere in campo ogni forma utile per mettere il territorio in una situazione di normalità - ha detto ancora il parlamentare.
Ancora, l’onorevole Russo propone: “Penso ad un’operazione tipo Primavera in Puglia, con un’azione coordinata delle forze dell’ordine che possa sgominare per sempre il traffico di rifiuti, anche se credo non basti. Bisogna tornare alla normalità nel settore dei rifiuti solidi urbani”.
Russo ha poi aggiunto: “Ritengo che l’opportunità oggi offerta dal Consorzio sia grande, soprattutto perché è il mondo della produzione che pone la questione ambientale”.
- Michele Buonomo, Presidente Legambiente Campania: “Dovremmo prendere come esempio il mondo della Mozzarella di Bufala per come ha tentato di salvare un patrimonio culturale, produttivo e ambientale, mentre nell’insipienza generale abbiamo rischiato di distruggerlo sul piano dell’immagine, a causa della crisi diossine del 2004”.
Buonomo paragona poi la certificazione ambientale Emas alla tutela del territorio proveniente dall’istituzione dei Parchi.
- Ferdinando Fuschetti, Comandante regionale del Corpo forestale dello Stato di Napoli: “L’industrializzazione e l’urbanizzazione selvaggia ha inciso con forza e negativamente fino ad oggi sul territorio; il riscatto è possibile se c’è una seria programmazione ambientale. Strano a dirsi: abbiamo la più alta percentuale di aree a Parco, ma anche il più elevato numero di crisi ambientali”.
- Nicola Di Fusco, Comandante provinciale del Corpo Forestale dello Stato di Caserta: “Nei 16 mesi di crisi ambientale 2003 sulle diossine nella provincia di Caserta, si sono riscontrate nelle aree più a rischio, come fattore determinante, valori elevati di inquinanti, ma su oltre 5000 capi abbattuti, nessuno era bufalino. I quantitativi più alti di diossine si riscontrarono sui foraggi secchi”.
Eppure Di Fusco ricorda: “Negli anni precedenti l’attività del Corpo Forestale si è concretizzate nella repressione di numerosi casi di abbruciamenti abusivi di rifiuti”.
- Vito Amendolara, direttore regionale Coldiretti Campania: “Il ministro dell’Ambiente ha stanziato 10 milioni di euro per risolvere il problema diossina sul territorio, dal ristoro alla bonifica”.
Ma, sottolinea Amendolara: “C’è l’Agenzia Nazionale per l’Ambiente ed il Territorio (APAT) che procede in proprio, occorre più coordinamento con ARPAC e CNR per uscire dall’emergenza e per sempre.
Il prossimo finanziamento europeo per l’agricoltura (Piano sviluppo rurale 2007 - 2013) avrà come tema dominante il recupero del territorio Campano - ricorda Amendolara, che sottolinea - il Comitato di Vigilanza ha detto sì alla cabina di regia per il monitoraggio dell’ambiente. Ma occorre ricordare che i soldi del Piano Operativo Nazionale per l’Ambiente in Campania non sono stati spesi. È una grave contraddizione”.
Per sbloccare il tutto Amendolara propone: “Occorre modificare la legge per il governo del territorio della Campania, per evitare che il Piano territoriale Regionale diventi un modo per disporre dell’ambiente a piacimento, distruggendo risorse e conducendo la Campania lontana dalle opzioni di sviluppo europee”.
Amendolara ha inoltre ricordato l’esigenza di rilanciare il progetto di un’Autorità regionale per la sicurezza alimentare in Campania.
- Riccardo Ventre, Europarlamentare, vicepresidente della Commissione per gli Affari Costituzionali: “Mi piace riprendere quanto detto dal professor Zicarelli, la Dop è come un monumento, e nella sua conservazione è il valore”.
Occorre ripartire dal dato del rispetto delle tradizioni secondo Ventre; in Italia ci sono troppi soggetti di controllo e, quindi: “Il fatto che parta dagli imprenditori la volontà della certificazione ambientale, apre una frontiera insperata e sicuramente valida”.
I lavori sono stati conclusi dal saluto di Marco Cerreto, consigliere giuridico del ministro delle Politiche Agricole e Forestali Gianni Alemanno.
Comunicato Stampa N. 2 del 14 gennaio 2006

Anna Russo








