C'era una volta il metanolo

Il 25 e il 26 febbraio, in 22 Città del Vino, in tutte le Regioni, un’iniziativa per ricordare lo scandalo del metanolo. Decine di cantine aperte al pubblico

A vent’anni da quello scandalo

registriamo una profonda trasformazione

del vigneto Italia

avvenuta sotto la spinta alla qualità.

I nostri vini hanno conquistato prestigio,

i vigneti si sono valorizzati,

centinaia di paesaggi viticoli

sono rimasti inalterati.

Floriano Zambon

Il 25 e il 26 febbraio 2006, in 22 Città del Vino, in tutte le Regioni, un’iniziativa per ricordare lo scandalo del metanolo. Decine di cantine aperte al pubblico

Il 25 febbraio per celebrare la rinascita del vino italiano si aprono le cantine di 22 Città del Vino in tutte le regioni italiane.

In ogni Città del Vino coinvolta si terrà il convegno “Accadde domani: a vent’anni dal metanolo il rinascimento del vino italiano”.

Saranno presenti gli esponenti regionali delle Città del Vino, di Coldiretti e Fondazione Symbola, che organizzano l’evento.

Queste le Città del Vino coinvolte:

Asti, Lizzano (Taranto),
Greve in Chianti (Firenze),
Piglio (Frosinone),
Olevano Romano (Roma),
Serrone (Frosinone),
Marsala (Trapani),
Montefalco (Perugia),
San Martino sulla Marrucina (Chieti),
Montecarotto (Ancona),
Melissa (Crotone),
Dozza (Bologna),
Conegliano Veneto (Treviso),
Parco Nazionale delle Cinque Terre (La Spezia),
Santa Giuletta (Pavia),
Benevento,
Rionero in Vulture (Potenza),
Manzano (Udine),
Berchidda (Sassari),
Campomarino (Campobasso),
Morgex (Aosta),
Isera (Trento).
Vent’anni fa, il 17 marzo del 1986, scoppiava lo scandalo del vino al metanolo.

La crisi fu immediata, all’ondata di sdegno per i morti e i danni alla salute di decine di persone seguì un crollo dei mercati del vino italiano senza precedenti.

I consumi interni e le esportazioni caddero in picchiata, decine di aziende finirono sul banco degli imputati, tutto il mondo del vino italiano cominciò a interrogarsi sul futuro.

Si parlava di controlli che non funzionavano, di prezzi troppo bassi, di educazione e informazione alimentare lacunosa.

Poi lentamente il comparto cominciò a risalire la china, le imprese e le istituzioni si riorganizzarono, una nuova sensibilità cominciò a formarsi. Nacquero in quegli anni nuovi movimenti.

Nel 1987 viene fondata a Siena l’Associazione Città del Vino, rete di territori Doc che oggi rappresenta oltre 540 Comuni a vocazione vitivinicola, la prima interfaccia locale per migliaia di aziende.

“A vent’anni da quello scandalo - sottolinea il presidente di Città del Vino, Floriano Zambon - registriamo una profonda trasformazione del vigneto Italia avvenuta sotto la spinta alla qualità. I nostri vini hanno conquistato prestigio, i vigneti si sono valorizzati, centinaia di paesaggi viticoli sono rimasti inalterati.

È nato il fenomeno dell’enoturismo, si è formata una nuova sensibilità commerciale sui vitigni autoctoni, un patrimonio genetico unico.

Abbiamo fatto molti passi avanti ma oggi - avverte Zambon - ci vengono lanciate altre sfide dai nuovi Paesi produttori di vino. È necessario quindi riorganizzarci per una governance del comparto vitivinicolo più incisiva.

Dobbiamo investire sulla ricerca, valorizzare i vitigni autoctoni, accompagnare il fenomeno dell’enoturismo, rilanciare le Strade del Vino, investire sulla scuola e sulla formazione”.

foto intervento

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