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Il "Rinascimento del vino italiano"

Metanolo, dalla strage alla rinascita del vino.


La drammatica vicenda
fece scattare nuove logiche nei consumatori,
un meccanismo virtuoso
che ha portato a riconoscere
i produttori seri e capaci
tagliando fuori gli stregoni improvvisati
che si erano inventati un prodotto
che non poteva esistere.
Ezio Rivella

Sono trascorsi vent’anni dallo scandalo del vino al metanolo.

Un anniversario che ancora oggi fa riflettere e che viene considerato un monito a non ripetere il tragico errore che turbò milioni di consumatori in tutto il mondo e fece traballare l’intero settore enologico nazionale.

Nella sua drammaticità la vicenda del vino al metanolo ebbe il risvolto positivo della consapevolezza della necessità dei controlli su ciò che si beve e si mangia e dalla crisi delle aziende scattò una serie di aiuti economici, volti a superare la difficile situazione, che comportava il crollo delle vendite, con conseguenti ricadute sui livelli occupazionali.

Da quel 1986 il vino italiano ha imboccato la via della qualità seguendo la bussola dell’eccellenza: riducendo la quantità per aumentare il pregio e il valore, riallacciando i legami coi territori, enfatizzando i talenti unici legati al clima, ai terreni, ai vitigni, ai saperi e ritrovando il coraggio di innovare, sperimentare.

È la storia, ancora in cammino, della grande e coraggiosa riconversione di un settore produttivo. Ma la parabola del vino italiano, dall’abisso del metanolo alle vette delle classifiche internazionali, è anche una potente metafora di gente che crede in se stessa, nelle sue radici e nella sua identità, nel suo lavoro.

Un’Italia che si impone sui mercati mondiali e che si difende dalla concorrenza con l’arma che le è più congeniale: la qualità.

Come afferma provocatoriamente ad Alessandro Regoli, direttore del sito WineNews, parlando di quell’annus horribilis: “Il vino italiano, quello vero, è nato esattamente allora”.

Massimo Martinelli parla di un incidente grave, che tuttavia non danneggiò i vignaioli onesti: “Nel campo del vino, così come negli alimentari, ogni tanto emergono alcune vicende oscure che solo il tempo sa poi rimediare. All’epoca delle sofisticazioni per alcuni mesi prevalsero l’emotività e le dichiarazioni allarmate, ma poi si riuscì a tornare alla normalità. La vera svolta c’è stata tra i consumatori: da allora hanno iniziato a prestare molta più attenzione al vino e a informarsi su ciò che portano in tavola”.

A parlare sono le cifre, con un export che il cui valore sfiora i 3 miliardi di euro, mentre nel 1985 rasentava più o meno i 1500 miliardi di lire.

Le produzioni a denominazioni di origine sono cresciute - tra Doc, Docg e Igt - da quel decimo della produzione che costituivano nel 1986, a quasi il 60% del totale.

“Un risultato da record che premia la qualità del vino italiano, il prodotto agroalimentare del nostro Paese più esportato negli Stati Uniti. Un ulteriore e rilevante segnale di fiducia proveniente dai mercati esteri che testimonia il nostro impegno nel rafforzamento strutturale del settore, dove abbiamo puntato su sfide vincenti”.

Il Ministro delle Politiche agricole e forestali Gianni Alemanno commenta così il record delle esportazioni di vino italiano negli Stati Uniti, dove si è superato per la prima volta nella storia il miliardo di dollari in un anno, grazie a un incremento boom dell’11,4% nel 2005.

“Il vino - prosegue il Ministro - si è affermato negli anni come uno dei più autorevoli ambasciatori dell’Italia nel mondo”.

foto intervento

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