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Il percorso di valorizzazione della carne bufalina

Breve sintesi delle relazioni tenute oggi a Napoli in occasione del convegno: ”Il percorso di valorizzazione della carne bufalina, consuntivo del progetto 2005/2006, presentazione del progetto 2006/2007”.

Breve sintesi delle relazioni tenute oggi a Napoli in occasione del convegno:

”Il percorso di valorizzazione della carne bufalina, consuntivo del progetto 2005/2006, presentazione del progetto 2006/2007”

Nel 2005/2006 l’Ente Regionale di Sviluppo Agricolo della Campania (Ersac) ha sostenuto con un impegno finanziario di oltre 70mila euro una campagna per la valorizzazione della carne di bufalo: si tratta di un alimento particolarmente sano e che punta ad occupare una posizione di nicchia nel panorama delle carni italiane.

La campagna è stata organizzata a favore di tutto il settore dall’ Associazione Nazionale Allevatori Specie Bufalina.

Il valore che può sviluppare la filiera bufalina - carne è importante.

Si stima che la macellazione di un capo maschio di 15 mesi (vitellone), che fornisce carne di buona qualità, ha una resa in termini di ricavi per i produttori in media di 1000 euro. Considerato il patrimonio bufalino italiano attuale, la produzione lorda vendibile potenzialmente ottenibile è pari a 45 milioni di euro a livello Italia, dei quali 41, 6 milioni nell’area di produzione della Mozzarella Dop.

Naturalmente, la potenzialità produttiva non è ancora pienamente sfruttata ed il valore della carne è qui prudenzialmente sottostimato. Ad oggi, per avere un valore di raffronto, il valore della filiera bufalina - latte (Mozzarella di Bufala Campana Dop) è di 280 milioni di Euro, franco caseificio, e di oltre 500 milioni di euro di valore al consumo.

Le tre aziende consortili della Campania che si sono sottoposte ad un test di valorizzazione, con vendite guidate, una in Piana del Sele e due in provincia di Caserta, hanno condotto al macello dai loro 50 allevamenti nel 2005 circa 1750 bufali, per un valore della produzione stimabile intorno agli 1,7/1,8 milioni di euro.

Nel 2006/2007 l’Ersac rifinanzia l’operazione nelle mani di Anasb, al fine di assecondare la tendenza degli allevatori ad unirsi, costituendo soggetti capaci di pervenire alla prima trasformazione ed alla commercializzazione della carne di bufalo.

A margine del convegno, è stata annunciata la presentazione di una rivista tecnica sull’allevamento bufalino, edita dall’Anasb: “La Bufala Mediterranea Italiana” diretta dal presidente Anasb Raffaele Garofalo.

Aniello Troiano ha confermato l’impegno di Regione Campania e Arac per approdare in tempi brevi all’Indicazione Geografica Protetta per la Carne di Bufalo Campana.

Ha aperto i lavori Raffaele Garofalo, presidente dell’Associazione nazionale allevatori specie bufalina, che ha sottolineato la consistenza degli allevamenti bufalini italiani nel contesto europeo.

“La bufala mediterranea italiana è presente nella Penisola, dati Anagrafe bovina di Teramo al 30 maggio 2006 in 318.158 capi e rappresenta la popolazione più vasta d’Europa: l’85% dei bufali europei (374. 221, dato FAO) sono in Italia”.

Gli allevamenti italiani sono particolarmente concentrati nelle province dove si produce la Mozzarella di Bufala Campana Dop che contano ben 289.486 capi allevati.

“Nella sola regione Campania le bufale ed i bufali allevati sono 233.771 - sottolinea Garofalo, che aggiunge - con questi numeri la Bufala Mediterranea Italiana è il secondo bovino allevato nel Paese dopo la razza Frisona”.

Il potenziale di maschi da portare al macello a livello Italia in un anno, secondo Garofalo, “è di 45mila bufali anno, calcolati detraendo dai nati maschi gli esemplari da riproduzione e assumendo una mortalità intorno al 3%”. Anche in questo caso la concentrazione più forte è in area Dop: 41.596 bufali anno.

Su queste due quantità può ben essere moltiplicato un valore di commercializzazione di 1000 euro a capo: ”Potenzialmente, oggi, se tutti i maschi non richiesti per la riproduzione fossero portati all’ingrasso ed abbattuti - afferma Garofalo - il valore della filiera sarebbe di 45 milioni di Euro a livello Italia; il 92% di questi ricavi sarebbe situato in Campania e in altre zone dell’area Dop”.

Sempre secondo Garofalo: “La potenzialità di produzione di carne si attesta sulle 5.328 tonnellate anno, delle quali 4.958 tonnellate in area Dop - sottolinea il presidente Anasb, che aggiunge - ammettendo che tutta la carne venisse prodotta e consumata in Italia avremmo un consumo pro capite di 100 grammi di carne bufalina anno”.

In Italia il consumo di carne, di tutti i generi, assomma a 87, 5 chilogrammi anno. Pertanto la produzione di carne di bufalo è da considerarsi di nicchia.

Angelo Coletta, direttore dell’Associazione nazionale allevatori specie bufalina ha invece tratto un primo bilancio sui test promozionali, che hanno accompagnato la commercializzazione di carne bufalina prodotta da tra soggetti imprenditoriali, che associano allevatori della Campania. Il progetto, finanziato dall’Ersac, si è svolto a cavallo tra l’estate 2005 e la primavera del 2006.

Sono stati realizzati:

un video didattico,

l’accompagnamento della carne di bufalo in realtà fieristiche,

una campagna di sensibilizzazione dei medici dietologi sulle qualità dietetiche della carne di bufalo,

una gara tra cuochi,

altre iniziative.
Ma il punto qualificante del progetto 2005/2006 è stato quello delle “vendite guidate”.

“Sono state realizzate ben 247 giornate promozionali in 34 punti vendita della Grande distribuzione situati in Italia - dice Coletta, che sottolinea - di queste 194 a carico del programma e 53 pagate dalle aziende coinvolte”.

Secondo i dati presentati da Coletta: “Nei giorni in cui le hostess hanno invitato i clienti a provare la carne di bufalo si sono registrati dei picchi nelle vendite, mentre nei gironi successivi la quantità di carne venduta, pur calando, risultava comunque superiore del 10% a quella commercializzata prima dell’intervento delle promotrici”.

Gli effetti delle giornate promozionali si sono cumulati nel tempo, facendo si che anche a fondi esauriti le aziende trovassero convenienza a pagare le promozioni, per tentare di giocare ulteriormente al rialzo.

Per i buyer della grande distribuzione la carne di bufalo sta diventando essenziale per differenziare l’offerta.

“Le promoters hanno messo a segno 546 contatti al giorno per un totale di 106mila contatti - dice Coletta, che aggiunge - a fine dicembre 2005 la domanda di carne di bufalo, dopo sei mesi di promozioni, assommava ad oltre 250 animali al mese, contro una capacità produttiva dei tre soggetti consortili coinvolti che non superva comunque i 180 animali al mese”.

Sempre Coletta ha illustrato le linee del piano 2006/2007.

Oltre alle vendite guidate si ipotizza per la nuova programmazione un piano di sensibilizzazione mirato: attraverso la presentazione del video divulgativo in istituti agrari ed alberghieri, facoltà di agraria e veterinaria. Ma anche degustazioni guidate di carne di bufalo del centro nord, finalizzate alla formazione di un pubblico selezionato: sono stati già scelti 35 locali qualificati nelle province di Verona, Cuneo, Torino, Cremona e Roma.

Le vendite guidate standard nei supermercati saranno poi accompagnate da giornate con eventi speciali. Ci saranno giornate a tema, durante le quali sull’acquisto di più prodotti sarà offerto un gadget. Oppure saranno tenute operazioni di co-marketing (omaggio di un chilo di mozzarella se si acquistano più prodotti di carne di bufalo).

Durante queste promozioni sarà inoltre offerta in omaggio a tutti gli acquirenti una cartolina per partecipare ad un concorso a premi, dove sarà possibile vincere un week-end in un agriturismo.

Ulteriore azione potrebbe essere individuata in un supporto gestionale agli allevatori: con l’assistenza nello svezzamento dei maschi, propedeutica alla fase di ingrasso e finissaggio.

Dopo la fase di svezzamento, per addestrare gli allevatori all’ingrasso, gemellarli in allevamenti da carne vaccina in provincia di Benevento ed Avellino.

Raffaele Beato, direttore Ente regionale di Sviluppo Agricolo, afferma: “La carne bufalina al 31 dicembre 2005 ha visto una crescita delle vendite pari a oltre il 5%, grazie all’operazione di valorizzazione sostenuta dall’Ersac. Questo progetto è parte di un’operazione più ampia della valorizzazione della zootecnia della Campania. E nello specifico non è un progetto di secca valorizzazione commerciale ed è uscito dai confini regionali. Ha inoltre dato ampia prova di validità, perché ha puntato ad educare il consumatore. Anche il progetto del 2006 / 2007, prenderà le mosse dalle aziende bufaline, per puntare alla commercializza in una chiave di divulgazione del prodotto. Occorre ora consolidare la clientela acquisita”.

Professor Luigi Zicarelli, docente di Zootecnia all’Università Federico II di Napoli, presidente International Baffalo Federation, sottolinea: “Il bufalo? Non è un animale da latte da un punto di vista funzionale. Dei paesi che allevano bufali, ben 203 (dato FAO), di questi, solo 20 producono latte bufalino. Il 53% della popolazione bufalina censita dalla FAO utilizza questi animale per produrre carne e lavoro.

Tra il 1961 ed il 2005, sempre secondo la FAO, il consumo di carne bovina è diminuito nel mondo in maniera apprezzabile.

Il peso dei consumi di carne di bufalo è invece leggermente aumentata.

Negli ultimi 40 anni, nei paesi nei quali si allevano sia bufali che bovini i consumi di carne di bufalo non sono aumentati. Caso a parte la Russia ed ex repubbliche sovietiche, dove è raddoppiato il patrimonio bufalino tra 1961 e 2005. Ed è crollato quello bovino: il che testimonia l’utilizzo del bufalo per la carne su larga scala.

In passato in Italia, con la prevalenza del latifondo, di un’alimentazione legata al pascolo brado ed allo stazionamento degli animali liberi nei caramoni, si erano sempre abbattuti per il consumo di carne animali vecchi e che non avevano seguito una buona alimentazione per la carne”.

Un buon esempio di allevamento estensivo oggi è presente in America Latina: gli animali sono tenuti su pascoli di graminacee con una percentuale di proteine del 3%.

Il bufalo sino ad oggi è stato sottoalimentato, e quindi l’incremento ponderale basso ne ha sfavorito la valorizzazione. Migliorando il sistema di allevamento e di nutrizione, oggi possiamo ottenere un animale da macello di 4,5 quintali in 16 mesi.

La carne di bufalo si conferma una carne dietetica: con un ridotto apporto di colesterolo, ha un più basso tasso di trombogenicità della carne degli altri bovini. Ha inoltre un più elevato contenuto di ferro. Ottima cosa, anche se sfavorevole dal punto di vista della vita del prodotto sullo scaffale, poiché il ferro ossidandosi tende a cambiare il colore della carne.

Aniello Troiano, segreteria tecnica assessorato agricoltura della Campania, sostiene: Questo progetto di valorizzazione dell’Ersac, seguito dall’Anasb offre uno spunto di riflessione su quello che deve essere il percorso di valorizzazione con un marchio riconosciuto dall’Unione Europea ai sensi del Regolamento 510/2006. Stiamo lavorando all’Indicazione Geografica Protetta e crediamo che sia la via giusta per offrire al bufalo una maggiore possibilità di valorizzazione”.

Comunicato Stampa Finale del 23 Giugno 2006

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