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"Barbetta" o "Barbera" il rosso bio di Venditti è unico

"Per la sua originalità è diventato un classico dell'enologia campana".

Per la sua originalità è diventato un classico dell’enologia campana.

Mi accorgo che, pur avendolo più volte citato, non ho mai dedicato una descrizione compiuta al Barbera Barbetta dell’ Antica Masseria Venditti. Rimedio ora.

Barbera o Barbetta?

La questione è antica.

Diciamo che per la burocrazia si tratta di un rosso ottenuto dalla celebre varietà piemontese allevata nella doc Sannio, dunque Barbera. Nicola Venditti, fiero e scrupoloso vignaiolo di Castelvenere, rivendica, invece, la diversità clonale del vitigno, facendo risalire il nome al pizzetto di un suo antenato, anch’egli viticoltore naturalmente, che continuò ad allevare nelle sue vigne un’antica varietà autoctona, salvata dalla fillossera: Barbetta, dunque.

Sta di fatto che il vino sannita presenta davvero qualche similitudine col sapido nettare astigiano che l’immenso Giacomo Bologna trasformò da ruvido vino da osteria in uno dei più espressivi prodotti dell’enologia italiana.

Cosa concludere?

Ammesso e non concesso che di uva barbera si tratta, visto che do maggiore maggior peso al terroir, propendo per il nome caro al produttore.

Barbetta sia, dunque, e per di più biologico, in barba ai barbosi burocrati benpensanti.

Nel millesimo 2004 il vino, pur conservando i caratteri che lo rendono unico e riconoscibile tra cento e cento altri rossi della zona, assume una nota internazionale, che gli conferisce maggiore immediatezza rispetto al passato.

Di colore rubino scuro con riflessi violacei, limpido, di apprezzabile consistenza, il Barbetta si segnala per l’intensità del profumo fruttato (soprattutto di more mature), al quale si accompagnano note lattee, una leggera speziatura, sentori balsamici.

Soddisfacente il riscontro gustativo, grazie ad un equilibrio non sempre raggiunto nelle annate precedenti, tra la componente polialcolica e quella acida.

Non mancano una piacevole nota sapida e qualche astringenza.
Abbastanza lungo, mantiene la sua coerenza fino in fondo.

Da provare sulla pasta con sughi strutturati, sul pollo alla diavola, sul gulasch alla tirolese o sul chili con carne (magari mentre sparate a tutto volume un rock & roll di Joe King Carrasco).
Per l’originalità merita anche la quarta bottiglia.

Fonte: Il Corriere del Mezzogiorno, 2 luglio 2006

Per informazioni:
sito web: www.venditti.it
e- mail: masseria@venditti.it

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