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Lo scenario attuale dei DCA

Lo scenario dei disturbi alimentari, parallelamente al mutamento della società contemporanea, sta progressivamente evolvendo fino ad assumere proporzioni epidemiche sconfortanti e, per effetto della globalizzazione mediatica, in espansione anche nei paesi in via di sviluppo.

Lo scenario dei disturbi alimentari, parallelamente al mutamento della società contemporanea, sta progressivamente evolvendo fino ad assumere proporzioni epidemiche sconfortanti e, per effetto della globalizzazione mediatica, in espansione anche nei paesi in via di sviluppo.

Anoressia, bulimia, ortoressia nervosa, obesità psicogena, eating emozionale, BED (Binge Eating Disorder continuano a colpire in percentuale del 99% il sesso femminile, ma non soltanto in età adolescenziale, come accadeva in passato.

Un prestigioso centro di cura statunitense, nel 2003, aveva già segnalato che un terzo delle sue pazienti superava i trenta anni; in numero sempre maggiore genitori di bambini intorno agli otto/nove anni si rivolgono disperati ai servizi assistenziali; secondo un’inchiesta inglese, condotta su un campione di mille ragazzi, un terzo dei giovani lenisce il proprio bisogno d’affetto mangiando cibi grassi e poco salubri; l’ambito della moda evidenzia un mondo maschile efebico alla rincorsa di ideali fisici filiformi; l’anoressia inversa, dilagante negli Usa, colpisce uomini muscolosi, i quali paradossalmente percepiscono il proprio aspetto gracile; un’indagine condotta su un campione di ultrasettantenni ha rivelato che il 20% è ad alto rischio di comportamento alimentare improprio.

Nella nostra penisola la stima delle persone sofferenti è di ben tre milioni, in prevalenza donne, di età compresa fra i 15 e i 50 anni.

Le cause dei DCA sono multifattoriali e complesse: un recente studio italiano, svolto da un’equipe di ricercatori dell’ateneo di Padova, ha dimostrato che complicanze ostetriche perinatali aumentano il rischio futuro di ammalarsi di DCA; bambini ipernutriti con golosità e prelibatezze diventano a rischio bulimia da adulti; ricercatori dell’Imperial College di Londra hanno individuato nel sangue dei pazienti una molecola, denominata cart, presente in dosi raddoppiate rispetto agli individui che non soffrono di disturbi alimentari.

Le matrici dell’aumento preoccupante ed esponenziale dei disordini sono, però, soprattutto di ordine culturale, insite negli imperativi al consumo e al culto dell’immagine diffusi in modo pervasivo dalla società del benessere.

La gravità del fenomeno è allarmante: l’anoressia, in particolare, è la prima causa di morte tra le malattie psichiatriche, espressione di un profondo disagio personale.

La portata sociale dei DCA ha spinto ultimamente il Ministero per le Pari Opportunità e il Ministero della Salute a lanciare una massiccia campagna di informazione e sensibilizzazione su anoressia, bulimia e obesità: un milione di opuscoli divulgativi sono stati distribuiti nelle ASL, negli ospedali, in tutte le farmacie d’Italia e presso le associazioni che si occupano del problema per aiutare le persone a riconoscere il disagio, affrontarlo con l’aiuto di esperti e ridurre il lasso di tempo fra la comparsa dei primi sintomi e l’inizio della terapia.

Le vittime sono persone sofferenti, bisognose di aiuto discreto e di ascolto paziente: la deformazione della figura corporea nell’obesità, la scheletricità dell’anoressia, il rituale sconvolgente del vomito autoindotto nella bulimia, esprimono figurativamente profonda sofferenza psicologica, fame insoddisfatta di amore, sete di cure e di carezze, richiesta improrogabile di motivazione, senso e significato esistenziale.

La preoccupante rilevanza del disagio contemporaneo induce a riflettere sull’importanza fondamentale di seri interventi preventivi, fondati su programmi mirati nel campo dell’educazione alimentare olistica e della promozione di stili di vita salutari.

Anna Russo

- Anna & “AVISaRoma”

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