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La Rosa

"La rosa, il fiore per eccellenza, per la sua forma e la sua bellezza ha evocato tanti e tali significati che se ne potrebbe fare un trattato", afferma Silvano Parisen.

Se la Natura è espressione della volontà divina, ogni aspetto di essa dovrebbe richiamare a tale volontà. Mondo minerale, mondo vegetale, mondo animale, tutti dovrebbero contenere in sé qualche richiamo al divino che li ha generati.

Ed in effetti, se guardiamo alle varie tradizioni sono moltissimi gli esempi di realtà del mondo sensibile che sono prese a simboli di particolari aspetti del mondo soprannaturale.

Nel mondo vegetale tali esempi si sprecano.

Pensiamo alla rosa, il fiore per eccellenza, il fiore che per la sua forma e la sua bellezza ha evocato tanti e tali significati che se ne potrebbe fare un trattato.

Contemplandola ognuno potrebbe, secondo la sua condizione psichica e spirituale, vedere tanti e diversi simboli: il più elementare, ispirato alla sua breve durata, è l’impermanenza della vita o la fuggevole bellezza femminile.

Un poeta latino nel IV secolo, sulla scia di altri poeti del tempo scriveva:

“Un unico giorno abbraccia la vita della rosa,
in un istante essa unisce gioventù e vecchiaia”.

(Decimo Magno Ausonio)

Dalla sua forma, con i petali che si racchiudono in maniera concentrica attorno ad un centro qualcuno ha pensato alla ruota, simbolo del tempo che scorre, dell’eterno ciclo di vita-morte-vita.

Un simbolo che possiamo ritrovare sia nelle religioni orientali - caratteristico vedere nei templi le ruote di legno che i fedeli devono far girare - sia nella tradizione cristiana dove si usava abbellire le facciate delle chiese medioevali con il “rosone”, un oculo a raggiera che propriamente si chiama rota. Una rota, o rosone, che può simboleggiare anche la realtà della manifestazione con al centro il Creatore che si dispiega nei raggi o nei petali dei vari archetipi divini.

Un’immagine che è ripresa da Dante, il sommo poeta, che nel Paradiso, per rappresentare l’empireo dei beati oranti e osannanti attorno al proprio Dio, non trova altro di meglio che paragonarlo ad una rosa:

“In forma dunque di candida rosa
mi si mostrava la milizia santa
che nel suo sangue Cristo fece sposa”

(Paradiso XXXI, 1-12)

Dunque il turbinio delle schiere dei beati che volteggiano attorno alla Sorgente divina, come i petali della rosa che si stringono in sfere concentriche attorno al proprio bocciolo.

E su di esse domina un’altra rosa, la Vergine Maria. Attribuzione, questa, operata nel sec. XII dai filosofi cristiani della Scuola di Chartres che avevano rielaborato il concetto classico di Natura trasponendo alla Madonna molti degli attributi che ornavano le dee dell’antichità. In epoca ellenistica, le rose simboleggiavano il primo grado di iniziazione ai misteri di Iside, la Grande Madre.

Per un cristiano la Grande Madre non può essere altri che la Vergine Maria e quindi ben gli si addice l’attributo di Rosa e in onore della Rosa Maria si recita il Rosario. Pregare con il Rosario significa simbolicamente costruire un rosaio in onore della Vergine Maria e si ispira a quelle corone di fiori che erano l’ornamento usuale nelle feste profane e religiose, doni cortesi, omaggi, dimostrazioni d’amore.

Silvano Parisen

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