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L’Orzo e la Birra

L'orzo, simbolo di fertilità e di abbondanza, è anche un mezzo per mettersi in contatto con il mondo soprannaturale.

 

 

 

 

 

 

 

 

Assieme al frumento anche l’orzo è uno di quei cereali che sono ricchi di significati simbolici. Come il frumento esso è simbolo di fertilità e di abbondanza, ma oltre a questo, l’orzo è anche un mezzo per mettersi in contatto con il mondo soprannaturale. Dall’orzo, infatti, si ricava una bevanda particolare, la birra.

 

I semi del cereale, torrefatti e triturati, poi messi a fermentare nell’acqua, forniscono una bevanda alcolica e spumosa che è conosciuta fin dall’antichità.

 

La conoscevano i Sumeri che, nella saga di Gilgamesh, descrivono come la scimmia Enkidu, si trasformi in uomo dopo essersi saziata di pane e aver bevuto sette boccali colmi di birra. La conoscevano i babilonesi che, oltre all’orzo, per produrla usavano anche il farro e altri cereali mescolati assieme. La birra dei babilonesi era particolarmente apprezzata dagli egiziani che, a poco a poco, ne divennero i principali produttori.

 

La bevanda fermentata degli egiziani si chiamava shekar e aveva un significato simbolico particolare: si usava infatti inserirla nel corredo del morto per aiutarlo ad affrontare il viaggio nell’Aldilà. 

Successivamente la birra si diffuse nell’Europa centrosettentrionale - a differenza di quella centromeridionale in cui non riuscì mai a soppiantare la cultura del vino. 

 

La si trova nelle aree di tradizione celtica, in Pannonia, Dalmazia, Illiria. In queste zone la birra viene chiamata sabaia o sabaius, un nome simile a quello del dio Sabazio, una divinità tracio-frigia le cui funzioni erano simili a quelle del dio Dionisio.

 

Ed in effetti la birra viene usata dai Celti nelle cerimonie religiose e le abbondanti libagioni avevano lo scopo di indurre i partecipanti in uno stato di ebbrezza che permetteva loro di mettersi in contatto con gli dei e di trarne ispirazione per le loro azioni. Ma non solo; in alcuni casi lo stato di ebbrezza si configura come un sacrificio. Il bevitore, infatti, una volta raggiunto questo stato, si poneva come la vittima di un sacrificio. Rinunciava a se stesso e diventava strumento in mano agli dei, che in questo modo potevano manifestare il loro volere.  

La birra diventa quindi una bevanda sacra, simbolo di comunanza con gli dei, e viene usata nelle cerimonie evocative e nei riti di preparazione.

 

Quello che oggi noi chiamiamo “brindisi” era originariamente un rito orale, accompagnato da gesti che volevano offrire agli dei la misteriosa potenza contenuta nella bevanda inebriante per ottenere il loro favore.

 

Era un tempo in cui gli uomini potevano ancora comunicare con gli dei. Oggi questo filo si è spezzato e l’uomo deve trovare il divino per altre vie, con altri mezzi.

 

Resta comunque il ricordo di quegli antichi rituali, ma i gesti che li accompagnano sono privi di significato perché svuotati delle loro radici religiose.

 

Così il brindisi attuale accompagnato dalla formula “alla salute” o “beviamo alla salute” è solo una consuetudine e la propensione al bere e all’ubriacarsi non è più un mezzo per elevarsi ma è solo causa di abbruttimento. 
 

Silvano Parisen

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