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Il Melograno

"Fecondità, abbondanza, regalità sono gli attributi delle Grandi Madri ed infatti sono molte le rappresentazioni in cui la melagrana viene abbinata a queste figure rappresentative", sottolinea Silvano Parisen.

Pianta originaria dell’Asia, il melograno produce un frutto, la melagrana, che è come una grossa bacca dalla scorza coriacea e dai colori vivaci che possono variare dal rosso più tenue al rosso più acceso. A maturazione avvenuta il frutto è sovrastato da un calice di petali che formano una specie di corona e al suo interno è pieno di semi succosi, di un rosso sanguigno-brillante e dal sapore dolce-acidulo.

La quantità e la bontà dei semi hanno sempre evocato simboli di abbondanza e fecondità e la presenza del calice fatto a corona ha aggiunto anche il simbolo della regalità.

Fecondità, abbondanza, regalità sono gli attributi delle Grandi Madri ed infatti sono molte le rappresentazioni in cui la melagrana viene abbinata a queste figure rappresentative.

In provincia di Salerno, a Capaccio Vecchio, in un santuario mariano, si venera una Vergine col Bambino Gesù che tiene nella mano destra una melagrana come fosse uno scettro: è la Madonna del Granato.

Nel museo di Paestum si può ammirare una statua arcaica, probabilmente del VII secolo a.C. che raffigura la dea Era con un bambino in braccio e nella mano destra il frutto del melograno. Anche Pausania, nel 300 a.C. aveva descritto una statua di Era in Argo, maestosa nel suo trono, che portava in una mano il frutto e nell’altra lo scettro.

Ma anche altre dee, Atena, Afrodite, Persefone furono ritratte con questo simbolo vegetale che alludeva a fecondità e regalità. Simbolo che poi fu attribuito alla Madonna. Famosa, fra le altre, la Madonna della melagrana del Botticelli.

Numerosi sono anche i miti in cui compare la melagrana, in particolare quello riferito a Persefone. Narra il mito che la dea, figlia di Zeus e Demetra stava passeggiando nei prati fioriti quando venne rapita da Ade, il dio degli inferi, che la portò con sé nonostante ella piangesse e si disperasse.

Il rapimento fu possibile per il tacito assenso di Zeus, ma quando Demetra lo venne a sapere, si adirò talmente tanto che impedì ai frutti della terra di maturare. Zeus preoccupato per la sorte degli uomini fu costretto chiedere a Ade di liberare Persefone.

Il dio degli inferi acconsentì alla richiesta di Zeus e liberò Persefone ma, prima di lasciarla andare, volle che assaggiasse il seme del melograno, dolce come il miele.

Quando Demetra potè finalmente riabbracciare la figlia, fu subito assalita da un presentimento e chiese alla figlia se per caso non avesse mangiato qualche cibo finchè si trovava nell’Ade, perché se l’avesse fatto, il suo destino era di ritornare ogni anno per almeno una stagione in quel luogo tenebroso. Purtroppo era così e la dea, da quel momento, dovette trascorrere una parte dell’anno presso il regno degli inferi.

In questo mito la melagrana ha la funzione di costringere la Grande Madre, espressione della Natura, a scendere periodicamente negli inferi, a morire nella stagione invernale per poi risorgere a nuova vita in Primavera.

La melagrana diventa così il simbolo del rinnovarsi del cosmo, della sua perenne rigenerazione nel ciclo eterno di vita-morte-vita.

Silvano Parisen

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