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L’Olivo

L’olivo è simbolo di rigenerazione, pace, castità.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Narra la Genesi che Noè, passati i 40 giorni del diluvio universale, per accertarsi che le acque si fossero ritirate liberò prima un corvo e poi una colomba, ma entrambi, dopo poco tempo, ritornarono all’Arca: segno che non avevano trovato nemmeno un lembo di terra dove posarsi. Dopo una settimana liberò di nuovo la colomba e questa volta essa ritornò con un ramoscello d’olivo nel becco.

Da quel momento l’olivo assunse un duplice significato: diventò il simbolo della rigenerazione, perché, dopo la distruzione operata dal diluvio, la terra tornava a fiorire; diventò anche simbolo di pace perché attestava la fine del castigo e la riconciliazione di Dio con gli uomini.

 

Ambedue i simboli sono celebrati nella festa cristiana delle Palme dove l’olivo sta a rappresentare il Cristo stesso che, attraverso il suo sacrificio, diventa strumento di riconciliazione e di pace per tutta l’umanità. In questa ottica l’olivo diventa una pianta sacra e sacro è anche l’olio che viene dal suo frutto, le olive.

 

Usato una volta per alimentare le lucerne, assunse poi un significato del tutto particolare. Come nella lucerna, bruciando, diventava strumento di luce, così, nei riti dell’unzione, esso poteva accendere la luce divina in colui che veniva unto. Per questo re e sacerdoti venivano consacrati con la cerimonia dell’unzione e numerosi sono gli esempi narrati nella Bibbia.

 

Significativo è l’episodio della consacrazione di Davide in cui l’angelo spiega a Samuele cosa deve fare per consacrare il futuro re e sacerdote di Israele: “Allora io ti indicherò quello che dovrai fare e tu ungerai chi ti dirò”. Allorché compare Davide il Signore stesso ordina a Samuele “Alzati e ungilo: è lui”. Allora “Samuele prese il corno dell’olio e lo consacrò [Davide] con l’unzione in mezzo ai suoi fratelli; e lo spirito del Signore si posò su Davide da quel giorno in poi” (1 Sam.16,3; 16,12-13).

L’unzione quindi introduce alla sfera divina e simboleggia la presenza del Signore e con questo significato viene ancora usata in numerose cerimonie della liturgia cristiana come il battesimo, la cresima, l’ordine sacerdotale, l’estrema unzione.

Ma l’olivo e l’olio non sono sacri solo per i cristiani. Anche per i mussulmani questa pianta ha un valore particolare. Ne parla Maometto nel Corano: “Dio è la luce dei cieli e della terra. La sua luce è come quella di una lampada, collocata in una nicchia entro un vaso di cristallo simile a una scintillante stella e accesa grazie a un albero benedetto, un olivo che non sta a oriente né a occidente, il cui olio illuminerebbe anche se non toccasse fuoco” (Surat sulla Luce XXIV).

E tornando indietro nelle tradizioni, troviamo che anche i greci antichi consideravano l’olivo una pianta sacra e la usavano per fare delle corone con cui cingevano gli atleti vincitori delle olimpiadi. A quel tempo la pianta non era ancora l’olivo coltivato ma il suo progenitore selvatico l’oleastro. Secondo il mito ci pensò Atena a trasformare la pianta selvatica in pianta coltivata e da quel momento essa divenne sacra alla Vergine Atena e di conseguenza divenne anche simbolo di castità.

 

Silvano Parisen 

 


 

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