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L’educazione alimentare e il MiPAAF

La scuola rappresenta il punto di riferimento più importante per il radicarsi di una cultura nutrizionale adeguata.

Il Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, MiPAAF, con sede in via XX Settembre, a Roma, è attualmente presieduto dal ministro Paolo De Castro, il quale ha recentemente dichiarato: “L’educazione alimentare rappresenta oggi uno dei grandi obiettivi che il Ministero da me guidato deve porsi. È evidente che non può essere questa sola Amministrazione ad intraprendere con successo tale strada: altre forze nazionali e territoriali si uniscano in un’unica strategia che veda protagonisti anche i consumatori, i produttori e la distribuzione”.

Il capo del Dicastero, constatando con compiaciuta soddisfazione che le campagne promosse dalla compagine governativa raccolgono l’entusiastica adesione e partecipazione di docenti e studenti, sia italiani che europei, ha rivolto un sentito ringraziamento al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che ha gratificato le varie iniziative culturali con un riconoscimento personale.

De Castro sollecita i media affinché “diffondendo le proposte elaborate dai ragazzi, contribuiscano a dare un nuovo impulso all’affermazione dell’educazione alimentare, cultura ancora non sufficientemente diffusa nel nostro Paese: non potrà che beneficiarne il sistema agroalimentare italiano, grazie alle grandi potenzialità espresse in materia di diversità biologiche e tradizioni alimentari”.

La scuola rappresenta il punto di riferimento più importante per il radicarsi di una cultura nutrizionale adeguata: una recente indagine condotta in cinque stati membri dell’Unione Europea (Germania, Francia, Gran Bretagna, Italia, Repubblica Ceca) su “Cosa pensano gli Europei della loro alimentazione e della loro salute?”, ha evidenziato che i programmi scolastici sono considerati il mezzo maggiormente efficace per promuovere stili di vita salutari e abitudini nutrizionali sane e corrette.

Promuovere consumi consapevoli, sobri, etici, solidali, ecocompatibili, operare scelte alimentari attente ai requisiti di sicurezza e di qualità, implica una profonda riflessione sui molteplici aspetti storici, culturali, antropologici legati alla produzione del cibo e delle bevande all’interno del territorio d’origine.

Il paniere agroalimentare italiano è straordinariamente ricco di prodotti enogastronomici eccellenti, apprezzati ed affermatisi con distinzione sui mercati esteri a livello planetario: attualmente il Bel Paese è leader indiscusso in Europa per i prodotti a denominazione d’origine protetta.

“La mappa regionale delle specialità - sostiene la Coldiretti - non costituisce soltanto un utile riferimento per i consumatori particolarmente attenti alla gastronomia, ma è in grado anche di attivare un importante indotto turistico”.

Imparare a conoscere e ad apprezzare la molteplicità della gamma di sapori tipici, peculiarmente legati ad usi e costumi dalle antichissime tradizioni, indissolubilmente intrecciati a storia e cultura locale, promuove la qualità della vita e combatte l’omologazione del gusto causata dalla dilagante globalizzazione.

Le specialità di un dato territorio vanno protette, salvaguardate e valorizzate in quanto riflesso dell’identità storico - culturale di appartenenza di un gruppo sociale: strategie politiche coerenti e sinergicamente tradotte in interventi organici possono far leva vincente sui prodotti di qualità per la promozione territoriale e la fioritura di una solida ricchezza economica.

Auspicare una vita migliore per le nuove generazioni significa sia prevenire i comportamenti a rischio sia dedicare crescente attenzione a metodi di produzione sostenibili dal punto di vista energetico, all’enogastronomia di qualità, allo slow food, al piacere della buona tavola, gradevole appuntamento di condivisione, interrelazione, crescita quotidiano.

Anna Russo

- Anna & “AVISaRoma”

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