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Marketing dei colori per gli alimenti

Vino, aceto, caffè: per rendere famosi internazionalmente i cibi e la cucina nostrana l'occhio vuole la sua parte.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il colore di un alimento

è il primo fattore

di attrazione o repulsione.

 

Quando scegliamo un alimento sugli scaffali dei negozi e dei supermercati, spaghetti e pennette devono essere gialli ‘al punto giusto’, il rosso della carne la rende più o meno appetibile, la frutta deve sembrare matura, i dolci fragranti e gustosi, dal vino rosso ci aspettiamo un color rubino intenso.

 

Del resto, chi riuscirebbe a mangiare della pastasciutta bianca come il latte, una bistecca o un salame violacei, brioches verdi o il Parmigiano con sfumature azzurre?

 

Molte ricerche nel campo della Scienza dell’Alimentazione hanno proprio evidenziato che la scelta e l’acquisto degli alimenti sono determinati non solo dalle qualità intrinseche dei cibi, ma anche da diversi altri fattori individuali e collettivi, di tipo psicologico e sociale, in particolare, il colore, perché funziona da anticipatore del ‘gusto’.

 

È quindi senz’altro vero che a rendere famosi nel mondo la nostra cucina, la nostra pasta, il nostro vino è il loro aspetto cromatico.

 

E la gran parte dell’industria alimentare italiana utilizza per la definizione del colore le tecnologie Konica Minolta.

 

Il colore di un alimento è il primo fattore di attrazione o repulsione. Funziona sia come ‘segnale’ dello stato fisico dell’alimento (indicando se è maturo, acerbo, ben conservato, deperito, dolce, aspro, eccetera), sia come ‘simbolo’ di emozioni correlate a caratteristiche fisiche: può suscitare paura se ‘ricorda’ caratteristiche negative, gioia se rimanda a caratteristiche positive, secondo appunto le aspettative personali e socioculturali del soggetto.

 

In una società dove la scarsità di grassi è ritenuto un fattore positivo, l’aspetto ‘magro’ di un alimento ne favorisce l’acquisto da parte dei consumatori.

 

Le aziende alimentari italiane sono quindi attentissime a queste caratteristiche proprio per soddisfare i gusti e le abitudini del mercato e utilizzano sofisticati strumenti e tecnologie Konica Minolta per mettere a punto alimenti e prodotti in linea con i bisogni cromatici dei clienti.

 

I segreti per misurare il ‘colore giusto’ degli alimenti sono racchiusi in particolari apparecchi dai nomi poco conosciuti e quasi criptici: colorimetri e spettrofotometri.

 

I primi studi scientifici di psicologia applicati al colore risalgono agli inizi del Novecento, più o meno nello stesso periodo in cui il pittore Vasily Kandinsky amava dire che “il colore è un mezzo per stimolare direttamente l’anima”.

 

Nel ‘Test dei colori’ elaborato nel 1949 dallo studioso americano Max Luscher, il blu, ad esempio, è indicato come sinonimo di tranquillità, dolcezza e fiducia, come, non a caso, comunicano simbolicamente le confezioni di pasta e di dolci di alcune note aziende (e anche i loro loghi), riportando alla memoria anche i vecchi fogli color ‘carta da zucchero’ delle drogherie di una volta.

 

“Attraverso l’impiego di un colorimetro o di uno spettrofotometro è possibile analizzare e misurare il colore di ogni oggetto e materiale, e quindi anche di cibi e prodotti alimentari per riprodurlo esattamente” spiega Renato Figini, Instrument Systems manager di Konica Minolta; “le aziende fanno ampio uso di questi strumenti nelle fasi di preparazione e confezionamento dei prodotti che finiscono sulle nostre tavole.

 

Quasi tutti i più importanti pastifici italiani, per esempio, utilizzano tecnologie Konica Minolta per definire il colore delle semole di grano, come materia prima, e della pasta, poi, come prodotto finale, che di norma deve risultare tra il paglierino (simile al colore della paglia) e l’ambrato (tendente più all’arancione). Ciò che ha caratterizzato da sempre i nostri strumenti sono la robustezza, l’affidabilità, la semplicità d’uso”.

 

Colorimetri e spettrofotometri somigliano a dei grandi joystick, con alla base sensori per analizzare il campione di materiale e in cima un display a cristalli liquidi dove compaiono dati e cifre. Sono impiegati per misurare i colori di una grande varietà di alimenti, tra cui pasta, carne, tonno in scatola, formaggi, frutta, dolciumi, cioccolato, e anche caffè. Questi strumenti sono impiegati anche per produrre alimenti con le stesse identiche componenti alimentari e nutrizionali.

 

Ogni sostanza chimica ha, infatti, un proprio ‘spettro’ di colori, peculiare e caratteristico. Nel caso delle farine, ad esempio, si misura l’indice di bianco così come per ogni tipo di pasta si rileva l’indice di giallo. E a livello industriale, come si produce un vino che sull’etichetta promette un bel “rosso rubino tendente al granata”? E come è possibile ottenere decine di migliaia di bottiglie tutte con un vino dello stesso colore?

 

Colorimetri e spettrofotometri targati Konica Minolta forniscono le ‘unità di misura’ del colore, danno una cifra, una formula, un codice per la misurazione dei colori, per cui per ogni tipo di vino, dal Refosco friulano al Primitivo pugliese, si può determinare un codice identificativo della sua colorazione.

 

Un altro fiore all’occhiello dell’artigianato e dell’industria alimentare italiana, l’aceto balsamico tradizionale di Modena e di Reggio Emilia, a denominazione di origine protetta (Dop). L’istituto Agrario di San Michele all’Adige (Iasma), in provincia di Trento, uno dei più importanti centri italiani di ricerca del settore a livello internazionale, utilizzando le tecnologie Konica Minolta ha infatti identificato una metodica ufficiale per la caratterizzazione degli aceti balsamici tradizionali, nonché per la determinazione del colore del vino.

L’aceto balsamico tradizionale Dop di Modena e Reggio Emilia è prodotto secondo regole rigorose. L’aceto balsamico ‘affinato’ deve essere invecchiato almeno di 12 anni, quello ‘extra vecchio’, almeno 25 anni.

 

L’istituto Agrario di San Michele all’Adige, sempre impiegando spettrofotometri Konica Minolta, controlla, per ogni linea di produzione, le caratteristiche cromatiche e quindi qualitative. Altre applicazioni, tra quelle più recenti, delle tecnologie di misurazione del colore riguardano il comparto ortofrutticolo, dove vengono ad esempio impiegate per controllare il grado di maturazione dei kiwi, o quello della tostatura del caffè.

 

La rilevazione del colore permette di individuare il giusto livello di tostatura dopo la macinazione del caffé, prima che venga confezionato per poi essere servito fumante e aromatico in una tazzina, con magari accanto un po’ di cioccolato, anche questo dal colore controllato e misurato dai colorimetri hi-tech.   
 
Fonte: Marketpress.info

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