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Lettera aperta al Ministro per la Salute On. Livia Turco

"Angoscia e tristezza: sono questi i sentimenti che trovano spazio, purtroppo, alla notizia della tragedia del pullman che si è capovolto provocando la morte di due bambini e il ferimento di altri tra cui alcuni ancora gravi".

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Angoscia e tristezza: sono questi i sentimenti che trovano spazio, purtroppo, alla notizia della tragedia del pullman che si è capovolto provocando la morte di due bambini e il ferimento di altri tra cui alcuni ancora gravi.

E ancor più amarezza si prova nell’apprendere che l’autista avrebbe provocato l’incidente dopo aver bevuto troppo ed aver fumato cannabis.

Alle famiglie colpite esprimo con sincerità vicinanza e cordoglio.

Il fatto di cronaca, come era inevitabile, ha creato molte reazioni rinfocolando il dibattito sul tema dell’uso delle droghe leggere e dell’alcolismo, provocando - come spesso accade in certi drammatici casi - commenti che rischiano di creare nel dibattito equivoci e confusione. E come presidente dell’Associazione nazionale delle Città del Vino, oltre 550 comuni italiani in rete, non posso non intervenire.

Mi riferisco, in particolare, ad un passaggio dell’intervista rilasciata dal Ministro per la Salute, l’On. Livia Turco, uscita questa mattina sul quotidiano “la Repubblica”, nella quale, commentando le reazioni al tragico incidente, afferma che non si deve essere ipocriti strumentalizzando il dibattito sul dolore dei genitori  e che “in Italia si demonizza la cannabis e si considera parte della nostra cultura il vino”.

A leggere queste righe si prova stupore e anche un po’ di rabbia. Provo a spiegare perché.

Spero che il pensiero del Ministro Livia Turco sia stato interpretato in modo non corretto, altrimenti dovrei dedurre che la cannabis fa parte della nostra cultura, mentre il vino no. Un accostamento fuorviante perché accosta l’illegalità al vino, quando ad essere illegale è la cannabis, non il prodotto della vendemmia di una vigna.

Non so come possa essere spiegata questa tesi alle oltre 33.000 aziende vitivinicole italiane, e agli oltre 700.000 addetti, che producono vino di qualità e che fondano la loro attività su una tradizione e una cultura, questa si, che ha millenni di storia.

Qui sta lo stupore. La rabbia arriva quando si rischia di considerare una bottiglia di Brunello di Montalcino (definito il miglior vino del 2006, tra tutti i vini del mondo) alla stregua di uno spinello! Questo a me sembra davvero troppo!

Per quanto riguarda, invece, tutte le forme possibili di prevenzione che possano mettere al riparo da disastri come quelli che hanno coinvolto l’autista del pullman, non possiamo che trovarci d’accordo.
Purtroppo, oggi, si fa troppa poca prevenzione, soprattutto tra i giovani, e la strada più breve che spesso si intraprende è quella del proibizionismo, che però non sembra essere efficace.

Quello che non è accettabile è che ogni volta che succede un tragico fatto, il vino sia chiamato in causa, come se fosse fonte di tutti i mali della nostra società contemporanea!

Si parla di acool e si pensa subito al vino, quando è statisticamente dimostrato che il vino non è al centro dello sballo di molti giovani nei fine settimana!

La domanda da porsi, invece, è perché si cerca questo sballo, quali sono le cause che inducono i giovani ad esagerare nei consumi di droghe, ancorché definite leggere, o perché decidono di ubriacarsi. L’alcol e la droga, paradossalmente, non sono la causa del male ma lo strumento.

Il vino è un prodotto di successo; rappresenta l’identità italiana nel mondo e il suo legame con il territorio costituisce il valore aggiunto che proprio ne determina questo successo.

Ricordo che in questi anni l’Associazione nazionale Città del Vino ha lavorato molto - soprattutto tra i giovani  - per la diffusione della cultura del vino, una cultura che non nasce certo all’improvviso, ma che trae sostegno dalla storia del nostro Paese.

In questo momento siamo riuniti a Riva del Garda in occasione degli “Stati Generali delle Strade del Vino e dei Sapori”, per discutere, oggi e domani, delle straordinarie opportunità offerte al nostro Paese dal turismo enogastronomico e dalle attività delle tante Strade del Vino che stanno organizzando una originale offerta turistica di qualità.

Molti territori italiani, oggi, proprio grazie al vino, possono porsi come modelli di sviluppo sostenibile, diffondendo nel mondo l’immagine migliore del nostro Paese. Da una nostra ricerca, poi, risulta in modo evidente che i territori delle oltre nostre Città associate rappresentano i luoghi dove si vive meglio, dove l’ambiente è più curato, dove è cresciuta l’occupazione e si sono incrementate le strutture ricettive di tipo rurale, dove sono state costruite meno nuove case ma dove il recupero edilizio è praticato grazie anche all’adozione di pani regolatori che salvaguardano l’identità del territorio e il suo rapporto proprio con la coltura - e la cultura - del vino. I paesaggi vitati italiani sono tra i più celebrati al mondo.

La cultura del vino, dunque, è strettamente collegata alle storie dei territori, e l’Italia rappresenta un caso unico al mondo in fatto di cultura del vino, intesa come espressione del lavoro di intere generazioni e comunità, e non può essere confusa con la diffusione di altre bevande che nulla hanno a che vedere con la nostra storia e la nostra tradizione.

Molto resta ancora da fare per educare al bere moderato e consapevole, nella convinzione che non servano generiche campagne proibizioniste, ma che invece occorrano serie campagne educative; è per questo che invece apprezziamo convinti il programma “Guadagnare salute” che invece dimostra di andare proprio nella giusta direzione: educare e informare per rendere consapevoli; oltretutto nel programma il vino è considerato una componente fondamentale della dieta mediterranea, e sono ormai più che noti i benefici effetti sulla salute dell’uomo di molte delle sue componenti, se consumato sempre con moderazione.

Resta il rammarico per una tragedia che doveva essere evitata. L’autista non doveva né bere né fumare cannabis prima di mettersi alla guida del pullman. Ma in tutto questo il vino che c’entra?

 

Un cordiale saluto

 

Valentino Valentini
Presidente Associazione nazionale Città del Vino

 

Comunicato stampa dell’11 maggio 2007 

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