Giornata Mondiale della Pasta - X edizione

Pesa aumento prezzi materie prime

MILANO (Reuters) - L’industria italiana della pasta è leader mondiale per livelli produttivi e quote di esportazione, anche se il notevole aumento dei prezzi delle materie prime rischia di compromettere l’equilibrio economico del settore.

E’ quanto emerge da una serie di studi diffusi da Unipi, l’unione industriali pastai italiani alla vigilia della decima edizione del “World pasta day”, che si terrà il prossimo 25 ottobre a Città del Messico, e a cui parteciperanno 300 delegati dei principali Paesi produttori e consumatori di pasta.

Dal 1998, la produzione italiana di pasta ha registrato un balzo dell’80% passando dai 6,4 milioni di tonnellate di allora agli 11,7 milioni di tonnellate prodotti nel 2006, rispondendo a un incremento medio del consumo di circa 500 grammi pro capite annui.

Tuttavia l’aumento del prezzo del grano duro di circa il 140% rispetto allo scorso anno ha messo seriamente in difficoltà l’industria della pasta.

In Italia nel 2006 — con 150 i pastifici attivi e 8.300 addetti — il settore ha raggiunto un fatturato di 3.520 milioni di euro, dei quali 2.220 assicurati dal mercato interno mentre il consumo pro-capite annuo, il più alto al mondo, è stato di circa 28 kg.

“Per garantire questa nostra posizione di leadership mondiale, il fabbisogno di grano duro annuo supera i 5 milioni di tonnellate, trasformando l’Italia nel principale Paese importatore di frumento - destinato all’alimentazione umana. Purtroppo in un quadro di successi internazionali, esistono dei problemi strutturali, aggravati dalla crisi sopraggiunta in seguito all’esorbitante aumento dei prezzi delle materie prime”, si legge in una nota dell’Unipi.

A livello internazionale, i Paesi europei restano leader — grazie soprattutto al ruolo dell’Italia — garantendo il 39% della produzione totale, seguiti dal Sud America (22%), dal Nord America (19%), dagli altri Paesi del continente europeo (13%), dall’Africa (4,4%), dall’Asia (2,1%), dall’Australia (0,4%) e dal medio Oriente (0,2%).

Ma confrontando i risultati di due distinte classifiche - su quali sono i Paesi leader per produzione e consumi - emerge che l’Italia è al primo posto, seguita dagli Usa, dal Venezuela e poi tutti a pari punti, da Grecia, Argentina e Perù. Mentre chiudono la classifica Francia, Russia, Germania e Brasile

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