
Ci sono cose che nascono quasi per caso e poi diventano dei capolavori, nel loro genere. È un po’ quanto accaduto al Pane di Terni, meraviglioso e apprezzatissimo prodotto che deve la sua origine a una singolare forma di protesta.
Lo Stato Pontificio aveva applicato l’ennesima pesantissima tassa, questa volta sul sale. E i fornai di Terni, stanchi di essere dissanguati dai continui balzelli che venivano loro imposti, decisero che avrebbero preparato il pane senza utilizzare il “prezioso” ingrediente.
Ed è così che, da una sorta di rimedio contro l’avidità dei potenti di allora, vede la luce uno dei pani più conosciuti e apprezzati d’Italia. Un pane la cui caratteristica principale è proprio quella di essere privo di sale e quindi perfetto per esaltare i sapori dei cibi che accompagna, senza coprirli con la propria sapidità. Essenzialmente per questo motivo amatissimo, tra gli altri, da chi degusta professionalmente vino e quindi desidera mantenere le proprie papille gustative “isolate” da altri gusti. Ma i fans del Pane di Terni sono davvero numerosi come attestano i ca. 3.500.000 kg prodotti ogni anno e che vanno a nobilitare con la loro fragranza le tavole degli Italiani, con una particolare attenzione per le regioni del centro.
Ma è soprattutto la Capitale il mercato più importante per il Pane di Terni.
“Quello tra il nostro pane e i Romani - puntualizza Albano Agabiti, Presidente del Gal ternano - è un rapporto che dura da molti anni. Intere generazioni sono venute su mangiando il Pane di Terni ed è proprio per questo che la Flaminia, la strada consolare che congiunge Terni a Roma, potrebbe essere tranquillamente ribattezzata la Via del Pane”.
E in effetti sono davvero molti gli esercizi commerciali capitolini che propongono il Pane di Terni. E questo nonostante qualcuno sia giunto ad affermare che in realtà, ai giorni nostri, è impossibile trovare questo prodotto perché in pratica la grande richiesta dello stesso porterebbe alla proposizione di un pane che non risponde alle regole.
“È assurdo anche il solo pensarlo - risponde sempre Agabiti che poi sciorina dati difficilmente confutabili - Nella Provincia di Terni contiamo circa 100 licenze di panificazione che garantiscono una produzione potenziale che nelle 24 ore raggiunge i 4.546 quintali. Questo significa che possiamo soddisfare una richiesta anche superiore a quella attuale”.
E allora impariamo a conoscerlo meglio questo fragrante tesoro. Intanto sottolineando che gode di una lievitazione “di pane in pane”, vale a dire pasta del giorno prima che viene tenuta a lievitare per il giorno dopo, secondo quella che è una tradizione antica e tuttora rispettata. Quindi il pane prende forma, con le sue dimensioni standard, filone da 1 kg e pagnotta da 500gr.
E quindi in forno, alcuni dei quali di secolare tradizione, per una sana cottura a legna che regalerà fragranza e colore al nostro protagonista.
Un protagonista che è ancora in attesa di ricevere la tanto sospirata certificazione DOP.
“È evidente che ottenere il marchio di certificazione per il nostro pane è di fondamentale importanza per tutto il territorio – conclude Albano Agabiti – È infatti nostra ferma intenzione fare di questo nostro prodotto il simbolo di un’area da sempre vocata alla genuinità e qualità dei prodotti”.
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Anna Russo








