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Intervista al professor Paolo Manzelli

In onda alle ore 1:00 del 18 novembre su Rai Radio 2

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

1) Che cosa “sente” un bambino prima ancora di nascere?

 

La vita prenatale è fondamentale nell’appredimento, in particolare dopo 10 settimane, e il nascituro ha una predilezione all’apprendimento del suono.

 

Nel mondo intrauterino, infatti, il liquido amniotico permette di trasmettere assai rapidamene i suoni, così che al V mese l’esercizio di attivazione dei canali sensoriali attivi che correlano sonorità e movimento sono già sufficentemente maturati da riconoscere e ricercare la voce della madre.

 

La maturazione psichica tramite il suono permette peranto lo sviluppo dei circuiti cerebrali che si esercitano come pre-immaginazione cosciente nonché come apprendimento onirico durante il sogno dell’infante.

 

Vedi, ad es: http://www.viveremeglio.org/0_volumi/la_vita_prenatale.pdf

 

 

2) Ci può spiegare - in termini semplicissimi - che cosa succede nel cervello quando ascoltiamo un suono?

 

Da quando la Risonanza magnetica funzionale ci ha permesso di osservare il cervello come sistema interattivo di apprendimento abbiamo iniziato a comprendere che il cervello è un attivo analizzatore di frequenze udibili e ciò significa che non solo riceve vibrazioni dal mondo esterno, ma che produce attivamente dei suoni per cercare di distinguere similitudini e differenze rispetto a quanto è stato già memorizato dal proprio sistema di apprendimento mnemonico.

Un’alterazione di tale produzione attiva di suoni induce la membrana auricolare a vibrare in modo anomalo così che sentiamo un tedioso fischio nell’orecchio detto acufene.

Pertanto il suono che ascoltiamo è ciò che viene generato interattivamente dall’attività selettiva e risonante del cervello e le vibrazioni esterne. Tale interazione avvienne nel quadro delle sincronizzazioni possibili con le frequenze udibili tra 20 e 20.000 Hz (Cicli/sec).

Quindi il cervello va cercando attivamente le vibrazioni e le trasforma in sensazoni sonore tramite un processo di riconoscimento mnemonico.

 

Nel mondo esterno infatti non ci sono suoni ma solo vibrazioni che il cervello interpreta come sensazioni sonore.

 

Infatti possiamo notare che il bambino va cercando le sonorità della voce materna così come l’uomo, più in generale, cerca di significare tra tutte le sonorità dell’ambiente quelle della voce umana preferendo, ad es., alla musica strumentale il canto di un cantante.

Musica e memoria: http://www.descrittiva.it/calip/dna/musica.htm

 

 

3) Ci sono suoni piacevoli e suoni spiacevoli, irritanti. Così come c’è buona musica, dotata di armonia, e musica martellante. Quali sono le conseguenze degli uni e delle altre?

Come conseguenza della ricerca attiva di sonorità piacevoli, alcuni elementi musicali incrementano le abilità cognitive ed altri tendono ad inibirle.

 

Infatti il suono viene significato sia dall’emisfero sinistro che da quello destro e rispettivamente essi trovano sinergie con sonoritaà ritmiche ed armoniche.

 

Alcuni ricercatori dal 1993 hanno messo in evidenza il cosiddetto effetto Mozart: l’ascolto delle musiche del celeberrimo compositore austriaco influenza l’organismo modificando lo stato emotivo, fisico e mentale in modo tale da rafforzare i processi creativi dell’emisfero destro.

Certamente saper ascoltare buona musica influisce sul modo in cui percepiamo lo spazio-tempo e ciò conduce ragionevolmente a favorire le capacità di apprendimento.

 

Le alte sonorità martellanti delle moderne discoteche, al limite della udibilità e prive di sinergie tra ritmi ed armonie, tendono inesorabilmente a favorire lo sballo della mente dei giovani, che purtroppo inconsciamente ne subiscono la innaturale pressione.

 

http://blog.scuolaer.it/messaggio.aspx?IDBlog=172&IDMsg=2376

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