
Foto Sigrid Verbert
Il GVCI, Gruppo Virtuale Cuochi Italiani, l’organizzazione di cuochi italiani guidata da Mario Caramella e che ha come presidente onorario Rosario Scarpato, promuove il 17 gennaio prossimo la Giornata internazionale della cucina italiana e prende come simbolo la carbonara, piatto tra i più noti, copiati e tra i più storpiati.
Quel giorno in tutto il mondo i cuochi italiani cucinernno la carbonara come Dio comanda, cioè secondo la ricetta originale.
Anche alla Città del gusto giovedì 17 gennaio serviremo la carbonara.
Cucinatela anche voi a casa e ordinatela in trattoria e al ristorante.
Il GVCI sta facendo un grande lavoro per affermare la cucina italiana nel mondo e molti dei suoi soci sono, come si puà vedere dal sito, protagonisti con i loro ristoranti nelle principali città del mondo.
La ricetta della carbonara secondo Anna Gosetti della Salda, Le ricette regionali italiane, edizione Solares
Per 4 persone:
spaghetti gr 400
guanciale gr 100
3 uova
due cucchiaiate di parmigiano grattuggiato
due cucchiaiate di pecorino grattuggiato
pochissimo burro o olio d’oliva
aglio - sale - pepe nero
Tagliare il guanciale a dadolini e farlo soffriggere in un largo tegame con poco olio d’oliva (o burro); unire uno spicchio d’aglio schiacciato e levarlo quando sarà ben rosolato.
Rompere le tre uova intere in un piatto e sbatterle bene. Porre sul fuoco una pentola con abbondante acqua salata e quando alzerà il bollore lessare gli spaghetti. Scolarli un poco al dente e versarli nel tegame dove soffrigge il guanciale, mescolare, levare il recipiente dal fuoco, aggiungere le uova sbattute, un pizzicone di pepe nero, una cucchiaiata di parmigiano e una di pecorino.
Rimestare, affinché le uova si trasformino in una fluida crema gialla. Unire quindi il rimanente formaggio, mescolare e servire in piatti caldi.
È questo uno dei più famosi piatti della cucina popolare.
Si chiama alla carbonara perché costituiva il piatto base dei boscaioli che si recavano nell’Appennino a far carbone di legna; essi cucinavano delle penne non degli spaghetti, forse perché nel rimescolamento la pasta si amalgamava meglio al condimento.
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Anna Russo









