L’importanza dei termovalorizzatori per smaltire i rifiuti

Educazione ambientale: solo la presenza di impianti di trattamento termico dei rifiuti consente di avviare quel ciclo virtuoso che permette il recupero di materia (riciclaggio) e di energia.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Bisogna sapere che solo la presenza di impianti di trattamento termico dei rifiuti consente di avviare quel ciclo virtuoso che permette il recupero di materia (riciclaggio) e di energia, e che proprio dove ci sono più termovalorizzatori si sviluppa meglio la raccolta differenziata, che è la base del riciclaggio (in Europa, Danimarca e Germania; in Italia, Lombardia ed Emilia Romagna).

 

I termovalorizzatori sono impianti che bruciano i rifiuti per ottenere energia: essi rappresentano una risorsa che non bisogna trascurare in una società come la nostra che produce enormi quantità di immondizia. Essi permettono il recupero di energia sfruttando l’immondizia destinata alle discariche, immettendo peraltro in atmosfera livelli di gas inquinanti entro i parametri imposti dalla legge. La perfetta manutenzione di questi impianti li rende meno inquinanti di alcune fabbriche. Essi rappresentano un sistema di cogenerazione (produzione di calore ed elettricità) ed hanno lo stesso principio di funzionamento dei camini, solo che anziché ardere legna, sono alimentati con i materiali tratti con la raccolta differenziata dei rifiuti che si possono bruciare efficacemente per produrre calore, che si può immettere direttamente in rete o utilizzare per muovere delle turbine e produrre energia elettrica, la cogenerazione appunto.

 

I termovalorizzatori, come i camini, producono ceneri che tuttavia sono meno ingombranti rispetto alla quantità di immondizia portata all’impianto e sono più facilmente smaltibili delle enormi quantità di rifiuti lasciate a marcire nelle discariche: si pensi che la parte non inquinante di queste ceneri viene utilizzata per ottenere materiali da costruzione.

 

Per far funzionare un termovalorizzatore bisogna prima operare una differenziazione dei rifiuti da parte dei cittadini negli appositi contenitori, dopodichè vi sono due possibilità di trattamento: la prima è quella di avviarli direttamente all’impianto e la seconda, tecnologicamente più avanzata, consiste nel pre-trattamento attraverso lo sminuzzamento e l’essiccazione per alleggerirne dimensioni, peso e umidità e, quindi, poterli bruciare meglio. Questa seconda soluzione rappresenta il principio di funzionamento degli impianti di ultima generazione.

 

I gas prodotti dalla combustione dei rifiuti, se liberati nell’atmosfera così come sono, potrebbero inquinare l’ambiente; i termovalorizzatori, grazie a nuovi filtri che li depurano, scaricano all’esterno quantità irrisorie di ossido e monossido di carbonio. La legge, tuttavia, ha imposto limiti severi e molto restrittivi rispetto alle emissioni inquinanti dei termovalorizzatori.

 

In questi ultimi tempi si parla molto del problema diossina; ebbene, questa sostanza inquinante, secondo alcune ipotesi, sembrerebbe prodotta esclusivamente dai termovalorizzatori. La realtà è diversa: gli impianti di termovalorizzazione dei rifiuti sono responsabili solo di una piccola percentuale del totale delle diossine immesse nell’ambiente dall’insieme delle fabbriche e delle lavorazioni industriali, per cui le tecnologie di questi impianti si traducono in un beneficio (aria pulita), nonchè in fonte di energia elettrica e termica per le famiglie. Basti pensare che dalla termovalorizzazione di un chilogrammo di rifiuti si ottiene energia elettrica tale da poter far funzionare vari elettrodomestici per un po’ di tempo: un phon (24 minuti), una lavatrice (più di 20 minuti), un frigorifero (2h e 52’), un televisore (5 h e 45’), un forno (circa 22 minuti), un ferro da stiro (circa 43 minuti), un computer (5h e 45’), una luce da 100W (4h e 12’); inoltre, si ottiene un quantitativo di energia tale da permettere circa 8 docce calde, della durata di 3 minuti ciascuna, a una temperatura di 32,5°C, risparmiando notevolmente.

 

 


Considerazioni

Purtroppo, spesso, si tende ad affrontare il problema dello smaltimento dei rifiuti in modo istintivo, non pensando alla scelta più razionale. I termovalorizzatori attuali, rispetto a quelli di dieci anni fa per esempio, garantiscono alte prestazioni e inquinano meno. Se non bruciamo i rifiuti, e abbiamo detto che possono rappresentare una buona fonte energetica, essi finiscono comunque nelle discariche. I termovalorizzatori rappresentano quindi una risorsa e non un danno, sia per l’economia che per l’ambiente: con il loro utilizzo si può recuperare in energia il 60-70% dei rifiuti.

 

Non vi è dubbio che è utile raccogliere separatamente le frazioni che trovano un valido riutilizzo: in primo luogo l’alluminio, per il quale c’è un notevole vantaggio economico ed energetico; poi il vetro e la carta, almeno fino ai livelli che ne rendono conveniente il riciclo. Come pure è meglio che al recupero energetico vada solo ciò che brucia meglio:

 


infatti, i rifiuti ricchi d’acqua, quali i residui di cibo e verdure, abbassando il potere calorifico rendono meno conveniente il recupero energetico. La raccolta separata della frazione umida potrebbe destinarsi alla produzione di biogas e ammendante, con ulteriori vantaggi. In alternativa, il suo potere calorifico potrebbe facilmente essere elevato mediante miscelazione con residui ad alto potere calorico.

 


In tutti i Paesi virtuosi si effettuano raccolte separate che consentono l’ottenimento di un rifiuto combustibile adatto ad alimentare un bruciatore; questo è particolarmente importante perché se il rifiuto brucia ad alta temperatura non si formano le famigerate diossine, e ciò rende meno oneroso il pur sempre indispensabile trattamento dei fumi.

 


 

Conclusioni


Questo percorso è trasparente ma anche virtuoso perché più comunità potranno beneficiare del teleriscaldamento, di agevolazioni fiscali e della riduzione delle tasse di smaltimento dei rifiuti. In futuro si dovrà tendere ad aumentare la raccolta differenziata dell’umido e sviluppare nuove tecnologie per il recupero completo del vetro. Quindi, per affrontare e risolvere il problema dei rifiuti, si deve coniugare il consenso dei cittadini col decisionismo, in risposta alle politiche dei presunti danni all’ambiente.

 

Alfredo Manzella

Ricerche e Orientamento ai Consumi

 

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