Best seller e film contro il fast food - «Rovina l’America»

(Corriere della Sera) Cibo. L’idea: una tassa simile a quella sul tabacco. «Time»: danni a salute e sviluppo. Il tema ha scomodato filosofi e scrittori, da Claude Lévi-Strauss, secon­do il[...]

fast food (Corriere della Sera) Cibo. L’idea: una tassa simile a quella sul tabacco. «Time»: danni a salute e sviluppo.

Il tema ha scomodato filosofi e scrittori, da Claude Lévi-Strauss, secon­do il quale «la civiltà è il pro­cesso di trasformazione dal crudo al cotto, dalla natura alla cultura», a Woody Allen, che in Amore e guerra racconta co­me, in fondo, «la natura non è altro che un grande ristoran­te». Ma nell’America di Obama il «dilemma dell’onnivoro» - che cosa mangiare e perché, per citare il titolo del bestseller di Michael Pollan tradotto in Italia da Adelphi - non è più un problema solo d’élite.

La riforma della sanità avan­zata dal presidente americano Barack Obama e osteggiata quasi all’unanimità dai repub­blicani in quanto «antiliberi­sta», ha fatto riesplodere nel Paese il dibattito sugli effetti devastanti del fast food per la salute pubblica di 300 milioni di americani. «Tutta colpa del­l’industria agroalimentare americana», punta il dito Br­yan Walsh in un feroce servi­zio di copertina su Time , dove accusa i colossi quali McDo­nald e General Mills di «aver sacrificato sull’altare del profit­to la salute delle persone, degli animali e dell’ambiente».

Nel mirino dell’autorevole settimanale: le monocolture sempre più tossiche della Corn Belt, la «cintura del granotur­co» situata nel cuore dell’Ame­rica (oltre un quarto dei 45mi­la prodotti in vendita nei su­permercati Usa contiene mais, inclusi gli articoli non alimen­tari). E i feedlot , le sterminate fabbriche della carne dove i ca­pi di bestiame ad ingrasso, ar­ruolati nella battaglia per lo smaltimento del surplus di mais americano, sono costretti (come del resto i salmoni e le altre specie da allevamento) a trasformarsi in mangiatori di cereali, con gravi danni per la loro salute, quella del suolo e alla fine quella di chi li man­gia.

Più che fast food, insomma, l’alimentazione degli america­ni è sempre più bad food, noci­va. «L’aspetto peggiore è forse proprio questo», teorizza Wal­sh, «il cibo oggi è pericoloso». Nella loro breve storia dal Do­poguerra a oggi, i feedlot han­no giù causato un bel po’ di problemi ambientali e sanitari, tra cui inquinamento di aria e acqua, scorie tossiche e intro­duzione di nuovi agenti pato­geni pericolosi (dalla salmonel­losi all’Escherichia coli) che hanno trasformato l’hambur­ger con patatine in un piatto potenzialmente letale.

E se tutto ciò non bastasse, l’obesità continua a costare 147 miliardi di dollari all’anno in spese sanitarie, uccidendo oltre 100 mila persone ogni 12 mesi. Tanto che la maggioran­za degli americani vorrebbe tassare il junk food , proprio co­me il tabacco. Secondo un son­daggio pubblicato dal Los An­geles Times sarebbe a favore il 55% degli intervistati dall’auto­revole Kaiser Family Founda­tion. Per fermare l’epidemia si pensa di tassare snack, soda e tutti gli alimenti e le bevande ad alto tasso calorico e di bas­so valore nutrizionale. «I van­taggi sarebbero anche econo­mici», spiegano gli esperti: «Con una tassazione pari al 10% dei junk food , nelle casse statali Usa entrerebbero più di 500 miliardi di dollari».

Il dibattito sul futuro della tavola americana ha finito per coinvolgere tutti, ricchi e pove­ri, intellettuali della East Coast e registi hollywoodiani. Dopo i recenti best seller di Michael Pollan e Marion Nestle, (rispet­tivamente: In difesa del cibo e What to Eat), la food-ma­nia ha finito per contagiare persino uno scrittore «puro» come Jonathan Foer. Il suo nuovo libro Eating Animals, (in uscita da Little Brown a novembre, in Italia sarà pub­blicato da Guanda in primave­ra) è una difesa del vegetariani­smo. E grazie al successo nelle sale del film Julie and Julia in cui Meryl Streep interpreta il ruolo di Julia Child, i libri della guru culinaria scomparsa 5 an­ni fa sono svettati in cima alla classifica dei best-seller, ria­prendo il dibattito sull’uso e abuso di burro, uova e bacon in cucina.

Alessandra Farkas

Fonte: Greenplanet.net

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