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I marchi dell’italian lifestyle sempre più sulle tavole straniere

In un periodo difficile per l’economia, sono numerose le eccellenze che l’Italia può vantare nel comparto agroalimentare.


Non solo i grandi nomi legati al mercato della pasta e del caffè, ma anche consorzi e cooperative, che hanno saputo unire le forze per affrontare il mercato globalizzato. In un periodo difficile per l’economia, sono numerose le eccellenze che l’Italia può vantare nel comparto agroalimentare. Tanto che gli ultimi dati diffusi dall’Ismea indicano una buona capacità di tenuta del settore: secondo le stime, il primo trimestre del 2010 si dovrebbe essere chiuso con esportazioni in crescita dell’1,4% rispetto allo stesso periodo del 2009. Dati che giungono dopo un 2009 che ha visto il comparto agroalimentare limitare le perdite sul fronte delle esportazioni al 7%, a fronte del -21,4% registrato dall’economia italiana nel suo insieme.

La maggior parte dei grandi brand italiani ha saputo tenere botta alla crisi puntando proprio sul contributo dell’export. “Non ha più senso muoversi in una prospettiva solo nazionale, ma occorre sapersi adeguare ai mutamenti della domanda, oggi più forte in paesi a lungo trascurati dalle aziende italiane”, riflette Andrea Illy, presidente e amministratore delegato di Illycaffè, gruppo presente in 140 paesi. “Anche durante la crisi abbiamo continuato a investire, nella consapevolezza che ormai il caffè non costituisce più una commodity, ma un prodotto con una spiccata segmentazione in base alla qualità”.

I dati di mercato evidenziano che negli ultimi il segmento migliore è stato quello premium, trainato proprio dalla forza dell’espresso italiano. “Questo segmento richiede un elevato contenuto di servizio e investimenti continui nell’innovazione di prodotto e nella formazione delle risorse umane”, aggiunge l’amministratore delegato di Illycaffè che ha chiuso il 2009 con un fatturato consolidato di 283,4 milioni di euro, in crescita dell’1,2% rispetto al 2008, con il 55% delle vendite realizzato all’estero.

“La ricetta per restare competitivi è nella capacità di conquistare nuovi mercati, pur mantenendosi fedeli alla tipologia di produzione che ha reso celebre l’azienda”, dice Matteo Lunelli, amministratore delegato Lunelli spa, holding delle Cantine Ferrari. E spiega: “Per ottenere questo occorrono investimenti continui in qualità e una capacità di comunicare il prodotto anche nei paesi che hanno minore dimestichezza con lo spumante”. Per il gruppo che esporta all’incirca il 50% del metodo classico che varca i confini italiani, i mercati più promettenti sono Stati Uniti, Russia, Giappone e Germania. Intorno a Cantine Ferrari si è formato negli anni un distretto delle bollicine, che ha dato vita al Trento Doc, prima denominazione di origine controllata degli spumanti metodo classico riconosciuta in Italia e seconda al mondo dopo la champagne.

Se i grandi gruppi hanno la solidità necessaria per continuare a investire anche nei momenti di difficoltà, lo stesso non sempre vale per le pmi. A difendersi meglio sono le realtà che hanno saputo costruire una rete di produttori, seguendo l’intera filiera fino alla tavola… …Anche nel vino, l’unione fa la forza. Gruppo italiano vini, cooperativa di secondo livello, dopo la fusione con Cantine riunite-Civ Modena ha dato vita a un gigante, quinto in Europa, tra i primi dieci nel mondo. Presente in dieci regioni italiane con 14 cantine, tutte di proprietà. “Puntiamo a coniugare le qualità della piccola cantina con i vantaggi e la forza organizzativa di una grande azienda”, spiega il presidente Corrado Casoli, “coprendo tutta la catena che va dai produttori alla vendita”. Giv ha chiuso il 2009 con 304 milioni di fatturato consolidato e 90 milioni di bottiglie.

E punta ora sull’estero. “Stiamo crescendo sui mercati internazionali attraverso una rete di agenzie presenti nei principali paesi di consumo”, sottolinea Casoli, secondo il quale il futuro dell’agroalimentare italiano sarà inevitabilmente nella “crescita dimensionale, con la necessità di azionare le leve della comunicazione, per far emergere il valore aggiunto di una produzione di eccellenza”.

Luigi Dell’Olio
www.repubblica.it

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