

C’è un frutto rotondetto,
di farina ne ha un sacchetto,
se lo mangi non si lagna:
questo frutto è la castagna.
La castagna è proprio buona,
è lucente, un po’ birbona:
giù dal riccio schizza via:
se ti coglie, mamma mia!
La castagna in acqua cotta
prende il nome di ballotta;
arrostita e profumata
prende il nome di bruciata.
Se la macini è farina
dolce, fine, leggerina:
se la impasto cosa faccio?
Un fragrante castagnaccio!
Frutto tipicamente autunnale, la castagna prende il suo nome da quello di un’antica città della Tessaglia, regione settentrionale della Grecia, che sorgeva al centro di estesi castagneti.
Una volta le castagne erano chiamate “pane d’albero”, e costituivano una risorsa insostituibile per i contadini e per gli abitanti delle zone montane: ricche di zuccheri, grassi, proteine, fibre, vitamine e sali minerali (in particolare il potassio), con grande valore calorico, sono nutrienti, facilmente digeribili e hanno proprietà energetiche, rimineralizzanti, toniche muscolari e venose, antianemiche ed antisettiche.
La castanicoltura da frutto ebbe un grande impulso nel Medioevo per volere della contessa Matilde di Canossa: la raccolta delle castagne e la castagnata hanno sempre rappresentato occasioni di aggregazione e di festa popolare.
Le castagne sono i semi del castagno e sono contenute, di solito in numero di tre, nel riccio, il frutto ricoperto di aculei, risultato della trasformazione delle squame protettive del fiore.
Si distinguono in castagne domestiche o comuni e marroni: le prime sono più piccole, con buccia cuoiosa di colore marrone intenso e forma schiacciata; i secondi, utilizzati soprattutto in pasticceria, sono cuoriformi, di dimensioni maggiori, con buccia bruno rossiccia striata e pellicola interna che si stacca completamente.
L’impollinazione della pianta avviene grazie ad insetti coleotteri ed api e se ne ricava il Miele di castagno: liquido, con una colorazione marrone più o meno scura, dal gusto amaro e forte e dall’ odore persistente.
Le castagne vengono utilizzate fresche, sotto forma di sfarinato e secche.
Molte sono le ricette a base di tale frutto: castagnaccio, minestra di riso, castagne e latte, calciuni (dolcetti fritti a base con rhum, cioccolato e cannella), gnocchi di farina di castagne, cosciotto di cinghiale con le castagne, pollo ripieno di castagne arrosto, Monte Bianco, marron glacé. Accompagnano piatti di selvaggina e di pollame e si possono consumare come contorno.
Mature e ben cotte sono molto efficaci nelle astenie fisiche ed intellettuali.
Ottime per anemici, anziani, bambini, convalescenti.
Curative per varici, emorroidi, contro i reumatismi cronici e l’invecchiamento della pelle.
Il Museo del castagno si può visitare presso Località Colognora, Val di Roggio, in provincia di Lucca.

Anna Russo








