
Bologna, 29 settembre 2010 – “Aumentare la produzione e qualificare l’offerta. È questa la strada obbligata per il comparto cerealicolo nazionale, che passa attraverso una sola parola d’ordine: l’organizzazione economica del settore, indispensabile per contrastare le crisi di mercato e migliorare le strategie commerciali”.
Lo ha dichiarato il presidente di Fedagri-Confcooperative Maurizio Gardini nel corso di un incontro tra le cooperative cerealicole del centro-nord svoltosi oggi a Bologna.
“Le proiezioni di mercato di lungo periodo prevedono un crescente deficit produttivo – ha proseguito Gardini – ed è per questo che il nostro Paese è obbligato a produrre di più. Fedagri è pronta a fare la sua parte attraverso cooperative sempre più forti e sempre più grandi, chiamate ad aumentare quantitativi prodotti e capacità di stoccaggio e a spingere sull’acceleratore dell’innovazione di prodotto e di processo”.
“Aumentare la produzione non vuol dire però – ha precisato Gardini – produrre ciecamente senza programmazione e senza strategie. È importante anche come si produce e come si fa lo stoccaggio del prodotto: per stipulare grandi contratti di fornitura con l’industria è infatti imprescindibile realizzare una piena ed efficace tracciabilità quantitativa, qualitativa e sanitaria dei lotti di materia prima che vengono stoccati. È la tracciabilità il punto di partenza per qualificare l’offerta nazionale cerealicola”.
I numeri del settore cerealicolo: l’Italia nel mercato globale.
Nel mondo si producono mediamente 650 milioni di tonnellate di frumento, 150 milioni di tonnellate di mais e 150 di orzo. Rispetto a questi numeri, l’Italia – che produce circa 8-9 milioni di ton di frumento, 9-10 milioni di mais e 1,3-1,5 milioni di ton di orzo – si colloca al 2-3% della produzione mondiale e al 4/5% di quella europea (eccezione per il grano duro dove rappresenta circa il 33-35% della produzione europea).
Una offerta del tutto deficitaria rispetto alla domanda, al punto che importiamo il 40% del fabbisogno del frumento duro (2,5 milioni di tonnellate ogni anno) e oltre il 60% di quello tenero (quasi 5 milioni di ton). Il mais è l’unico settore dove non dipendiamo dall’import ma nel quale si può fare molto per qualificare l’offerta soprattutto dal punto di vista sanitario.
Ufficio Stampa Fedagri-Confcooperative
Alina Fiordellisi
fiordellisi.a@confcooperative.it
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Anna Russo








