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I Racconti di Re Kheope - Il papiro Westcar

Novità mondiale! - Ricostruzione delle parti originariamente mancanti a cura di Marco E Chioffi e Giuliana Rigamonti.

La narrazione letteraria in questione, ben conosciuta dagli egittologi, ci è pervenuta in un unico esemplare, abitualmente detta “papiro Westcar”.Si tratta di un papiro di 1,69 x 0,33metri, portato dall’Egitto nel 1824 dal viaggiatore collezionista Henry Westcar, successivamente dato all’egittologo R. Lespius nel 1838 e dal 1886 conservato al Museo di Berlino (n. P. 3033)

Questi piacevoli racconti narrano delle “ meraviglie “ di un passato favoloso, risalente a circa sette secoli prima della loro stesura, nel tardo Medio Regno. I Racconti, componenti un ciclo di cinque storie all’interno di un’unica struttura compositiva, riguardano re Kheope (IV Dinastia, 2652 – 2510 a.C. ca.), il costruttore della Grande Piramide a Giza, e la nascita dei re che gli sono succeduti.
Del primo racconto ci è pervenuta solo la parte terminale, costituita peraltro da pochissime parole, il secondo è lacunoso, il terzo ed il quarto sono invece completi. L’ultimo, però, pur presentandosi ampio e ricco per le vicende descritte, termina bruscamente, venendo meno allo schema narrativo dell’epoca e soprattutto all’ impostazione dei racconti precedenti.
L’origine della V Dinastia (2510 – 2460 a.C. ca.) è ricostruita in modo difforme rispetto alla realtà storica anche se l’importanza del culto solare, accresciuta e diffusasi proprio in quel periodo, è un buon supporto per il ruolo di Ra nel quinto racconto. Infatti il ritratto di Kheope riflette il modo di pensare del Medio Regno piuttosto che quello del periodo in cui il re ha vissuto.
Ai lettori viene descritta la noia che opprimeva la vita quotidiana presso la Corte di Sneferu e di Kheope e queste storie sono un colto espediente per alleggerire la pesante situazione. La narrazione di questi fatti diventa fonte di spensieratezza poiché la sequenza degli eventi crea un certo pathos ed una frizzante attesa.
Si pensa che il racconto, di cui si ipotizza la perdita di circa 70 righe iniziali, cominciasse con:

C’era una volta il re delle Due Terre, Kheope, giusto di voce….

questo re che passava da una stanza all’altra del suo palazzo per trovare qualche diversivo alla noia e, non avendolo trovato, convocava i suoi principi affinché lo intrattenessero. Questa è la situazione che si immagina in base all’inizio della 2° storia narrata a Kheope.
Gli episodi raccontati nella residenza di Memphis sono pressoché una parodia delle scene di corte, descritte nelle iscrizioni commemorative in cui il re è lodato mentre siede fra i suoi cortigiani.
Un principe, dunque, racconta a Kheope di un prodigio accaduto al tempo del suo antenato: re Djoser. Purtroppo, però, ci è pervenuta solo la risposta di consenso del re che, appunto, è la fine del lungo racconto perduto. Ma una sola storia non può soddisfare Kheope ed un secondo principe ne narra un’altra, similmente antica, relativa ad un adulterio. Poi un 3° principe ne propone una nuova, accaduta proprio durante il regno del padre del sovrano: Sneferu. E questa volta la “ meraviglia “ è più allegra, ma non meno bizzarra.
Ogni racconto termina con una pia e formale approvazione di Kheope che ordina offerte funebri per i re suoi predecessori e per i loro sacerdoti-maghi.
Comunque, queste esposizioni fantastiche vengono ridimensionate dal figlio del re, Hordedef, famoso nel Medio Regno per la sua cultura e più tardi riconosciuto anche come uomo molto saggio. Egli propone una “ meraviglia “ che Kheope in persona potrà testimoniare. Questa sarà compiuta da Gedi, un uomo comune, loro contemporaneo, in grado di fare prodigi altrettanto clamorosi quanto quelli effettuati dai sacerdoti-maghi di un lontano passato.
L’incontro fra Gedi e Kheope è chiarificatore per delineare l’indole dei due personaggi: tanto il sovrano si rivela crudele, quanto il borghese è umano e consapevole delle proprie responsabilità.
Gedi, in presenza del sovrano, ha ormai compiuto tre prodigi eppure Kheope, non ancora soddisfatto, pretende che gli venga rivelato un segreto, protetto da secoli, cui neppure un re può accedere. Allora Gedi profetizza la nascita della persona che rivelerà al re ciò che egli desidera sapere e inoltre predice che tale persona spodesterà i discendenti di Kheope.
Un altro filo narrativo inizia con un cambiamento di scena ed il pubblico ascolta la più mirabile delle “meraviglie”: quella della nascita di tre figli di Ra da una donna mortale. La nascita soprannaturale era ricorrente nella dottrina egiziana secondo cui ogni re era figlio di Ra, anche se ovviamente, in questo caso, la paternità diretta di questi bambini implicherebbe piuttosto che la linea di Kheope non è la vera discendenza reale.
Questo prodigio supera anche l’età dell’oro di Sneferu con un realismo che va oltre la frivolezza sottintesa attribuita al suo regno; nei primi prodigi comparivano parodistiche allusioni al mito ed al rituale che ora sono sostituiti da un fatto reale.
C’è anche un cambio di collocazione: la scena si sposta dalla Residenza ad un mondo più ampio che include sia la Corte di Ra sia l’opera di un mago privato e si distacca dal passato fantastico verso un presente più familiare, come i bambini divini nati in un’epoca di crescenti problemi e difficoltà. A questo punto il manoscritto si interrompe.
I Racconti offrono agli ascoltatori una sequenza di episodi meravigliosi e le storie sono molto diverse da quelle dei più eleganti modelli del Racconto del Naufrago.
Lo stile semplice, lineare ed uniforme, è intervallato da rapidi dialoghi. E’ lo stile delle leggende popolari (ad esempio l’ Oasita Eloquente) in cui la chiarezza del linguaggio dà un’impressione di spontaneità ed ha il pregio di creare un’aspettativa per gli eventi successivi.
I Racconti sono senza dubbio più stuzzicanti rispetto a quelli a sfondo morale di cui la letteratura egizia è ricca. Infatti i temi sono schegge di vita quotidiana dell’epoca come l’adulterio, gli stravaganti trucchi dei giochi di prestigio dei sacerdoti-maghi o i capricci di una giovane rematrice. Inoltre presentano l’ambiguità di comportamento di una moglie, la natura di due coccodrilli magici o l’intervento di alcune dee che si manifestano sotto false spoglie.
La serie di eventi comparabili aiuta a caratterizzare i vari protagonisti le cui azioni sono descritte obiettivamente e prive di commenti espliciti.
Ad esempio la frase: jb=s Dw(=w) r x.t nb.t, e il suo cuore (di Rudgedet) triste più di ogni cosa (riga 12,21), è usata anche a proposito di Kheope (riga 9,12):
jb=f wA(=w) r Dw.t Hr=s, il suo cuore divenne triste a causa di ciò ( lett. cadde verso il male); questa analogia mette a confronto il depravato Kheope, che secondo Erodoto faceva prostituire la figlia (Erodoto, Storie, II, 126), con la rispettosa Rudgedet; ma potrebbe anche suggerire che anch’ella come Kheope, non è ineccepibile moralmente.
Un altro contrasto notevole è tratteggiato fra l’imperfetto re Kheope ed il buon Sneferu, esemplificato attraverso la figura di Gedi che costruisce un ponte fra i due regni proprio attraverso episodi paralleli.
Altri eventi minori servono a rinforzare la divergenza fra Kheope e i re divini della V Dinastia che furono venerati come gli antenati dei sovrani del Medio Regno. I testi tardi mostrano la convinzione che gli dei interromperebbero bruscamente i regni dei re empi. In questo racconto, purtroppo, ogni successiva evoluzione è meramente ipotizzabile anche se la presenza di un coccodrillo suggerisce che qualsiasi eventuale tentativo di nuocere ai bambini non avrebbe avuto seguito, perché ostacolato dal loro padre divino.
Il pubblico ben sapeva, dagli aventi storici accaduti, che ogni tentativo di Kheope di ritardare la successione al regno dei tre bambini sarebbe fallito e i Racconti possono considerarsi conclusi con la riconciliazione del sovrano con il fato della sua Dinastia, presumibilmente attraverso l’intervento di Ra o di Gedi.

Autore: Marco E. Chioffi e Giuliana Rigamonti
Pagine: 144 (Geroglifico, traduzione, traslitterazione, analisi e note grammaticali)
Editore: Duat/Egittologia.net
ISBN: 88-89309-03-2
Prezzo di copertina: 18 €

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